USD/CHF è rimasto pressoché invariato venerdì, con il calo dei prezzi del petrolio che ha esercitato una lieve pressione sul dollaro USA e sui rendimenti dei Treasury, mentre le aspettative di una politica monetaria più restrittiva della Federal Reserve e la guerra in Medio Oriente hanno fornito supporto. Il cambio è stato scambiato in area 0,8166, in calo da 0,8185, il massimo da giugno 2025. Il Dollar Index (DXY) si attestava intorno a 101,35, in flessione dello 0,10% nella giornata. Sul fronte geopolitico, Donald Trump ha dichiarato che Xi Jinping e Vladimir Putin gli avrebbero riferito che i rispettivi Paesi non forniranno armi all’Iran, mentre il ministro degli Esteri iraniano ha affermato che i colloqui con il Pakistan hanno riguardato iniziative e proposte, definendo l’approccio di Washington un ostacolo.
Il greggio è sceso marginalmente ma resta circa il 25% più alto questo mese, poiché i rischi legati al conflitto minacciano le rotte attraverso lo Stretto di Hormuz e Bab el-Mandeb; il WTI trattava vicino a 87,50 dollari dopo un breve movimento sopra 92,00 dollari giovedì, il livello più alto dall’11 giugno. Il CME FedWatch Tool indicava una probabilità dell’80% di un rialzo dei tassi a settembre, anche se la Fed era attesa lasciare i tassi invariati nella riunione del 28-29 luglio. Il PMI Composito preliminare di S&P Global è salito a 53,6 a luglio da 51,9, i Servizi sono aumentati a 53,6 da 51,2 e il Manifatturiero è sceso lievemente a 53,8 da 53,9; la Fed punta a un’inflazione al 2% e può anche ricorrere a QE o QT per influenzare le condizioni finanziarie.
Strategia di trading su USD/CHF in condizioni di mercato volatili
Suggeriamo ai trader su derivati di prepararsi a una volatilità più elevata su USD/CHF, con il cambio che oscilla intorno a 0,8166, vicino ai massimi da giugno 2025. Sebbene un ritracciamento temporaneo del West Texas Intermediate a 87,50 dollari abbia limitato i guadagni immediati del dollaro, le tensioni geopolitiche di fondo in Medio Oriente continuano a sostenere il biglietto verde. I trader dovrebbero valutare acquisti sui ribassi, utilizzando stop-loss stretti in area 0,8120 (supporto) per gestire improvvisi movimenti da “bene rifugio”.
Con i prezzi del petrolio in rialzo di circa il 25% questo mese, l’inflazione trainata dall’energia sta spingendo la Federal Reserve a riconsiderare il proprio percorso di politica monetaria. Riteniamo che questo spike dei prezzi renda altamente realistica l’aspettativa di mercato (80%) di un rialzo dei tassi a settembre, anche se la Fed dovesse mantenere i tassi invariati nella riunione del 28-29 luglio della prossima settimana. I trader di opzioni dovrebbero considerare un posizionamento per un dollaro più forte acquistando opzioni call USD out-of-the-money con scadenza a fine settembre.
Dati e driver di policy a supporto di una view rialzista sul dollaro
I recenti dati macroeconomici rafforzano ulteriormente la nostra impostazione rialzista sul dollaro, evidenziata dal PMI Composito di S&P Global USA salito a un massimo di otto mesi a 53,6. Questa resilienza dell’economia, unita a un orientamento più “hawkish” del Federal Open Market Committee, mantiene il Dollar Index stabile intorno a 101,35. Raccomandiamo di puntare su posizioni long di breve termine sul USD contro franco svizzero, poiché l’ampliamento dei differenziali di tasso storicamente favorisce il biglietto verde.
Tuttavia, occorre restare cauti rispetto a improvvisi cambiamenti sul fronte geopolitico, soprattutto alla luce degli sforzi di mediazione diplomatica che coinvolgono l’Iran e i Paesi vicini. Un’eventuale de-escalation potrebbe comprimere rapidamente i prezzi del petrolio verso la base di inizio anno, intorno a 75 dollari al barile, trascinando al ribasso anche il dollaro. Per coprire questo rischio, consigliamo di mantenere un portafoglio bilanciato con opzioni call su CHF a breve scadenza, per proteggersi da improvvisi flussi “safe-haven” verso la valuta svizzera.
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