L’inflazione alla produzione negli Stati Uniti, misurata dal Producer Price Index (PPI), è accelerata al 6,3% su base annua a settembre dal 5,6% di agosto, superando la previsione di mercato del 5,3%. Su base mensile, il PPI è aumentato dell’1,3%, ben al di sopra della stima consensuale dello 0,5%. Al netto di alimentari ed energia, il PPI è salito dello 0,7% mese su mese e del 5% anno su anno, con entrambe le letture sopra le attese.
Dopo i dati, l’Indice del dollaro USA ha invertito la precedente debolezza e ha recuperato un po’ di slancio, pur restando in calo dello 0,3% nella giornata a 102,22 al momento della pubblicazione. Una tabella separata sulle performance valutarie indicava che il dollaro USA era il più debole contro il franco svizzero, mentre la heat map allegata mostrava le variazioni percentuali tra le principali valute sulla base di coppie selezionate base/contropartita.
Impatto dello shock inflazionistico sui mercati dei derivati e sulla strategia di trading
Con l’inflazione alla produzione negli Stati Uniti balzata al 6,3% su base annua e l’aumento mensile a un sorprendente 1,3%, siamo di fronte a una forte sorpresa inflazionistica che cambia le regole del gioco per i trader di derivati. Storicamente, i picchi dei prezzi all’ingrosso precedono l’inflazione al consumo di uno-tre mesi, man mano che le imprese trasferiscono ai clienti costi più elevati degli input. Considerato che sia il dato headline sia quello core hanno ampiamente superato le aspettative, dobbiamo adeguare subito le strategie per prezzare una Federal Reserve decisamente più “hawkish”.
Sul mercato valutario, conviene valutare l’utilizzo di posizioni opzionali rialziste sul dollaro USA, mentre i differenziali di tasso tornano a suo favore. Anche se, sulla notizia, il Dollar Index ha oscillato brevemente intorno a 102,20, i dati storici mostrano che sorprese del PPI mensile sopra l’1,0% in genere innescano rally del dollaro su più settimane, poiché i future sui tassi vengono riprezzati. L’acquisto di call spread rialzisti sulle coppie in USD offre un modo a rischio controllato per capitalizzare su questo probabile recupero del biglietto verde, in particolare contro valute a basso rendimento.
Gestione del rischio per azioni e reddito fisso in un contesto di alta inflazione
Invitiamo inoltre i trader di derivati a rivalutare l’esposizione azionaria, poiché l’aumento dei costi alla produzione minaccia direttamente i margini di profitto delle società. Quando l’inflazione core all’ingrosso raggiunge il 5% annuo, la volatilità azionaria tende di norma ad aumentare, perché le aziende faticano a sostenere la crescita degli utili senza rischiare di distruggere la domanda con rialzi di prezzo. Mettersi short sui future sugli indici azionari o acquistare opzioni put protettive sui principali indici consente di coprirsi contro una probabile compressione delle valutazioni nei settori più sensibili ai tassi, come la tecnologia.
Infine, i derivati su reddito fisso e volatilità meritano un’attenzione immediata nelle prossime settimane. Andare short sui future sui Treasury a breve scadenza consente di posizionarsi coerentemente con rendimenti obbligazionari in rialzo, mentre il mercato sconta minori probabilità di tagli aggressivi dei tassi da parte della banca centrale. Inoltre, costruire posizioni long di volatilità tramite opzioni può proteggere i portafogli da inversioni di mercato rapide e improvvise, man mano che verranno pubblicati i prossimi dati macroeconomici.
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