Che cos’è un crollo di Borsa: capire l’ondata di vendite

by VT Markets /
Oct 27, 2026
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Un crollo di Borsa è un calo improvviso e molto forte dei prezzi delle azioni su gran parte di un mercato, di solito misurato su un indice ampio. Una correzione è in genere una discesa più lenta del 10% o più rispetto a un massimo recente, mentre un crollo è più rapido e più profondo e può portare il mercato oltre la correzione fino a un mercato orso. Nessuna autorità di vigilanza fissa una soglia ufficiale per definire un “crollo”, ma gli esempi più noti sono chiari: il Dow Jones Industrial Average è sceso del 22,6% in una sola seduta il 19 ottobre 1987, e l’S&P 500 ha perso il 33,9% in 23 sedute tra il 19 febbraio e il 23 marzo 2020.

Il mercato recupera o continua a scendere? Si sono verificate entrambe le situazioni: i recuperi sono durati da circa sei mesi a 25 anni e alcuni crolli sono stati seguiti da ulteriori ribassi. Per i trader, un crollo dice meno sul “quando” e più sulla struttura: con quale velocità sono scesi i prezzi, di quanto, e che cosa sta frenando le vendite. Poiché un CFD (Contratto per Differenza: uno strumento che replica il prezzo e permette di operare senza possedere l’attività) può essere aperto sia al rialzo sia al ribasso, un mercato in calo è un contesto su cui si può prendere posizione o coprirsi (hedging: operazione che riduce una perdita potenziale). È anche un contesto in cui la leva finanziaria (operare con capitale preso a prestito) amplifica le perdite.

Punti chiave

  • Un crollo non ha una definizione ufficiale. È un modo sintetico per indicare un calo rapido e molto forte, mentre correzione (10% o più dal massimo recente) e mercato orso (20% o più) hanno soglie usate di frequente. Un crollo può attraversare entrambe in poche settimane, come ha fatto l’S&P 500 nel 2020.
  • I crolli di solito nascono da una combinazione di valutazioni troppo tirate, uso di denaro preso a prestito, panico e un evento scatenante come uno shock economico o un crollo della liquidità (capacità di comprare/vendere senza muovere troppo i prezzi).
  • Durante un crollo contano soprattutto le scelte che un trader può controllare: evitare vendite forzate, verificare i requisiti di margine (capitale minimo richiesto per tenere aperta una posizione) e non aumentare la leva per “recuperare” le perdite.
  • I CFD permettono di operare in entrambe le direzioni e possono servire a coprire un portafoglio, ma sono strumenti a leva che possono generare perdite superiori al deposito. Vendere allo scoperto con i CFD (puntare sul ribasso) è una strategia avanzata e ad alto rischio, non adatta a tutti.

Che cos’è un crollo di Borsa?

Un crollo di Borsa è una discesa rapida e molto marcata dei prezzi delle azioni su una parte ampia del mercato, di solito guidata da vendite dettate dal panico più che da un cambiamento graduale dei fondamentali (dati economici e aziendali) delle società. È diverso dal calo del titolo di una singola azienda, che può dipendere da motivi specifici di quell’impresa.

Non esiste una definizione ufficiale unica. A differenza del mercato orso, che nel glossario Investor.gov della Securities and Exchange Commission (SEC, autorità di vigilanza statunitense) è descritto come un calo del 20% o più di un indice ampio per almeno due mesi, un crollo non ha una percentuale o un limite di tempo condiviso. In pratica la parola si usa per ribassi profondi e rapidi, spesso perdite a doppia cifra in pochi giorni, e spesso per singole sedute entrate nella storia dei mercati.

Per questo le etichette cambiano: il tracollo del 1987 si è consumato in poche ore ed è chiamato “crollo”, mentre la flessione tecnologica del 2000-2002, molto più grande ma durata oltre due anni, è chiamata “mercato orso”.

Che cosa causa un crollo di Borsa?

