Il presidente Donald Trump ha dichiarato, dopo una telefonata con il presidente russo Putin, che la Russia fornirà immediatamente oltre 300.000 tonnellate di diesel ai mercati statunitensi e globali, con ulteriori spedizioni di 500.000 tonnellate a novembre e 1 milione di tonnellate successivamente. Le 300.000 tonnellate iniziali equivalgono a circa 2,2 milioni di barili, poco più di mezza giornata della domanda statunitense di distillati, che sono per lo più diesel. Nello stesso giorno, l’Office of Foreign Assets Control (OFAC) del Tesoro ha emesso la General License 135, che consente la vendita e l’importazione di diesel russo, incluso negli Stati Uniti, fino al 7 aprile 2027; all’inizio della settimana, i Paesi UE avevano concordato il 2 ottobre una proposta francese per rilasciare scorte di diesel in seguito a una richiesta di Trump.
I futures sul diesel a New York erano vicini a 4,67 dollari al gallone dopo un nuovo calo, pari a circa 196 dollari al barile rispetto a un WTI intorno a 90,50 dollari, implicando un margine di oltre 100 dollari per i raffinatori statunitensi. Il WTI spot è sceso da circa 91,00 dollari a poco sotto 90,00 dollari in due barre da cinque minuti dopo l’annuncio, invertendo circa tre quarti del rialzo dal minimo di seduta poco sotto 89,50 dollari; il movimento è seguito a due massimi entrambi falliti sotto 91,50 dollari. Il WTI ha poi recuperato fino a circa 90,50 dollari, muovendosi nell’intervallo giornaliero 89,50–91,50, mentre il momentum intraday è passato da ipercomprato a quasi ipervenduto e ha continuato ad attenuarsi.
Strategie di trading su diesel, crack spread e margini di raffinazione
Riteniamo che i trader di derivati debbano prepararsi immediatamente a un restringimento dell’enorme crack spread dei distillati dopo l’improvvisa affluenza di prodotto russo. Con i margini sul diesel ben oltre i 100 dollari al barile rispetto al greggio WTI, l’aggiunta di 2,2 milioni di barili oggi e fino a 1 milione di tonnellate nelle future spedizioni mensili comprimerà questi margini di raffinazione elevati. Raccomandiamo di entrare in operazioni di spread che beneficiano di un calo del diesel rispetto al petrolio greggio, per intercettare questo cambiamento dell’offerta.
Poiché i carichi di diesel russi competono direttamente con i prodotti domestici, ci aspettiamo che i raffinatori USA riducano gli acquisti di greggio se i profitti di lavorazione dovessero contrarsi rapidamente. Storicamente, quando i margini dei distillati crollano da livelli estremi, la domanda di greggio da parte delle raffinerie si raffredda velocemente, esercitando pressione al ribasso sui prezzi di riferimento. Suggeriamo di impostare posizioni corte su futures sul greggio o acquistare opzioni put se il WTI dovesse scendere sotto il supporto chiave a 89,50 dollari.
Prospettive di medio termine e gestione del rischio con l’aumento delle forniture
Dato che la nuova licenza del Tesoro si estende fino ad aprile 2027, il quadro strutturale dell’offerta di distillati si sta spostando lontano da una scarsità acuta. In analoghe svolte di policy storiche in cui sono state concesse deroghe d’emergenza, la volatilità delle opzioni sull’energia è aumentata inizialmente, prima che i prezzi di mercato tendessero in modo costante al ribasso su un orizzonte di quattro-sei settimane. Preferiamo utilizzare strategie in opzioni a rischio definito, come i bear put spread sui derivati del heating oil, per operare su questo ribasso atteso.
Gli indicatori tecnici intraday mostrano un momentum in brusco calo da condizioni di ipercomprato a quasi ipervenduto, segnalando una struttura dei prezzi fragile per i contratti energetici. Consigliamo di monitorare con attenzione il “tetto” a 91,50 dollari per il WTI, poiché l’incapacità di superare questo livello conferma che le nuove forniture fisiche stanno limitando la spinta rialzista. Restare agili con parametri di rischio rigorosi sarà essenziale mentre i rilasci coordinati di scorte europee e le spedizioni russe impattano le piazze globali nelle prossime settimane.
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