USD/JPY si è ammorbidito nella sessione asiatica di giovedì, scendendo a poco sotto la metà dei 162,00 e interrompendo un rialzo di quattro sedute, pur restando vicino a un massimo di quattro decenni segnato mercoledì scorso. Le indiscrezioni secondo cui le autorità giapponesi potrebbero sostenere lo yen hanno favorito un parziale rientro delle posizioni ribassiste sul JPY. Anche il dollaro si è indebolito dopo che i verbali del FOMC del 16–17 giugno non hanno evidenziato una svolta più “hawkish”, sebbene dal resoconto emerga una divisione tra i funzionari sulle prospettive di politica monetaria e l’indicazione di un ulteriore irrigidimento necessario per riportare l’inflazione al 2%.
I mercati hanno continuato a prezzare almeno un rialzo dei tassi Fed nel 2026, contribuendo a limitare le perdite del biglietto verde. La Fed è vista mantenere il tasso di riferimento al 3,50%-3,75% a luglio, mentre la BoJ ha portato il proprio tasso di policy all’1,0%, lasciando un differenziale di 250-275 punti base che sostiene il carry trade sul JPY. Il rischio geopolitico ha aggiunto supporto al dollaro: gli Stati Uniti hanno lanciato nuovi attacchi contro l’Iran dopo aggressioni a navi commerciali nello Stretto di Hormuz, l’Iran ha risposto colpendo asset USA in Bahrain e Kuwait e Donald Trump ha dichiarato che il cessate il fuoco era finito.
Rischio di intervento e volatilità di mercato
Alla data attuale del 9 luglio 2026, vediamo la coppia USD/JPY scambiare appena sotto la metà dei 162,00, un livello che mantiene il mercato in tensione. La nostra preoccupazione principale è l’aumento della probabilità di un intervento diretto delle autorità giapponesi per rafforzare la valuta. Siamo quindi cauti nell’aggiungere nuove posizioni long a questi livelli, poiché il rischio di un calo improvviso e marcato è elevato.
Dobbiamo prestare grande attenzione al rischio di intervento, poiché rappresenta la minaccia più immediata per le nostre posizioni. Guardando agli interventi del 2022, l’azione della Bank of Japan portò la coppia a scendere di oltre 5 yen in un solo giorno, mostrando quanto rapidamente possano essere erosi i profitti. L’attuale volatilità implicita nel mercato delle opzioni su USD/JPY è aumentata di oltre l’11% nell’ultimo mese, segnalando che anche altri operatori stanno prezzando un movimento ampio e imminente.
Sostegno del carry trade e strategie di copertura
Nonostante questo rischio, il supporto di fondo per la coppia resta il significativo differenziale dei tassi tra Stati Uniti e Giappone. Con un gap di circa 2,50%-2,75%, il carry trade — prendere a prestito yen per acquistare dollari — rimane per noi molto redditizio. I verbali FOMC più recenti suggeriscono inoltre che almeno un ulteriore rialzo dei tassi è possibile quest’anno, il che amplierebbe ulteriormente il differenziale e sosterrebbe il dollaro.
Per gestire questo contesto, riteniamo essenziale nelle prossime settimane l’utilizzo di derivati per il controllo del rischio. Stiamo valutando l’acquisto di opzioni put su USD/JPY con scadenza a un mese per proteggere le posizioni long esistenti da un improvviso ribasso causato da un intervento. Questa strategia ci consente di mantenere l’esposizione al carry trade, fissando al contempo un livello minimo chiaro per le perdite potenziali.
Le rinnovate tensioni geopolitiche tra Stati Uniti e Iran complicano ulteriormente il quadro, sostenendo il dollaro USA. Nei periodi di incertezza globale, i capitali tendono a rifluire verso il dollaro come bene rifugio, una dinamica osservata nelle fasi iniziali del conflitto in Ucraina nel 2022. Questo potrebbe spingere USD/JPY ancora più in alto, potenzialmente costringendo la mano al Giappone e rendendo le nostre coperture tramite opzioni put ancora più cruciali.
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