I crolli raramente hanno una sola causa. Storici e autorità di vigilanza di solito trovano più condizioni già presenti, poi un evento scatenante che trasforma la preoccupazione in vendite.

  • Bolle e valutazioni eccessive. FINRA (autorità di autoregolamentazione del settore finanziario USA) descrive una bolla come prezzi che salgono fino a livelli che appaiono inspiegabilmente alti prima di scendere. Il Dow è salito di sei volte, da 63 nell’agosto 1921 a 381 nel settembre 1929, secondo la Federal Reserve (banca centrale USA). Il dibattito su nuovi temi che spingono le valutazioni, come una possibile bolla dell’IA in Borsa, continua, ma una valutazione alta da sola non dice quando partirà il ribasso.
  • Leva e richieste di margine (margin call). Negli anni ’20, chi comprava spesso versava circa il 10% del prezzo delle azioni e prendeva a prestito il resto: quando i prezzi scendevano, arrivavano richieste di garanzie aggiuntive e vendite forzate. Lo stesso meccanismo esiste oggi: FINRA spiega che quando i titoli acquistati a margine scendono oltre un certo livello, l’intermediario può emettere una margin call (richiesta di versare altro denaro o garanzie) e, se non viene soddisfatta, può vendere le posizioni dell’investitore, anche senza preavviso.
  • Panico ed “effetto gregge”. FINRA definisce le vendite da panico come la vendita di grandi quantità di azioni senza valutare se sia davvero la scelta migliore, e osserva che il fenomeno può autoalimentarsi. Il 19 ottobre 1987, la Federal Reserve registra che gli ordini di vendita superarono di molto i compratori disposti ad acquistare vicino ai prezzi precedenti.
  • Shock economici e politica economica. Prima del Black Monday fu riportato un deficit commerciale USA più alto delle attese e il dollaro scese. Nel 1929, i rialzi dei tassi della Federal Reserve ebbero effetti indiretti: poiché il gold standard collegava le valute all’oro, anche le banche centrali estere furono spinte ad alzare i propri tassi.
  • Vendite automatiche e liquidità scarsa. La “portfolio insurance” (strategie automatiche che usavano opzioni e strumenti derivati per ridurre il rischio) accelerò il ribasso del 1987 perché le prime perdite portarono a nuove ondate di vendite. Il 6 maggio 2010, la SEC descrisse la scomparsa improvvisa di prezzi “affidabili” per molte azioni quotate nel mezzo della seduta.
  • Shock esterni improvvisi. Una pandemia, una guerra o il fallimento di una banca possono cambiare le prospettive più in fretta delle previsioni. Il calo di marzo 2020 seguì la diffusione del COVID-19, e il fallimento di Lehman Brothers nel settembre 2008 arrivò dopo che le perdite su attività legate ai mutui avevano messo sotto stress i mercati per oltre un anno.

Qual è l’impatto di un crollo di Borsa?

  • Su investitori e risparmi pensionistici. Il danno dipende dal momento. Chi ha decenni davanti può attendere un recupero, mentre chi è vicino alla pensione può essere costretto a vendere a prezzi depressi. Le margin call possono trasformare un calo temporaneo in una perdita definitiva.
  • Sull’economia e sul credito. Azioni in calo riducono la ricchezza delle famiglie e la paura riduce la spesa. Non ogni crollo porta a una recessione: quello del 1987 non lo fece, mentre il ribasso 2007-2009 coincise con una recessione di 18 mesi.
  • Sui mercati globali. I mercati sono collegati dal commercio e dai fondi che vendono in un mercato per coprire perdite in un altro. Nel 2020 la pandemia colpì insieme tutti i principali mercati.
  • Sulle aziende. Prezzi azionari più bassi aumentano il costo di raccogliere capitale con nuove emissioni di azioni; le imprese molto indebitate possono avere problemi a rifinanziarsi. Le società finanziarie possono essere al centro della crisi: nel settembre 2008 Lehman Brothers chiese la protezione fallimentare e il giorno dopo la Federal Reserve intervenne a sostegno dell’assicuratore AIG.

