Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato che un nuovo ciclo di colloqui con l’Iran inizierà lunedì, dopo aver annullato un attacco pianificato che, secondo quanto riportato da Bloomberg, sarebbe stato accantonato anche in seguito alle richieste di alleati statunitensi in Medio Oriente, tra cui l’Arabia Saudita. Trump ha affermato che l’operazione abbandonata «sarebbe stato l’attacco più grande dalla Seconda guerra mondiale» e ha inquadrato la decisione come un tentativo di verificare se sia possibile raggiungere un accordo. Ha inoltre indicato che le discussioni potrebbero avvicinarsi a un’intesa sulla riapertura dello Stretto di Hormuz, ribadendo al contempo che Washington continuerà a perseguire la fine del programma nucleare iraniano.
I prezzi del petrolio sono scesi alla diffusione delle dichiarazioni, con il West Texas Intermediate in calo del 6,72% nella seduta a 79,38 dollari. Il WTI è un benchmark di greggio statunitense “leggero” e “dolce”, distribuito attraverso l’hub di Cushing e ampiamente utilizzato come riferimento sui mercati. Il suo prezzo è determinato da domanda e offerta, oltre che da fattori geopolitici e sanzioni, ed è influenzato dalle decisioni di produzione dell’OPEC e dai movimenti del dollaro USA, poiché il greggio è scambiato in valuta statunitense. Anche i dati settimanali sulle scorte dell’American Petroleum Institute e dell’Energy Information Agency possono muovere i prezzi; le rispettive rilevazioni risultano di norma vicine — entro l’1% l’una dall’altra nel 75% dei casi — mentre l’OPEC+ include dieci Paesi non OPEC, tra cui la Russia.
De-escalation geopolitica e dinamiche del mercato energetico
Osserviamo un cambiamento significativo nei mercati dell’energia, poiché i premi per il rischio geopolitico si dissolvono rapidamente dopo l’improvvisa de-escalation delle tensioni in Medio Oriente. Con il WTI in calo di oltre il 6% fino a 79,38 dollari, gli operatori sui derivati devono prepararsi a una fase di elevata volatilità e di pressione ribassista. Raccomandiamo di adeguare le strategie di breve termine per tenere conto di questo improvviso sollievo sugli asset rischiosi e del corrispondente arretramento del petrolio.
Per sfruttare questo cambio di scenario, suggeriamo ai trader di valutare l’acquisto di opzioni put out-of-the-money sui future WTI per coprirsi da ulteriori ribassi man mano che avanzano i colloqui diplomatici. Storicamente, quando il livello di minaccia nei pressi dello Stretto di Hormuz diminuisce, i prezzi del petrolio tendono a rientrare rapidamente verso la media, spesso mettendo alla prova supporti più bassi. Anche la vendita di opzioni call potrebbe rappresentare una strategia valida per incassare premi elevati legati alla volatilità implicita, prima che si comprimano.
Strategia di trading e outlook di mercato
Occorre inoltre monitorare con attenzione i prossimi report settimanali sulle scorte dell’EIA, che recentemente hanno mostrato aumenti inattesi delle giacenze di greggio, alimentando il momentum ribassista. In aggiunta, sarà cruciale seguire la compliance dell’OPEC+ e i livelli produttivi, mentre il cartello cerca di mantenere la stabilità dei prezzi. Se l’OPEC+ non annuncerà tagli immediati dell’offerta per contrastare questa flessione, il percorso tecnico di minore resistenza per il WTI resterà orientato al ribasso.
Nelle prossime settimane, consigliamo di mantenere una leva contenuta e di concentrarsi su operazioni in spread per navigare un mercato irregolare. Con l’avvio dei negoziati diplomatici, eventuali titoli positivi sulla riapertura delle rotte di navigazione potrebbero accelerare il sell-off. I trader dovrebbero restare agili, pronti a cristallizzare i profitti sulle posizioni short se il WTI si avvicina al supporto psicologico chiave di 75 dollari.
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