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La tempistica Trump–Xi lascia i mercati alle prese con la scadenza di gennaio sul commercio, i rischi di strozzature sul petrolio e i controlli sulla tecnologia

by VT Markets
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Sep 28, 2026

Il vertice Trump–Xi ha prodotto una tabella di marcia più che accordi sostanziali, lasciando ai mercati il compito di prezzare tre scadenze distinte tra commercio, petrolio e tecnologia. Il segretario al Tesoro Scott Bessent ha dichiarato mercoledì 23 settembre che la tregua commerciale di Busan, precedentemente destinata a scadere il 10 novembre 2026, sarà prorogata al 10 gennaio 2027, mantenendo più bassi i dazi e assicurando continuità ai flussi di terre rare. Per il resto, la settimana ha consegnato un “board” commerciale limitato a un set ristretto di beni, una proposta statunitense di allerta sugli incidenti di IA e due panda, senza annunci pubblici su chip o terre rare e senza dettagli della Casa Bianca sui colloqui privati.

Le forze macro hanno dominato l’azione dei prezzi. Il dollaro ha toccato il livello più alto in quasi due mesi mentre aumentavano le attese di rialzi dei tassi da parte della Federal Reserve; i rendimenti dei Treasury sono saliti ai massimi dal 2007, con il decennale sopra il 5%. Il Brent ha scambiato sopra 105 dollari al barile, mentre l’ottimismo su progressi USA–Iran cresceva e poi svaniva. Sul fronte valutario, lo yuan era salito a un massimo di tre anni e mezzo prima di ripiegare verso 6,72 per dollaro dopo che la People’s Bank of China ha fissato un fixing centrale più debole delle attese. I flussi commerciali hanno inquadrato gli incentivi: l’avanzo cinese di agosto è stato di 119,1 miliardi di dollari, mentre il deficit USA con la Cina è sceso da 418 miliardi nel 2018 a 203 miliardi nel 2025. Il rischio petrolio si è concentrato su Hormuz e sull’Iran, con le importazioni cinesi di greggio in calo del 38% da aprile, da circa 13,2 milioni di barili al giorno a circa 8,2 milioni, insieme all’utilizzo di circa un miliardo di barili di riserve strategiche. Su chip e Taiwan, Pechino ha citato discussioni, incluso un pacchetto di forniture militari USA da 14 miliardi di dollari congelato da maggio, ma Washington non ha fornito alcun resoconto pubblico e i controlli all’export sono rimasti in vigore.

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Posizionarsi per lo “scoglio” di gennaio in un contesto di volatilità macro

Con la tregua commerciale di Busan estesa solo fino al 10 gennaio 2027, dobbiamo prepararci a una breve finestra di stabilità seguita da una volatilità intensa. Il mercato ha già prezzato questo sollievo temporaneo, lasciando lo yuan in area 6,72 dopo il recente rally. Dovremmo usare questo periodo di relativa calma per posizionarci in vista dello “scoglio” di gennaio, piuttosto che inseguire l’attuale tranquillità.

Non possiamo ignorare le pressioni macro più ampie, soprattutto con il Treasury decennale USA sopra il 5% e l’indice del dollaro in nuova fase di rafforzamento. Storicamente, quando i rendimenti toccano questi massimi a 19 anni, i titoli growth e i settori ad alta intensità di capitale subiscono forti pressioni di valutazione. Raccomandiamo ai trader su derivati di concentrarsi su strategie di steepener della curva dei rendimenti e su opzioni difensive per attenuare l’impatto di un contesto di tassi elevati.

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Scandire la volatilità tra petrolio, valute e tecnologia

Il petrolio resta l’orologio più immediato e volatile, con il Brent sopra 105 dollari al barile per via delle tensioni persistenti attorno allo Stretto di Hormuz. Il consumo globale giornaliero di petrolio è stimato in media oltre 103 milioni di barili al giorno nel 2026, rendendo qualsiasi interruzione nello Stretto — che gestisce circa il 20% del petrolio mondiale — altamente sensibile per i mercati. Suggeriamo di acquistare call spread di breve periodo sul Brent per catturare eventuali impennate improvvise, utilizzando al contempo opzioni put sulle azioni energy come copertura nel caso di un’intesa di cessate il fuoco di 60 giorni andata a buon fine.

Il recente fixing del midpoint giornaliero da parte della People’s Bank of China fornisce un segnale cruciale per i trader valutari. Se nelle prossime settimane lo yuan dovesse indebolirsi oltre 6,80, indicherebbe che Pechino si attende un deterioramento verso la scadenza commerciale di gennaio. Consigliamo di costruire posizioni long sulla volatilità USD/CNY, poiché nelle fasi storiche di escalation della guerra commerciale il cross è stato spinto rapidamente verso la soglia di 7,00.

Il mercato continua a sottovalutare il tail risk sistemico legato a Taiwan, che produce oltre il 90% dei microchip più avanzati al mondo. Considerato il congelamento del pacchetto USA da 14 miliardi di dollari e l’assenza di un consenso formale USA-Cina su Taiwan, le valutazioni del settore chip sono altamente vulnerabili. Riteniamo che l’acquisto di opzioni put out-of-the-money sui principali ETF dei semiconduttori sia un modo efficiente in termini di costo per coprirsi contro improvvisi blocchi della catena di fornitura.

Nelle prossime settimane dovremo monitorare da vicino i volumi degli acquisti cinesi di prodotti agricoli ed energia statunitensi, insieme a eventuali progressi diplomatici in Oman sul dossier Iran. Queste metriche concrete determineranno se smontare le coperture difensive o intensificare le strategie sulla volatilità. Mantenere orizzonti operativi brevi e focalizzati su queste date specifiche proteggerà il capitale mentre questi tre “orologi” scorrono verso la scadenza.

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