Come si proteggono i mercati durante un crollo?

Il Black Monday portò a diverse riforme, tra cui regole che consentono alle Borse di sospendere gli scambi durante vendite rapide, secondo la Federal Reserve. Oggi negli Stati Uniti esistono due principali strumenti di protezione.

Interruttori di emergenza sull’intero mercato (circuit breaker)

Investor.gov della SEC spiega che gli scambi su azioni e futures (contratti standardizzati per comprare/vendere in futuro a un prezzo stabilito) negli USA possono essere sospesi quando l’S&P 500 scende del 7% (Livello 1), del 13% (Livello 2) o del 20% (Livello 3) rispetto alla chiusura del giorno precedente. Il superamento del Livello 1 o 2 prima delle 15:25 (ora della costa Est USA) ferma gli scambi per 15 minuti. Il Livello 3 in qualunque momento ferma gli scambi per il resto della giornata. Un calo di Livello 1 o 2 alle 15:25 o dopo non ferma gli scambi.

Fasce “limit up” e “limit down”

Per le singole azioni, la SEC descrive una fascia di prezzo calcolata attorno alla media dei cinque minuti precedenti. Se il prezzo raggiunge il limite della fascia e non rientra entro 15 secondi, gli scambi su quell’azione vengono sospesi per cinque minuti.

Questi strumenti rallentano le vendite e danno tempo agli investitori per valutare la situazione. Non impediscono ai prezzi di scendere e non garantiscono di evitare un crollo. Il 6 maggio 2010 il Dow arrivò a -9,16% rispetto alla chiusura precedente e recuperò gran parte della perdita in pochi minuti, ma secondo la SEC il calo non fu sufficiente per attivare un circuit breaker. Nel marzo 2020 le sospensioni sull’intero mercato non impedirono all’S&P 500 di scendere ancora dopo.

Che cosa osservare dopo le sospensioni

  • Mercato ordinato o disordinato. Un calo regolare con scambi fluidi è diverso da uno in cui i prezzi “saltano” (gap: aperture o movimenti senza scambi intermedi) e la liquidità sparisce, come il 6 maggio 2010, quando aumentano i costi di negoziazione e lo slippage (esecuzione a un prezzo peggiore del previsto).
  • Fin dove arriva il ribasso. Se la discesa si ferma nella correzione o supera il -20% è il segnale più chiaro che si sta entrando in un mercato orso.
  • La risposta ufficiale. Comunicati e interventi della Federal Reserve furono parte della risposta sia nel 1987 sia nel 2008: vale la pena seguire le comunicazioni di banche centrali e autorità di vigilanza.
  • Rimbalzi e nuovi test dei minimi. Un rimbalzo forte non prova che il ribasso sia finito. Nel marzo 2020 l’S&P 500 fece una chiusura più bassa del minimo precedente entro dieci giorni dopo un rialzo di oltre il 9% in una sola seduta.

Come si muovono i trader dopo un crollo di Borsa

Dopo il ribasso arriva un secondo momento importante: decidere che cosa fare quando i prezzi sono bassi, la tensione è alta e il futuro appare incerto.

Revisione prima di rientrare

Verifica che cosa è successo e perché. Le perdite sono arrivate da un ribasso generale o da un’esposizione concentrata su un solo tema? Quali decisioni sono state imposte dalla leva o dalla mancanza di liquidità, e quali sono state scelte volontarie? Un crollo è spesso la prima prova reale della tolleranza alle perdite: se lo stress è stato superiore alle attese, il portafoglio potrebbe essere più rischioso del necessario. I recuperi sono irregolari e nessuno identifica il minimo mentre sta accadendo.

