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Rassegna mensile dei mercati: bilancio di ottobre e prospettive per novembre

by VT Markets /
Nov 2, 2026

Riepilogo di mercato di ottobre

Ottobre è stato guidato dal conflitto in Medio Oriente, dai prezzi del petrolio e dalla politica monetaria statunitense. Gli attacchi alle infrastrutture energetiche saudite hanno spinto il Brent sopra 115 dollari, riaccendendo i timori sull’inflazione e rafforzando l’idea che la Federal Reserve (la banca centrale degli Stati Uniti) possa alzare di nuovo i tassi a dicembre.

La Fed ha lasciato i tassi invariati al 3,75%–4,00% il 28 ottobre, ma due membri con diritto di voto avrebbero preferito un rialzo immediato. Con l’inflazione dei consumatori negli Stati Uniti a settembre al 3,7% e i rendimenti dei titoli di Stato vicino al 5%, lo scenario ha sostenuto il dollaro e ha penalizzato metalli preziosi e cripto (valute digitali).

Temi chiave:

  • Il petrolio ha riportato al centro i rischi di inflazione. Il Brent è salito da circa 100 dollari a quasi 117, per poi rallentare quando gli Stati Uniti hanno escluso un’azione militare immediata contro l’Iran. Nonostante il calo, i prezzi sono rimasti elevati.
  • La Fed ha tenuto i tassi fermi, ma con un tono deciso. La banca centrale ha descritto l’attività economica come solida mentre l’inflazione restava alta, mantenendo l’attenzione sulla possibilità di ulteriore stretta monetaria (cioè nuovi aumenti dei tassi per raffreddare l’economia).
  • Gli utili legati all’IA sono stati esaminati con più attenzione. I risultati aziendali hanno sostenuto le azioni, ma gli investitori hanno iniziato a dubitare che la spesa per l’intelligenza artificiale si traduca in ritorni sufficienti.

Questi fattori hanno lasciato i mercati divisi. Dollaro e rendimenti sono rimasti sostenuti, oro e Bitcoin si sono indeboliti e l’S&P 500 è rimasto in un intervallo, mentre i titoli tecnologici sono diventati più volatili (con oscillazioni di prezzo più ampie).

Per gli ultimi aggiornamenti su questi asset, segui la nostra analisi di mercato quotidiana.

La forza del dollaro mantiene l’euro vicino ai supporti

EURUSD ha iniziato ottobre vicino a 1,13 e ha chiuso intorno a 1,11, mentre i rendimenti USA più alti e l’impostazione della Fed hanno sostenuto la domanda di dollari.

La Banca Centrale Europea ha lasciato invariato il tasso principale al 2,50% il 29 ottobre, dopo il rialzo di settembre. L’euro ha però faticato a trovare sostegno, perché i costi energetici più alti hanno aumentato la pressione su un’economia che dipende dall’energia importata. La BCE ha inoltre annunciato che Christine Lagarde lascerà la presidenza a febbraio 2027.

EURUSD ha oscillato soprattutto tra un supporto intorno a 1,11 e una resistenza vicino a 1,125. I ripetuti test della parte bassa dell’intervallo hanno evidenziato la pressione sul cambio, rimasto sotto la media mobile semplice a 200 periodi (un indicatore che fa la media dei prezzi degli ultimi 200 intervalli) in calo, vicino a 1,13 sul grafico a quattro ore.

I mercati guarderanno se i prossimi dati su inflazione e crescita cambieranno le attese su Fed e BCE, e se EURUSD continuerà a reggere la parte bassa dell’intervallo.

Fig. 1: Grafico EURUSD a quattro ore che mostra il supporto vicino a 1,11 in un trend discendente.

Oro in calo: la pressione dei rendimenti supera la domanda di bene rifugio

L’oro ha iniziato ottobre vicino a 4.200 dollari e è sceso ai minimi di tre mesi, scambiando per breve tempo sotto 4.000 dollari nella settimana precedente alla riunione della Fed. Quella settimana ha segnato il calo più forte in circa quattro mesi.

La ricerca di sicurezza durante il conflitto non è bastata a compensare la pressione di rendimenti più alti e della possibilità di ulteriori rialzi dei tassi. Poiché l’oro non paga interessi, rendimenti più elevati sul debito pubblico hanno aumentato il costo opportunità di detenerlo (cioè il “guadagno mancato” scegliendo l’oro invece di titoli che rendono). Anche l’argento si è indebolito, scendendo ai livelli più bassi da novembre 2025 e a oltre il 50% sotto il record di gennaio.

A fine mese l’oro si è avvicinato a 4.000 dollari, sotto la media mobile a 200 periodi e una linea di tendenza discendente che convergeva vicino a 4.200 dollari sul grafico a quattro ore. Il supporto restava poco sotto 4.000 dollari.

Il prossimo test sarà capire se i dati sull’inflazione e i rendimenti obbligazionari scenderanno abbastanza da ridurre la pressione sui metalli, mentre l’evoluzione geopolitica resta una possibile fonte di domanda da bene rifugio.

Fig. 2: Grafico dell’oro a quattro ore che evidenzia il trend ribassista e l’area dei 4.000 dollari.

Il petrolio arretra, ma i rischi sull’offerta restano

Il Brent è salito da circa 100 dollari a quasi 117 dollari intorno al 23 ottobre, dopo gli attacchi a siti energetici sauditi, inclusa un’area petrolifera gestita da Aramco. Anche i timori per l’offerta lungo rotte di trasporto cruciali in Medio Oriente hanno alimentato il rialzo.

