USD/JPY è stato scambiato con un orientamento positivo venerdì, passando di mano intorno a 158,30 e avviandosi verso la quarta settimana consecutiva di rialzo, mentre lo Yen si indeboliva dopo il calo dei rendimenti dei titoli di Stato giapponesi. Il rendimento del JGB decennale è sceso verso il 3,00% dal picco del 3,153% toccato a inizio settimana, il livello più alto degli ultimi 30 anni, mentre il rendimento del Treasury USA a 10 anni si è mantenuto intorno al 5,248% dopo essere arretrato dal 5,365%, massimo dal 2002. Il differenziale risultante ha lasciato i rendimenti USA circa 225 punti base sopra quelli del Giappone, sostenendo il Dollaro e mantenendo pressione sullo Yen a basso rendimento, insieme alle preoccupazioni fiscali.
Il Dollaro è rimasto sostenuto poiché i rischi inflazionistici legati al petrolio hanno mantenuto elevati i rendimenti dei Treasury e hanno alimentato le attese di un ulteriore intervento della Federal Reserve prima della fine dell’anno, con il Dollar Index USA intorno a 102,30 dopo un minimo intraday vicino a 101,92. Le quotazioni dei derivati tramite il CME FedWatch Tool indicavano nessuna variazione alla riunione del 27–28 ottobre ma una probabilità dell’85% di un rialzo a dicembre. Le aspettative d’inflazione dell’Università del Michigan sono aumentate, con la misura a 1 anno al 4,7% rispetto al 4,6% e quella a 5 anni al 3,5% rispetto al 3,4%, mentre l’attenzione si spostava sul CPI USA della prossima settimana; in Giappone, il graduale inasprimento della Bank of Japan ha offerto un supporto limitato, mentre i riferimenti al monitoraggio dello Yen e dell’inflazione coincidevano con i rischi sui costi d’importazione guidati dal petrolio e con USD/JPY che oscillava vicino a 160, un livello associato a timori di intervento.
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Strategia sui derivati e gestione del rischio in un contesto di minaccia di intervento
Suggeriamo che i trader di derivati si preparino a un proseguimento della dinamica rialzista su USD/JPY, restando però estremamente vigili rispetto alla soglia psicologica di 160,00. Con il cambio attualmente intorno a 158,30, l’ampliamento del differenziale dei tassi di circa 225 punti base continua a favorire nettamente il Dollaro USA. Storicamente, quando spread sui rendimenti di questa entità persistono, i flussi di capitale tendono a uscire con continuità dallo Yen e a dirigersi verso asset statunitensi a rendimento più elevato.
Per gestire la minaccia incombente di un improvviso intervento del governo giapponese, consigliamo di utilizzare opzioni валютarie anziché posizioni spot dirette, così da limitare il rischio di ribasso. L’acquisto di opzioni call su USD/JPY o l’impiego di strategie strutturate su opzioni possono proteggere i portafogli da repentini sell-off sostenuti dallo Stato. Le autorità giapponesi hanno una storia di interventi massicci sui mercati obbligazionari e valutari quando lo Yen si deprezza troppo rapidamente, rendendo essenziali limiti di rischio rigorosi.
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Eventi macro e rischi legati ai prezzi dell’energia nei piani di trading
Dovremmo monitorare da vicino la pubblicazione del prossimo Indice dei Prezzi al Consumo (CPI) statunitense per valutare se l’inflazione costringerà la Federal Reserve ad agire a dicembre. Poiché le quotazioni di mercato indicano attualmente una probabilità dell’85% di un rialzo dei tassi a dicembre, dati d’inflazione più alti delle attese potrebbero riportare i rendimenti USA verso il recente picco del 5,365%. I trader possono utilizzare i futures sui tassi d’interesse a breve termine per sfruttare questi cambiamenti nelle aspettative di politica monetaria in vista della riunione di fine ottobre.
L’aumento dei prezzi globali del petrolio rappresenta un altro fattore chiave che dobbiamo incorporare nelle strategie di trading di breve periodo. Il Giappone importa quasi tutti i combustibili fossili, il che significa che costi energetici più alti tendono naturalmente a indebolire lo Yen peggiorando la bilancia commerciale del Paese. Assumere posizioni lunghe su derivati energetici insieme a posizionamenti rialzisti su USD/JPY può costituire un’efficace strategia “doppia” per intercettare questa pressione macroeconomica in corso.
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