This website is for a different region.

The content here might not be relevant fo you.
Would you like to visit the North America website?

Il boom del diesel negli Stati Uniti si scontra con un tetto politico

by VT Markets
/
Sep 24, 2026

Le raffinerie USA sono state una delle operazioni più redditizie dell’anno nel settore energia. Una carenza mondiale di diesel (gasolio) ha trasformato l’export in una macchina da margini record. Ora però gli stessi flussi di export che hanno generato quei profitti sono finiti nel mirino della politica.

«Ho detto: non mandiamo fuori il diesel», ha dichiarato martedì il presidente Donald Trump ai giornalisti a margine dell’Assemblea generale dell’ONU. Le parole arrivano dopo indiscrezioni secondo cui l’amministrazione starebbe valutando possibili limiti alle esportazioni, anche se in seguito alcuni funzionari hanno lasciato intendere che l’eventuale intervento potrebbe essere più circoscritto di un divieto totale.

I titoli delle raffinerie sono scesi con entrambe le notizie. Secondo Barron’s, martedì Valero ha perso il 4% e Marathon Petroleum il 3% dopo le dichiarazioni di Trump. Mercoledì Marathon ha lasciato sul terreno un altro 1,5% e Valero l’1,9%, mentre i futures USA sul diesel a bassissimo tenore di zolfo (contratti che fissano oggi un prezzo per consegne future) sono scesi di oltre il 6,3% e i futures europei sul diesel sono saliti fino al 7%. Questa divergenza dice dove il mercato si aspetta perdite e guadagni: prezzi più bassi “intrappolati” negli USA e prezzi più alti nel resto del mondo.

Resta una domanda chiave: un profitto nato da una carenza globale può reggere quando entra in gioco la politica?

La carenza di diesel che ha reso indispensabili le raffinerie USA

Il diesel alimenta trasporti, agricoltura e industria: quando manca, l’impatto si vede subito nell’economia reale.

Quest’anno è mancato quasi ovunque. Le interruzioni dell’offerta legate alla guerra con l’Iran e le restrizioni della Russia sull’export di diesel hanno ristretto il mercato globale, lasciando alle raffinerie USA uno dei pochi surplus (eccedenze) esportabili rimasti.

Per questo gli USA hanno finito per “sostenere” il mercato mondiale. Gli Stati Uniti sono il maggior esportatore di diesel: circa 1,5 milioni di barili al giorno, cioè oltre un quarto della produzione delle raffinerie. In una settimana recente le esportazioni sono arrivate a 1,61 milioni di barili al giorno, rispetto a una media di 1,25 milioni l’anno scorso. Barron’s nota inoltre che gli impianti USA stanno già lavorando quasi al massimo: c’è poco spazio per aumentare ancora.

In patria il costo è stato pesante. La media nazionale ha toccato il record di 6,53 dollari al gallone il 21 settembre, da circa 3,50 dollari in gennaio. La pressione è ormai visibile anche nei conti aziendali: J.B. Hunt Transport ha avvertito che l’impennata di diesel e altri costi taglierà gli utili del terzo trimestre del 5%-10% rispetto al secondo trimestre, e il titolo è sceso del 13% in un solo giorno. Con candidati repubblicani al Senato in Iowa e Michigan favorevoli a una pausa dell’export in vista delle elezioni di metà mandato di novembre, la pressione politica è evidente.

Un “tesoretto” da 25 miliardi di dollari diventa un bersaglio politico

S&P Global Energy stima che le raffinerie USA abbiano guadagnato circa 25 miliardi di dollari dall’export di diesel nei soli ultimi 90 giorni. È lo stesso numero che alimenta l’ottimismo degli investitori e, allo stesso tempo, attira l’attenzione della politica.

Gli investitori hanno premiato questa dinamica: i principali gruppi di raffinazione hanno beneficiato di margini in forte aumento e utili più solidi.

Perché le raffinerie sostengono che i profitti possano continuare

La tesi rialzista (lo scenario favorevole) si basa su un’idea semplice: la carenza è così grande che nessuna misura politica riuscirà a risolverla rapidamente.

Non è un fenomeno di breve periodo. Le scorte USA di diesel sono già al minimo stagionale da quando esistono dati (1982) e l’EIA (Energy Information Administration, l’ente statistico federale sull’energia) si aspetta scorte sotto la media degli ultimi cinque anni. Conta anche la stagionalità: a differenza della benzina, la domanda di diesel cresce nei mesi freddi, quando si sommano trasporti per i raccolti e necessità di riscaldamento.

Gli utili sono concreti, non solo aspettative. I risultati più recenti di Phillips 66 mostrano la forza del ciclo: margini sul diesel insolitamente elevati e impianti molto sfruttati (tassi di utilizzo alti, cioè raffinerie che lavorano vicino al massimo).

Le regole potrebbero essere meno dure dei titoli di giornale. I commenti del Segretario all’Energia Chris Wright indicano limiti mirati, non un blocco totale. Esistono anche “scappatoie” pratiche: le raffinerie potrebbero esportare miscele di distillati semilavorati per completarli all’estero, e l’olio da riscaldamento è chimicamente molto simile al diesel. Per chi punta al rialzo, una misura parziale che incide poco sui volumi renderebbe il calo di questa settimana un possibile punto d’ingresso.