I prezzi sono poi scesi verso 110 dollari dopo che il presidente Trump ha escluso un’azione militare immediata contro l’Iran. Il calo ha ridotto parte dei guadagni del mese, ma ha lasciato il petrolio sopra i livelli di inizio ottobre. L’incertezza è rimasta elevata. Il New York Times ha riportato che Stati Uniti e Israele avrebbero predisposto piani per nuovi attacchi contro l’Iran dopo le elezioni USA di novembre, mantenendo instabili i rapporti USA-Iran e le forniture energetiche.

Sul grafico a quattro ore, il Brent è rimasto sopra il supporto vicino a 108 dollari, con la media mobile a 200 periodi intorno a 105 dollari e una resistenza vicino a 117 dollari. I mercati continueranno a seguire gli sviluppi diplomatici e qualsiasi interruzione di infrastrutture energetiche o trasporti marittimi.

Fig. 3: Grafico del Brent a quattro ore che mostra il rialzo verso 117 dollari e il successivo ritracciamento (cioè un calo dopo un forte aumento).

Gli utili sull’IA mettono in luce le tensioni sulla spesa

L’S&P 500 si è mosso tra circa 7.600 e 7.800, chiudendo ottobre vicino al centro di quell’intervallo e intorno alla media mobile a 200 periodi sul grafico a quattro ore. Il Nasdaq ha subito più pressione nella seconda metà del mese, mentre i titoli tecnologici reagivano al rialzo del petrolio, ai rendimenti più alti e alle trimestrali (i conti pubblicati dalle società ogni tre mesi).

I risultati hanno generato reazioni diverse. SpaceX ha comunicato il primo trimestre in utile, con ricavi più che raddoppiati rispetto all’anno precedente, e il titolo è salito di quasi l’8% il giorno successivo. Meta ha superato le attese, ma il titolo è sceso perché gli investitori si sono concentrati sull’entità della spesa per l’IA.

Anche Tesla ha battuto le stime su profitti e consegne, ma il titolo è arretrato dopo previsioni di spesa più basse, che hanno alimentato dubbi sulla velocità delle iniziative in IA e robotica. Elon Musk ha confermato che Tesla e SpaceX hanno creato comitati indipendenti per valutare una possibile fusione, aggiungendo un ulteriore elemento da considerare.

L’IA è rimasta un supporto importante per le azioni, ma la solidità degli utili non ha garantito automaticamente una reazione positiva del mercato. Gli investitori continueranno a osservare le indicazioni sulla spesa, le prove di ritorno sull’investimento (cioè se i soldi spesi generano profitti) e gli sviluppi su una possibile fusione Tesla–SpaceX.

Fig. 4: Grafico S&P 500 a quattro ore che mostra l’intervallo tra circa 7.600 e 7.800.

Bitcoin arretra nonostante la domanda di ETF

Bitcoin è salito verso 87.000 dollari a inizio ottobre, per poi scendere intorno a 80.000 dollari a fine mese. Gli ETF spot su Bitcoin (fondi quotati in Borsa che acquistano Bitcoin reali, non contratti) hanno registrato a metà ottobre il maggiore afflusso giornaliero in un mese, ma la domanda non è bastata a invertire il calo. Bitcoin si è mosso insieme ai titoli tecnologici come asset rischioso, mentre rendimenti più alti hanno aumentato la pressione: un segnale che gli afflussi negli ETF su Bitcoin non sono stati sufficienti a fermare la discesa dei prezzi.

Sul grafico a quattro ore, Bitcoin è rimasto sotto la media mobile a 200 periodi vicino a 83.000 dollari. L’area degli 80.000 dollari è rimasta sotto osservazione, con un supporto grafico intorno a 79.000 dollari e una resistenza vicino a 82.000 dollari, seguita da 84.000–86.000 dollari.

I mercati valuteranno se la domanda di ETF aumenterà e se i titoli tecnologici si stabilizzeranno, con 79.000 dollari come limite inferiore del range recente.

Fig. 5: Grafico Bitcoin a quattro ore che mostra l’arretramento da vicino 87.000 dollari verso il supporto intorno a 79.000 dollari.

Primi segnali per novembre

Offerta energetica ed elezioni USA

Le elezioni di midterm negli Stati Uniti del 3 novembre e gli sviluppi in Medio Oriente saranno seguiti da vicino. I mercati valuteranno se gli sforzi diplomatici ridurranno le tensioni e se i piani riportati per nuove azioni militari porteranno a un’ulteriore escalation. Eventuali interruzioni delle forniture energetiche o del trasporto marittimo potrebbero influenzare i prezzi del petrolio e le attese d’inflazione, con effetti su valute, obbligazioni e azioni.

I dati sull’inflazione orientano le attese sui tassi di dicembre

I dati su occupazione e inflazione negli Stati Uniti aiuteranno a capire se le aspettative di un rialzo della Fed a dicembre si rafforzeranno o si attenueranno. Una domanda chiave è se i prezzi del petrolio più alti di ottobre entreranno nelle letture d’inflazione successive. La riunione della Fed di dicembre e le nuove proiezioni sui tassi resteranno punti di riferimento, insieme alla decisione BCE di dicembre.

La spesa per l’IA sotto ulteriore esame

Gli investitori continueranno a valutare se le aziende riusciranno a trasformare gli investimenti in IA in crescita degli utili. Le indicazioni sulla spesa e le reazioni del mercato ai risultati resteranno centrali, mentre eventuali sviluppi su una possibile fusione Tesla–SpaceX potrebbero influenzare il sentiment (cioè l’umore degli investitori).

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