Wells Fargo Economics prevede che la Federal Reserve lasci invariato il tasso sui federal funds, ma afferma che i verbali del FOMC di giugno saranno passati al setaccio per capire cosa potrebbe spostare un comitato diviso da una politica ferma alla ripresa dei rialzi. La banca cerca dettagli su come i policymaker interpretano il recente irrigidimento dell’inflazione negli Stati Uniti e se la funzione di reazione stia diventando più difficile da decifrare man mano che la forward guidance viene ridotta sotto la presidenza Warsh.
I verbali dovrebbero anche mostrare fino a che punto i funzionari considerino le pressioni inflazionistiche persistenti o invece guidate da uno shock temporaneo dal lato dell’offerta, e se ritengano che mercato del lavoro e domanda stiano contribuendo alla crescita dei prezzi. Nel quadro di Wells Fargo, l’accelerazione dell’inflazione è attribuita soprattutto a fattori di offerta, con dazi ed energia al centro, e si prevede che questi effetti si attenuino. Dalla riunione di giugno, i prezzi del petrolio sono ulteriormente scesi, mentre il rapporto sull’occupazione di giugno non ha mostrato segnali di surriscaldamento del mercato del lavoro, rafforzando l’ipotesi di una politica monetaria in pausa per il futuro prevedibile.
Valutare pressioni inflazionistiche temporanee rispetto a persistenti
Stiamo seguendo da vicino la pubblicazione dei verbali del FOMC di giugno per capire cosa potrebbe convincere policymakers divisi ad alzare i tassi. Nonostante qualche commento in chiave restrittiva (hawkish), riteniamo che la Federal Reserve resterà in attesa. Il nodo centrale dell’attuale dibattito sull’inflazione è se si tratti di un fenomeno temporaneo o destinato a durare.
Riteniamo che il recente aumento dell’inflazione sia trainato da fattori di offerta come i dazi e i precedenti picchi energetici, non da un’economia in forte espansione. Per esempio, l’ultima lettura del PCE core di maggio si è attestata al 2,8%, mostrando un lieve raffreddamento rispetto al mese precedente. Questo suggerisce che le pressioni di fondo sui prezzi non stanno accelerando in modo tale da costringere la Fed a intervenire.
Il calo dei prezzi dell’energia rafforza ulteriormente la nostra visione: il WTI è sceso da oltre 85 dollari al barile in maggio a circa 78 dollari la scorsa settimana. Il rapporto sull’occupazione di giugno, pubblicato questa mattina, non ha inoltre evidenziato segnali di un mercato del lavoro in surriscaldamento: i payrolls sono aumentati di un moderato +195.000. Questi dati offrono pochi motivi per una Fed orientata oggi verso una postura più restrittiva.
Strategia sulla volatilità e posizionamento di mercato in vista dei verbali
Questo implica che la volatilità implicita nelle opzioni sui tassi d’interesse, come quelle sui futures SOFR, potrebbe risultare sopravvalutata per i prossimi mesi. Vediamo un’opportunità nella vendita di volatilità a breve scadenza in vista della pubblicazione dei verbali, anticipando una reazione brusca ma di breve durata. Nel medio termine, posizionarsi per un calo della volatilità tramite strategie come short straddle o iron condor potrebbe essere profittevole, man mano che il mercato accetta un periodo di inattività.
Questa situazione ricorda il dibattito sull’inflazione “transitoria” dell’inizio degli anni 2020, ma con una differenza chiave: il mercato del lavoro non mostra gli stessi segnali di estrema tensione. Pertanto, dovremmo essere pronti a verbali con un tono hawkish, ma considerare eventuali timori di rialzo dei tassi come un’opportunità per “sfumare” il movimento. Stiamo valutando posizioni in opzioni sui futures dei Fed Funds che beneficiano di un’azione dei prezzi laterale (range-bound) fino a fine estate.
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