Fare trading in un mercato in correzione

Una correzione è un calo del 10% o più da un massimo recente che non ha raggiunto il -20%. Dopo un ribasso brusco, i prezzi spesso recuperano una parte della discesa prima di riprendere il trend o invertirlo, come quando il Dow recuperò il 57% della perdita del Black Monday in due sedute. I trader osservano spesso se il minimo precedente regge e se i rimbalzi si fermano dove i prezzi avevano rotto al ribasso. Poiché le oscillazioni sono più ampie e gli spread (differenza tra prezzo di acquisto e di vendita) più larghi del normale, una posizione dimensionata per mercati calmi può essere troppo grande. Molti riducono la dimensione e inseriscono uno stop-loss (ordine che chiude la posizione se il prezzo va contro oltre un livello) prima di entrare: entrambe le direzioni restano possibili, accettando che una correzione può finire, peggiorare o invertirsi in qualsiasi momento.

Quando una correzione diventa un mercato orso

Un mercato orso è un calo del 20% o più in un indice ampio per almeno due mesi. Il mercato orso del 2022 durò circa nove mesi, quello del 2000-2002 più di due anni e mezzo. Sono discese lente, con rimbalzi al loro interno; una posizione tenuta per settimane o mesi può accumulare costi di finanziamento overnight (costi giornalieri per mantenere la posizione). In un mercato orso cambia anche il rischio principale: meno il “salto” di prezzo in un giorno tipico di un crollo, più il costo e l’erosione di restare dalla parte sbagliata a lungo.

Gestire leva ed esposizione

Quando il ribasso si prolunga, contano soprattutto i fattori che un trader può controllare:

  • Leva. Più alta è la leva, più piccolo è il movimento contrario necessario per far scattare una margin call. Usare meno leva lascia un margine di sicurezza più ampio prima della chiusura delle posizioni.
  • Esposizione totale. Posizioni su più indici o azioni possono sembrare diversificate, ma in un crollo spesso scendono insieme. Somma l’esposizione complessiva di tutte le posizioni aperte, non guardare ogni singola posizione da sola.
  • Rischio per posizione. Decidere prima la perdita massima su una singola operazione, come quota piccola e fissa del conto, evita che un trade negativo determini il risultato complessivo.
  • Livello di margine. Monitoralo spesso. Se il deposito non può assorbire un’ulteriore discesa, è un motivo per ridurre la dimensione, non per aumentare la leva.

Ribilanciamento e piano di acquisti periodici

Per gli investitori di lungo periodo, ribilanciare significa riportare il portafoglio alla composizione obiettivo: dopo un calo azionario può voler dire comprare azioni per tornare ai pesi desiderati. Il dollar-cost averaging (piano di acquisti periodici: investire un importo fisso a intervalli regolari) significa investire a rate invece che in un’unica soluzione. Entrambi seguono regole, non il tentativo di indovinare il momento giusto. Nessuno dei due evita perdite o garantisce guadagni, e l’utilità dipende dalla situazione personale.

Crollo, correzione e mercato orso: qual è la differenza?

I tre termini descrivono ribassi di dimensione e velocità diverse. Le soglie sono tratte da SEC e FINRA.

TermineSoglia tipicaVelocità tipica
CorrezioneUn calo di almeno il 10% rispetto a un massimo recente (FINRA)Graduale: da settimane a pochi mesi
Mercato orsoUn calo del 20% o più su un indice ampio per almeno due mesi (SEC Investor.gov)Da mesi ad anni
CrolloNessuna soglia ufficiale; calo improvviso e grave, spesso a doppia cifra in pochi giorniImprovvisa: da ore a poche settimane

Le categorie si sovrappongono. Un crollo può spingere un indice oltre la correzione fino al mercato orso, come nel 2020. Un mercato orso può includere un crollo, e molte correzioni finiscono senza diventare qualcosa di più grande. VT Markets confronta le condizioni prima e dopo un mercato orso nella guida a mercati orso e toro.

