USD/JPY ha esteso la correzione dall’area 159,00, massimo di tre settimane, scendendo fino a circa 157,60, minimo di una settimana, durante la sessione asiatica di giovedì. Il movimento è arrivato mentre i mercati valutavano il rischio di un intervento ufficiale giapponese insieme all’impostazione di graduale normalizzazione della Bank of Japan, dopo aver portato a settembre il tasso di riferimento al massimo da 31 anni dell’1,25%. Negli Stati Uniti, il primo impulso al dollaro dopo il dato più robusto dell’indice dei prezzi al consumo (CPI) di mercoledì si è rivelato di breve durata, con il rafforzarsi delle aspettative che la Federal Reserve salterà un rialzo in ottobre: questo ha spinto al ribasso i rendimenti dei Treasury e favorito ulteriori prese di profitto sul biglietto verde, anche se il pricing continua a indicare oltre l’85% di probabilità di un ulteriore aumento entro fine anno.
L’attenzione è rivolta anche alle indiscrezioni secondo cui la BoJ potrebbe evitare un rialzo consecutivo in ottobre, un fattore che potrebbe limitare la forza dello yen. Più tardi, giovedì, è atteso l’indice dei prezzi alla produzione (PPI) USA, mentre venerdì è previsto un intervento del presidente della Fed Kevin Warsh. Sul piano tecnico, la coppia ha rotto il supporto della media mobile semplice a 100 periodi sul grafico a quattro ore e i ribassisti stanno osservando il ritracciamento di Fibonacci del 23,6%; ulteriori obiettivi al ribasso includono il 38,2% a 156,71 e poi il 50,0% a 155,98, con il 61,8% a 155,25. La resistenza si colloca sulla SMA a 100 periodi in area 157,97, prima del massimo di swing a 159,07.
Strategie su derivati e gestione del rischio
Suggeriamo ai trader di derivati di prepararsi a movimenti improvvisi utilizzando opzioni put di protezione o coperture al ribasso mentre USD/JPY scambia intorno a 157,60. I dati storici mostrano che interventi valutari giapponesi effettivi o anche solo minacciati possono spingere lo yen a rafforzarsi di 300-500 pip nel giro di poche ore. Ridurre la leva sulle posizioni lunghe è una scelta prudente finché restano elevati i timori di intervento sul mercato.
Consigliamo di attendere una rottura chiara al di sotto del ritracciamento di Fibonacci del 23,6% prima di aprire nuove posizioni ribassiste su derivati. Una discesa sostenuta apre obiettivi al ribasso ben definiti al livello del 38,2% a 156,71 e al ritracciamento del 50,0% in area 155,98. L’utilizzo di spread di put corte consente di beneficiare di questo breakdown tecnico senza esporsi a un rischio illimitato nel caso in cui il dollaro rimbalzi improvvisamente.
Valutazione delle opportunità e approcci alla volatilità
Riteniamo interessante impostare call rialziste se i prezzi spot dovessero scendere più vicino alla robusta fascia di supporto strutturale tra 155,25 e 156,00. I dati del mercato dei futures riflettono attualmente oltre l’85% di probabilità che la Federal Reserve alzi il costo del denaro entro fine anno, mantenendo intatta la tendenza rialzista di fondo del dollaro. Storicamente, differenziali di rendimento ampi tra Stati Uniti e Giappone tendono a riaffermarsi una volta che rientra il panico iniziale legato agli interventi.
Raccomandiamo strategie di volatilità a breve scadenza, come straddle o strangle, in vista dei prossimi dati macro USA e degli interventi delle banche centrali. Variazioni brusche nei prezzi energetici, già volatili, e nei commenti di politica monetaria potrebbero facilmente innescare un rapido retest delle resistenze superiori a 157,97 e 159,07. Gestire in modo rigoroso l’esposizione in derivati attorno a queste barriere tecniche aiuterà a proteggere il capitale di trading da improvvisi cambiamenti nelle aspettative di politica monetaria nelle prossime settimane.
Inizia a fare trading ora — clicca qui per creare il tuo conto reale VT Markets.