Reuters ha riferito che i negoziatori statunitensi e iraniani stanno discutendo un’uscita graduale dalla guerra, incentrata sulla riapertura dello Stretto di Hormuz da parte di Teheran e sulla revoca del blocco navale economico di Washington, anche se nessuna delle due parti vuole muoversi per prima. Dopo la notizia il Brent è arretrato a 105 $/barile da 108 $/barile e resta comunque sopra il livello di martedì a 98 $/barile, mentre i titoli core hanno esteso la fase di vendite: la curva Usa ha registrato un bear steepening con rendimenti in rialzo di 2,8 pb sul 2 anni e di 9,1 pb sul 20 anni, e il 30 anni ha toccato il massimo da giugno 2004, con scadenze dal 3 anni in su in chiusura oltre il 5%. Sui tassi in euro, anche la curva swap in EUR si è irripidita: il tratto front-end è sceso di 6,3 pb ma il long end è salito fino a 2,5 pb; le azioni hanno chiuso fino a -0,5% e l’EUR/USD ha terminato vicino a 1,1380, con il minimo YtD a 1,1325 poco distante.
Nel Regno Unito, due vice-governatori della Bank of England hanno avallato il posizionamento del mercato monetario in vista di novembre dopo che il voto 6-3 della scorsa settimana ha mantenuto il Bank Rate al 3,75%, mentre i mercati prezzano una probabilità dell’87% di rialzo a novembre e tre ulteriori mosse da 25 pb fino al 4,75% entro la prossima estate; i gilt sono stati venduti, aggiungendo 12-14 pb in due giorni. Altrove, il Reno ha toccato un nuovo minimo con l’idrometro di Kaub a 4 centimetri, riducendo la capacità di trasporto e aumentando i costi, mentre la fiducia dei consumatori nel Regno Unito è leggermente migliorata a settembre: l’indice GfK è salito da -14 a -13 contro attese a -16.
—Implicazioni per i mercati di energia, bond e valute
Suggeriamo ai trader di derivati di prepararsi a un aumento della volatilità sui mercati energetici mentre i negoziatori discutono un percorso graduale per riaprire lo Stretto di Hormuz. Con il Brent già sceso da 108 a 105 dollari al barile, gli operatori in opzioni dovrebbero valutare l’acquisto di put protettive o la costruzione di bear put spread per beneficiare di ulteriori ribassi. Storicamente, improvvise svolte diplomatiche in Medio Oriente hanno innescato correzioni rapide del 10%-15% dei prezzi del greggio, con l’evaporazione dei premi per il rischio geopolitico.
Il marcato bear steepening della curva dei rendimenti Usa, che ha spinto le scadenze oltre i tre anni sopra la soglia critica del 5%, implica la necessità di posizionarsi per ulteriori pressioni sui bond a lunga duration. Le recenti aste Treasury deboli, caratterizzate da tail dei rendimenti più ampi e rapporti bid-to-cover sotto la media, indicano che i primary dealer stanno diventando fortemente saturi di offerta. Raccomandiamo di operare su interest rate swap o di mettersi short sui future obbligazionari a lunga scadenza per coprirsi rispetto a questa normalizzazione in corso dei tassi reali.
Nel Regno Unito, con i mercati monetari che prezzano una probabilità dell’87% di rialzo dei tassi a novembre, vediamo un forte razionale per operare su derivati sensibili alla sterlina. I funzionari della banca centrale avvertono che le imprese domestiche non possono assorbire indefinitamente costi energetici elevati, preparando verosimilmente un percorso verso tassi al 4,75% entro la prossima estate. I trader dovrebbero guardare ai future sulla sterlina a breve termine o alle call su GBP/USD per sfruttare l’allargamento dei differenziali di rendimento.
I livelli idrometrici record ai minimi di appena 4 centimetri a Kaub sul Reno comprometteranno severamente le catene di approvvigionamento europee e faranno salire i costi di trasporto. Durante la precedente grave siccità europea del 2022, le tariffe di trasporto fluviale su chiatte sono balzate di oltre il 400%, trascinando la produzione industriale e facendo impennare i costi di transito inland. Riteniamo che questo shock dal lato dell’offerta si trasmetterà direttamente all’inflazione dell’Eurozona, rendendo molto rischiose nelle prossime settimane le posizioni receiver sui tassi swap in EUR.
—Pressioni sui mercati azionari e posizionamento difensivo
Sebbene i mercati azionari siano scesi finora solo di circa lo 0,5%, ci aspettiamo che questa resilienza venga meno man mano che rendimenti obbligazionari più elevati e pressioni energetiche comprimono i margini societari. Con l’EUR/USD vicino al minimo da inizio anno di 1,1325, l’acquisto di call sul dollaro Usa appare una copertura difensiva particolarmente interessante. Consigliamo di mantenere leggera l’esposizione azionaria e di concentrarsi invece su operazioni di valore relativo nell’area valute e tassi.
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