I crolli di Borsa nella storia: correzioni, mercati orso e crolli

Sette episodi mostrano l’ampio spettro: da una correzione che si è fermata poco sotto il mercato orso fino al ribasso più profondo mai registrato. Ogni episodio è misurato sui livelli di chiusura degli indici di prezzo, che escludono i dividendi.

Una correzione: 2018

Dal 20 settembre al 24 dicembre 2018 l’S&P 500 scese del 19,8% in 95 giorni, sfiorando la linea del -20% che definisce il mercato orso. Fu abbastanza profonda da essere preoccupante ma abbastanza lenta da non essere definita da un solo giorno, e non diventò nulla di più grande.

Un mercato orso: 2022

Dal 3 gennaio al 12 ottobre 2022 l’S&P 500 scese del 25,4% in circa nove mesi. Nessuna singola seduta lo definì: il ribasso superò il -20% in modo graduale, ed è questo che distingue un mercato orso da un crollo.

Un crollo: 1987 e 2020

Il Dow perse 508 punti, pari al 22,6%, il 19 ottobre 1987: la Federal Reserve lo descrive come il più grande ribasso giornaliero della storia del mercato azionario. A differenza del 1929, non fu seguito da una recessione né da una crisi bancaria: il Dow recuperò 288 punti, cioè il 57% della perdita, in due sedute e tornò sui massimi pre-crollo in meno di due anni.

L’S&P 500 chiuse a 3.386,15 il 19 febbraio 2020 e a 2.237,40 il 23 marzo, attraversando in 23 sedute sia la soglia di correzione sia quella di mercato orso. I movimenti giornalieri furono estremi: l’indice scese del 9,51% il 12 marzo, salì del 9,29% il 13 marzo e scese dell’11,98% il 16 marzo; inoltre, secondo il Federal Register, i mercati azionari USA sospesero le contrattazioni quattro volte con le regole dei circuit breaker. L’S&P 500 chiuse sopra i massimi di febbraio il 18 agosto 2020. La recessione durò solo due mesi (NBER, da febbraio ad aprile 2020), ma la disoccupazione USA salì dal 3,5% al 14,8%.

Il lato estremo: 1929, 2000 e 2007

Nel 1929 il Dow scese di quasi il 13% nel Black Monday, 28 ottobre, e di quasi il 12% il giorno successivo, secondo la Federal Reserve, e non chiuse sopra i massimi del 1929 fino al 23 novembre 1954. La Federal Reserve osserva che problemi in un’altra parte del sistema finanziario trasformarono quella che poteva essere una recessione breve e intensa nella depressione più lunga e profonda che il Paese avesse conosciuto.

Il Nasdaq Composite perse il 77,9% tra marzo 2000 e ottobre 2002, mentre collassavano le valutazioni legate a Internet, e non chiuse sopra i massimi del 2000 fino al 23 aprile 2015. L’S&P 500 scese del 56,8% tra ottobre 2007 e marzo 2009, dopo che i prezzi delle case negli USA erano più che raddoppiati tra il 1998 e il 2006, e chiuse sopra i massimi del 2007 il 28 marzo 2013. La disoccupazione USA toccò un picco del 10,0% nell’ottobre 2009.

Fare trading su un mercato in calo con i CFD

Chi investe in azioni in genere guadagna solo se i prezzi salgono, a meno che non prenda in prestito i titoli per venderli allo scoperto. Un Contratto per Differenza può essere aperto come posizione “sell” (ribassista) senza prendere in prestito nulla: per questo chi conosce i CFD può considerare un crollo come un mercato su cui operare, coprirsi o restare fuori, invece di limitarsi ad aspettare.

Usare i CFD a proprio vantaggio

Coprirsi (hedging) significa aprire una posizione che compensa una possibile perdita altrove. FINRA lo descrive come fare investimenti pensati per compensare perdite possibili, riducendo il rischio. Un investitore con un portafoglio di azioni, preoccupato per un calo di mercato, potrebbe aprire una posizione “short” (ribassista) su un CFD di indice: se il mercato scende, la posizione può guadagnare e compensare parte della perdita del portafoglio. Le regole operative e i limiti pratici sono spiegati nella guida su come coprire un portafoglio azionario con CFD su indici.

