Gli Stati Uniti terranno le elezioni di midterm il 3 novembre, dopo due anni segnati dall’aumento del protezionismo commerciale, dalle pressioni sull’indipendenza della Federal Reserve e, dalla primavera, dalla guerra con l’Iran. I Repubblicani sono attesi subire una pesante battuta d’arresto elettorale, mentre i Democratici dovrebbero conseguire guadagni significativi, in un contesto macroeconomico deteriorato, con l’inflazione in aumento e tassi d’interesse più elevati che acuiscono la crisi di accessibilità.
Implicazioni per la politica fiscale
Per i mercati, la questione chiave è come l’esito possa orientare la politica fiscale, in un momento in cui una vendita generalizzata dei Treasury ha spinto i rendimenti su massimi pluridecennali. Questa combinazione dovrebbe sottoporre le aspettative fiscali legate al voto a un vaglio più stringente del consueto, aumentando il rischio di una reazione di mercato più ampia, anche sul fronte valutario.
Reazioni dei mercati e volatilità
Finora si sono visti segnali limitati di nervosismo pre-elettorale: la volatilità implicita a 1 mese su EUR/USD è aumentata a fine settembre, ma ciò è attribuito a movimenti più ampi dei mercati dei titoli di Stato piuttosto che alla politica. Nelle ultime settimane i Treasury sono comunque scesi bruscamente, in scia alle preoccupazioni sull’inflazione, mentre questo mese l’S&P 500 ha segnato nuovi massimi storici.
Inizia a fare trading ora — clicca qui per creare il tuo conto reale VT Markets.