Supporto di breve termine e principali dati catalizzatori per il dollaro USA
Tre banche vedono il dollaro USA sostenuto nel breve termine da prezzi del petrolio più solidi, rendimenti statunitensi elevati e persistenti aspettative di ulteriori strette da parte della Federal Reserve; tuttavia non si attendono né un breakout netto né un’inversione brusca in assenza di un chiaro catalizzatore. Il prossimo punto di attenzione è l’inflazione core CPI USA, con una banca che afferma che sarebbe necessaria una lettura pari o superiore allo 0,4% su base mensile per modificare in modo significativo il pricing di mercato. Più in generale, descrivono il rally come tirato, con posizionamento esteso, suggerendo che eventuali ulteriori rialzi dipenderanno dai dati in arrivo più che dalla sola dinamica di momentum.
Visioni divergenti delle banche sul percorso di recupero del dollaro
Una lettura è che la banca centrale dovrebbe mantenere i tassi invariati in ottobre, prima di un rialzo di 25 pb pienamente prezzato per dicembre, e che l’aumento dei costi energetici potrebbe spingere l’inflazione headline mentre la core resterebbe sotto controllo, limitando ulteriori guadagni del dollaro. Un’altra sostiene che il recupero del dollaro poggi più sulla credibilità della Fed, rafforzata dal rialzo dei tassi del mese scorso, che sulla forward guidance. Una terza indica che il proprio modello mostra il USD sopravvalutato contro tutte le valute del G10 tranne la sterlina, e lo colloca a un +1,1% di sopravvalutazione su base equi-ponderata; nonostante ciò, non vede un catalizzatore per un’inversione, pur segnalando il rischio legato alle elezioni di midterm negli USA e un possibile posizionamento prudenziale a fine ottobre.
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