Bloccare l’export cambierebbe la geografia del diesel

Il diesel ha un prezzo “globale” (i mercati si influenzano a vicenda), quindi togliere dal mercato i barili USA probabilmente farebbe salire i prezzi nel mondo, non scendere.

L’impatto però non sarebbe uniforme:

StrumentoDirezione probabile con un divietoPerché
Low Sulphur Gasoil (GASOIL-C.)In rialzoEuropa e Asia perdono forniture USA in un mercato già molto tirato
MPC, VLO, PSXIn calo, almeno all’inizioIl diesel della Costa del Golfo verrebbe venduto con sconto rispetto ai prezzi mondiali, riducendo i margini
Brent (UKOUSD-STD, UKOUSDft-S)Misto / leggermente in rialzoI timori sull’offerta aiutano, ma una riduzione della lavorazione nelle raffinerie USA abbassa la domanda di greggio
WTI (USOUSD-STD, CL-OIL-STD)Misto / più deboleCon raffinerie meno attive, più greggio resta sul mercato interno USA

Il greggio è l’effetto secondario. Mercoledì il Brent con consegna a novembre è rimasto vicino a 100 dollari al barile, con il WTI intorno a 90. Il collo di bottiglia è la capacità di raffinazione (quanta materia si riesce a trasformare), non la disponibilità di greggio: quindi, con notizie politiche, i prodotti raffinati possono muoversi più del petrolio.

Dove il rialzo delle raffinerie appare più fragile

La minaccia più diretta riguarda i margini: un divieto spingerebbe il diesel USA sotto i prezzi mondiali e ridurrebbe la differenza tra costo del greggio e prezzo dei carburanti (il margine di raffinazione). Se l’export si blocca, i serbatoi della Costa del Golfo si riempiono e le raffinerie devono lavorare meno greggio: questo significa anche meno benzina e meno carburante per aerei. Regioni con offerta locale limitata di benzina, come la California, potrebbero vedere prezzi alla pompa più alti. Marathon è più esposta di altre, perché diesel e carburante per aerei rappresentano la parte principale delle sue esportazioni dalla Costa del Golfo.

La domanda è un rischio più silenzioso, ma già visibile. I dati settimanali dell’EIA mostrano consumi USA di diesel in calo del 3% rispetto a un anno fa e dell’8% rispetto a due anni fa. L’avvertimento di J.B. Hunt mostra quanto in fretta costi elevati del carburante possano tradursi in meno trasporti. Anche gli analisti si stanno adeguando: Jefferies questa settimana ha abbassato il giudizio su Valero e Marathon a “hold” (mantenere) da “buy” (comprare), con un target (prezzo obiettivo) di 413 dollari su Marathon.

Un ultimo rischio va oltre qualsiasi orizzonte di 90 giorni: i divieti di export si introducono in fretta e si rimuovono lentamente. Nel lungo periodo, limiti alle esportazioni potrebbero spingere i compratori esteri a ridurre la dipendenza dalle forniture USA.

Cosa deciderà la prossima fase dell’operazione “raffinerie”

La carenza continua a sostenere le raffinerie. Resta da vedere se Washington permetterà loro di mantenerne tutti i benefici. Quattro segnali saranno decisivi.

  • La decisione finale. Divieto totale, limiti parziali o nessun intervento avrebbero effetti molto diversi su raffinerie e mercato dei carburanti.
  • Deroga al Jones Act. Il Jones Act è una legge che limita il trasporto marittimo interno negli USA a navi battenti bandiera USA e con requisiti specifici. Una deroga può facilitare lo spostamento di carburanti tra porti USA e ridurre la pressione sui prezzi domestici senza toccare l’export.
  • Dati settimanali EIA. Scorte e domanda di diesel diranno se la carenza si sta intensificando o attenuando.
  • Lo spread (differenza di prezzo) USA-Europa sul diesel. Un divario più ampio può indicare che il mercato si sta preparando a esportazioni più difficili.

Per ora le raffinerie sono strette tra una crisi dell’offerta che le favorisce e un calendario politico sfavorevole. I 25 miliardi guadagnati nell’ultimo trimestre mostrano quanto valgono esportazioni senza ostacoli. Qualsiasi misura che rallenti quel flusso renderebbe più piccolo (e quindi meno valutato) il business.

Inizia a fare trading ora — clicca qui per creare il tuo conto reale VT Markets.

Back To Top
server

Ciao 👋

Come posso aiutarti?

Siamo qui per aiutarti

Parla con noi

Avvia una chat dal vivo tramite...

  • Telegram
    hold In attesa
  • In arrivo...

Ciao 👋

Come posso aiutarti?

telegram

Scansiona il codice QR con il tuo smartphone per iniziare a chattare con noi, oppure clicca qui.

Non hai installato l’app o la versione desktop de Telegram? Usa invece Web Telegram .

QR code