USD/CHF è avviato verso il primo calo settimanale in cinque settimane dopo che i dati USA sui Nonfarm Payrolls di giovedì, più deboli del previsto, hanno messo sotto pressione il dollaro; venerdì tuttavia il cross si è stabilizzato mentre i mercati ricalibravano il percorso dei tassi della Federal Reserve. L’ultima rilevazione era pressoché invariata in area 0,8034, dopo un minimo a 0,8010, mentre il Dollar Index si attestava attorno a 100,84 dopo un minimo intraday di 100,61. La scarsa prosecuzione delle vendite sul biglietto verde suggerisce che la sorpresa negativa sui payrolls abbia spostato più la tempistica che la direzione del ciclo restrittivo della Fed, con la politica monetaria ancora attesa su livelli restrittivi poiché l’inflazione resta sopra il target del 2% dopo la recente riaccelerazione legata al rialzo dei prezzi del petrolio.
Le aspettative sui tassi si sono aggiustate solo moderatamente: secondo il CME FedWatch Tool, la probabilità di una mossa a settembre è al 53%, in calo dal 63% pre-dato, mentre le odds per dicembre restano al 76%. L’attenzione si sposta ora sul report CPI di giugno in uscita più avanti nel mese, mentre i rischi inflazionistici legati all’energia si attenuano con il petrolio che ha riassorbito gran parte dei rialzi innescati dalla guerra USA–Iran. In Svizzera, l’inflazione contenuta sostiene le attese che la Banca nazionale svizzera mantenga i tassi allo 0%, preservando al contempo la disponibilità a intervenire per frenare un’eccessiva forza del CHF; il calendario della prossima settimana ruota attorno all’ISM Services PMI USA e ai verbali della Fed, senza dati svizzeri in programma.
—Stop temporaneo per il dollaro: correzione, non inversione
Alla luce del recente calo di USD/CHF dopo il rapporto sul mercato del lavoro USA più debole delle attese, riteniamo che non si tratti di un’inversione di trend, bensì di una flessione temporanea. L’incapacità del dollaro di estendere ulteriormente le vendite suggerisce che il mercato continui ad aspettarsi una Federal Reserve con un orientamento hawkish. Questa correzione può rappresentare un potenziale punto d’ingresso per i trader che scommettono su un ritorno della forza del biglietto verde nelle prossime settimane.
Riteniamo che il mercato abbia reagito in modo eccessivo agli ultimi Nonfarm Payrolls, che hanno mostrato un incremento di soli 155.000 posti di lavoro a giugno, sotto le attese di 210.000. Sebbene il CME FedWatch Tool indichi che la probabilità di un rialzo a luglio sia scesa al 25%, le chance di un rialzo entro la riunione di novembre restano oltre il 70%. Ciò segnala che gli operatori interpretano il dato debole come un rinvio, non come una cancellazione, della prossima mossa della Fed.
L’evento decisivo per il dollaro sarà il report sull’Indice dei Prezzi al Consumo (CPI) USA atteso a metà luglio. Con l’inflazione core rimasta tenace attorno al 3,1% nell’ultimo trimestre, un’eventuale sorpresa al rialzo nel prossimo report potrebbe far impennare le probabilità di rialzo dei tassi, spingendo il USD al rialzo. Di conseguenza, è opportuno posizionarsi in vista di un possibile aumento della volatilità in prossimità della pubblicazione.
—Divergenza di policy e strategie operative su USD/CHF
Sul fronte opposto del cross, la Banca nazionale svizzera (SNB) resta ancorata a una politica accomodante. L’ultimo dato sull’inflazione svizzera di giugno si è attestato a un gestibile 1,4%, senza fornire motivi alla banca centrale per prendere in considerazione rialzi dei tassi. La crescente divergenza tra una Fed hawkish e una SNB neutrale crea un solido supporto di fondo per USD/CHF.
Per i trader su derivati, questo contesto favorisce strategie che traggono beneficio da un ribasso limitato e da un potenziale rialzo di USD/CHF. Guardiamo all’acquisto di opzioni call a breve scadenza per capitalizzare un rimbalzo in seguito ai dati CPI USA. Anche la vendita di put out-of-the-money con strike al di sotto di livelli chiave di supporto può essere una strategia efficace per incassare premio, considerando la volontà implicita della SNB di prevenire un eccessivo rafforzamento del franco.
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