Una copertura non deve essere perfetta per essere utile. Anche una copertura parziale può ridurre l’impatto di un mercato in calo e aiutare a seguire il proprio piano. Esistono compromessi: l’indice può non muoversi in modo identico al portafoglio, la copertura ha costi propri e, se i mercati salgono, la copertura perde mentre il portafoglio guadagna. La copertura riduce il rischio, non lo elimina, e uno dei modi più comuni per costruirla è aprire una posizione short.

Come funziona lo “short” con i CFD

Andare short significa aprire una posizione che guadagna quando il prezzo scende. Con un Contratto per Differenza (CFD), un trader può aprire una posizione di vendita senza possedere l’attività sottostante e chiuderla in seguito con un’operazione di acquisto. A differenza della vendita “spot” (vendita immediata di un bene posseduto), non si tratta di vendere un’attività in portafoglio: nel CFD è solo il modo in cui si apre una posizione ribassista, senza passaggio di proprietà. Andare long è l’opposto: una posizione di acquisto che guadagna se il prezzo sale.

Per esempio, se un indice quota 20.000 e un trader vende un contratto a 1 USD per punto, una discesa a 19.000 genera un guadagno di 1.000 USD prima dei costi, mentre una salita a 21.000 genera una perdita di 1.000 USD. I numeri sono solo indicativi: dimensioni dei contratti, margine e costi variano a seconda dell’intermediario.

Una posizione short può perdere tanto quanto più il prezzo sale.

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Interpretare un mercato in discesa

Un trend ribassista di solito si riconosce da massimi decrescenti e minimi decrescenti: ogni rimbalzo si ferma sotto il massimo precedente e ogni ondata di vendite scende sotto il minimo precedente. Chi opera short spesso segna l’ultimo massimo e imposta uno stop-loss poco sopra: così la posizione si chiude se il trend si rompe. Quella distanza determina la dimensione della posizione per una perdita massima accettabile: più ampio è lo stop, più piccola deve essere la posizione. In un crollo le oscillazioni sono ampie e gli stop richiedono più spazio: questo suggerisce posizioni più piccole, non più grandi.

Errori comuni durante i crolli di mercato

  • Vendere tutto sul minimo. Vendere per panico dopo un forte calo cristallizza le perdite e rischia di far perdere il recupero, il cui timing è imprevedibile.
  • Cercare di indovinare il minimo preciso. Anche i professionisti fanno fatica a cogliere l’inversione, e i rimbalzi dentro un mercato in calo possono ingannare.
  • Usare troppa leva. Il denaro preso a prestito può costringere a vendere quando i prezzi sono più bassi.
  • Concentrazione. Tenere gran parte del patrimonio su una sola azione, settore o tema riduce la protezione.
  • Trascurare i costi. Spread, costi di finanziamento e slippage aumentano nei mercati volatili e possono erodere i risultati.
  • Revenge trading. Aumentare la dimensione delle posizioni per recuperare una perdita spesso porta a perdite più grandi.
  • Credere che la storia si ripeta identica. Ogni crollo ha avuto cause e percorsi di recupero diversi.

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Un crollo di Borsa non ha una definizione ufficiale, ma lo schema si ripete: valutazioni troppo alte, denaro preso a prestito e un evento scatenante diventano panico e i prezzi scendono più in fretta di quanto molti investitori si aspettino. La storia dal 1929 al 2020 mostra che cali di un terzo o più possono avvenire in poche settimane, che i recuperi possono richiedere da mesi a decenni e che nessun crollo ha avuto cause identiche.

