L’indice ISM Services Prices Paid per gli Stati Uniti è sceso a giugno, rallentando a 67,7 da 71,3 della precedente rilevazione. Il movimento indica un ritmo più lento degli aumenti dei prezzi per gli input del settore dei servizi, mentre l’indice resta sopra i livelli tipicamente associati a un calo dei costi.
L’ultimo dato segue una stampa del mese precedente più elevata e mantiene la serie su livelli alti in termini storici. I mercati monitoreranno le prossime pubblicazioni ISM per confermare se le pressioni sui costi nei servizi continuino a raffreddarsi o si stabilizzino su un livello più alto.
Implicazioni per la politica monetaria e i tassi di interesse
Questo calo dell’ISM Services Prices Paid è un segnale significativo di raffreddamento dell’inflazione. Lo interpretiamo come un fattore che riduce la pressione sulla Federal Reserve a mantenere una politica restrittiva. Questo dato rafforza l’ipotesi di una possibile pausa o persino di un taglio dei tassi più avanti nel corso dell’anno.
I mercati obbligazionari stanno già reagendo, con il rendimento del Treasury decennale recentemente sceso sotto il 4,10% per la prima volta in due mesi. Riteniamo che questa tendenza proseguirà man mano che si prezzano aspettative di inflazione più basse. Di conseguenza, puntiamo ad aumentare le posizioni long sui futures sui Treasury note (ZN) per scommettere su un rialzo dei prezzi dei bond.
Opportunità di mercato su titoli growth, volatilità e valute
Questo contesto è favorevole per i titoli growth sensibili ai tassi, in particolare nel settore tecnologico. Il Nasdaq 100 ha storicamente sovraperformato quando i rendimenti dei Treasury scendono, poiché gli utili futuri vengono scontati a un tasso più basso. Utilizzeremo opzioni, come call spread sull’ETF QQQ, per ottenere esposizione rialzista gestendo al contempo il rischio.
Con un percorso più chiaro per la politica monetaria, ci aspettiamo una riduzione dell’incertezza di mercato. Il CBOE Volatility Index (VIX), attualmente intorno a 14, potrebbe scendere gradualmente verso i minimi da inizio anno in area 12. La vendita di opzioni call VIX out-of-the-money è uno dei modi con cui ci posizioniamo per questo atteso calo della volatilità.
Una Fed meno “hawkish” tende in genere a indebolire il dollaro USA rispetto alle altre principali valute. Il Dollar Index (DXY) ha faticato a superare la resistenza a 105,50 e questa notizia potrebbe essere il catalizzatore per un movimento al ribasso. Di conseguenza, stiamo valutando posizioni short sui futures sul dollaro USA per sfruttare questa potenziale debolezza.
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