USD/JPY ha esteso i guadagni lunedì, scambiando intorno a 157,45, in rialzo dello 0,36%, mentre lo yen giapponese si è indebolito nonostante la stretta della Bank of Japan e il riemergere delle preoccupazioni su una possibile intervento sul mercato dei cambi. Il movimento ha fatto seguito al rimbalzo della scorsa settimana del dollaro USA dopo che la Federal Reserve ha aumentato il tasso di riferimento per la prima volta in tre anni, mentre il presidente Kevin Warsh ha assunto un tono più hawkish. I mercati prezzano ora una probabilità del 53% di un ulteriore rialzo di 25 punti base in ottobre, dal 43% di una settimana prima, e vedono la probabilità di almeno un altro aumento entro fine anno al 90%, rispetto all’80%.
In Giappone, venerdì la BoJ ha alzato il tasso di policy di 25 punti base all’1,25%, il livello più alto in 31 anni, ma indicazioni contrastanti e gli inviti alla pazienza da parte di due membri del board hanno limitato il sostegno allo JPY. L’attenzione delle autorità si è intensificata dopo un “rate check” della BoJ con i partecipanti di mercato, mentre il Dollar Index si attestava vicino a 100,35 rispetto al massimo di sette settimane a 100,56. I rendimenti dei Treasury USA a 10 anni erano intorno al 4,97% dopo il 5,04% della scorsa settimana, i massimi dal 2007, mentre le tensioni in Medio Oriente mantenevano un premio per il rischio inflazione; Donald Trump ha inoltre detto che probabilmente sarebbe aperto a un incontro con Masoud Pezeshkian dell’Iran all’Assemblea Generale dell’ONU. Sul piano tecnico, USD/JPY ha tenuto sopra la SMA a 100 periodi a 156,16 e la SMA a 200 periodi a 155,10, con resistenza a 158,00 e RSI vicino a 61; tra i livelli di supporto figurano 156,50, 155,50 e 155,10.
Strategie sulla volatilità per USD/JPY e gestione del rischio
Raccomandiamo ai trader di derivati di posizionarsi su un’elevata volatilità nelle prossime settimane acquistando straddle o strangle su USD/JPY. Con il cross in area 157,45 e la minaccia di un intervento giapponese che incombe, ci aspettiamo oscillazioni di prezzo brusche e improvvise in entrambe le direzioni. Storicamente, quando il Ministero delle Finanze giapponese è intervenuto nel 2024, lo yen è rimbalzato di oltre 500 pip in un solo giorno, uno scenario che potrebbe facilmente ripetersi se venisse superata la soglia di 158,00.
Per proteggersi da improvvise accelerazioni al ribasso dovute a un intervento della Bank of Japan, suggeriamo di utilizzare opzioni put knock-out con barriere impostate appena sotto livelli chiave di supporto come 155,10. Questi prodotti strutturati consentono di catturare la spinta rialzista legata a una Fed più hawkish, limitando al contempo il rischio di ribasso nel caso in cui le autorità giapponesi entrino sul mercato. La volatilità implicita delle opzioni USD/JPY a breve scadenza è storicamente balzata oltre il 12% durante precedenti fasi di intervento, rendendo le strategie di acquisto di premio particolarmente interessanti in questo momento.
Opportunità macro su tassi e curve dei rendimenti
Dovremmo inoltre guardare ai future sui tassi a breve termine per capitalizzare l’ampliamento della divergenza di policy tra USA e Giappone. Con il tool CME FedWatch che incorpora una probabilità del 53% di un rialzo della Fed in ottobre, vendere i future sui Fed Funds di ottobre offre un’operazione ad alta probabilità mentre il mercato si adegua all’impostazione hawkish del presidente Warsh. Nel frattempo, possiamo sfruttare le divisioni all’interno della Bank of Japan andando short sui future sui Japanese Government Bond (JGB), scommettendo che la loro lenta normalizzazione manterrà compressi i rendimenti in JPY.
Infine, consigliamo di monitorare attentamente il rendimento del Treasury USA a 10 anni, che sta attualmente testando l’area 4,97% e rimane sostenuto dalle tensioni geopolitiche. Se i rendimenti dovessero risalire verso i massimi del 2007 oltre il 5,00%, il dollaro troverebbe ulteriore supporto fondamentale, complicando la difesa dello yen da parte del Giappone. Possiamo esprimere questa view macro entrando long su swap di steepener della curva dei rendimenti, anticipando che un’inflazione persistente manterrà elevati i tassi USA a lungo termine.
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