Ciò che un trader può controllare è la struttura, non il timing. Un piano scritto, dimensioni delle posizioni sostenibili anche durante una discesa e una visione chiara di leva ed esposizione aiutano più di qualunque tentativo di prevedere il prossimo ribasso. I CFD offrono strumenti per i mercati in calo, come lo short e la copertura, ma amplificano sia i guadagni sia le perdite e non sono adatti a tutti.

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Domande frequenti

Un crollo di Borsa può succedere di nuovo?

Sì. Ogni epoca ha avuto il suo crollo, con cause diverse: dai prestiti a margine nel 1929 alle vendite automatiche nel 1987 e nel 2010, fino alla pandemia nel 2020. Da allora sono stati introdotti circuit breaker, regole sul margine e interventi di liquidità (immissione di denaro nel sistema) da parte delle banche centrali, ma nessuna regola può eliminare la possibilità di un ribasso improvviso.

Quanto tempo impiegano i mercati a recuperare dopo un crollo?

Dipende molto: circa sei mesi per l’S&P 500 dopo il 2020, meno di due anni per il Dow dopo il 1987, circa cinque anni e mezzo per l’S&P 500 dopo il 2007, circa 15 anni per il Nasdaq Composite dopo il 2000 e 25 anni per il Dow dopo il 1929. I livelli degli indici escludono i dividendi, quindi i rendimenti complessivi per chi li ha reinvestiti hanno recuperato prima.

Qual è la differenza tra un crollo e una correzione?

Una correzione è un calo del 10% o più rispetto a un massimo recente, di solito distribuito su settimane o mesi. Un crollo è un ribasso improvviso e grave, spesso a doppia cifra in pochi giorni, e non ha una soglia ufficiale. Un crollo può spingere il mercato oltre la correzione fino a un mercato orso, cioè un calo del 20% o più.

Un crollo di Borsa è la stessa cosa di una recessione?

No. Un crollo è un calo dei prezzi azionari, mentre una recessione, come la descrive il NBER, è una contrazione dell’attività economica. Possono avvenire insieme, come nel 2007-2009, ma il crollo del 1987 non fu seguito da una recessione.

Dovrei vendere durante un crollo?

Dipende dalle condizioni personali e un’informazione generale non può rispondere per chiunque. Chi investe con un orizzonte lungo spesso scopre che vendere nel panico fissa le perdite, mentre chi ha bisogno di denaro a breve può essere costretto a vendere. Un piano costruito in periodi tranquilli e, se serve, rivisto con un consulente indipendente è una base più solida per la decisione.

Che cos’è un circuit breaker?

Un circuit breaker è una regola che sospende gli scambi dopo un calo rapido. Negli USA, la sospensione dell’intero mercato scatta quando l’S&P 500 scende del 7%, del 13% o del 20% rispetto alla chiusura precedente: i primi due livelli fermano gli scambi per 15 minuti se avvengono prima delle 15:25 (ora della costa Est), mentre un calo del 20% li ferma per il resto della giornata.

Si può guadagnare quando la Borsa crolla?

Alcuni trader aprono posizioni short con strumenti come i CFD, cercando di guadagnare da prezzi in calo. È una strategia ad alto rischio: i rimbalzi possono essere improvvisi, la leva amplifica le perdite, i gap possono superare gli stop-loss, e le perdite possono superare il deposito. Non è adatta a tutti e non c’è garanzia di profitto.


Avvertenza sui rischi: il trading di Contratti per Differenza (CFD) comporta un livello di rischio elevato e può non essere adatto a tutti gli investitori. L’uso della leva finanziaria può aumentare in modo significativo guadagni e perdite e può portare a perdite superiori all’investimento iniziale. Prima di fare trading sui CFD, assicurati di comprendere bene i rischi, valuta i tuoi obiettivi di investimento, la situazione finanziaria e l’esperienza, e richiedi una consulenza indipendente se necessario. Le performance passate non indicano risultati futuri. Consulta i nostri documenti legali per una panoramica completa dei rischi legati al trading di CFD.

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