L’indice dei prezzi al consumo (CPI) “headline” di Tokyo è salito al 2,0% su base annua a luglio, dal 1,7% di giugno, secondo lo Statistics Bureau giapponese. La misura core che esclude i generi alimentari freschi è aumentata dell’1,9% contro un’attesa dell’1,7% e un dato precedente dell’1,6%, mentre l’indicatore che esclude alimentari freschi ed energia è avanzato al 2,0% dall’1,9%. Il CPI viene monitorato come variazione percentuale mese su mese e anno su anno, e l’inflazione core elimina le componenti più volatili di cibo e carburanti.
Sul mercato valutario, lo yen si è rafforzato dopo la pubblicazione, con USD/JPY in calo del 2,10% nella giornata a 159,95. Il CPI core è il riferimento osservato dalle banche centrali, che in genere puntano a un’inflazione intorno al 2%; quando supera tale livello, i tassi di policy tendono a salire e, viceversa, a scendere quando vi resta sotto. Tassi più elevati possono sostenere una valuta, mentre l’aumento dei rendimenti accresce il costo opportunità di detenere oro rispetto agli asset che offrono yield; inflazione e tassi più bassi in genere producono l’effetto opposto.
—Inflazione “sticky” e cambio di momentum dello yen
L’aumento inatteso dell’inflazione core di Tokyo all’1,9% a luglio indica che le pressioni sui prezzi in Giappone sono più persistenti del previsto, imponendoci di adeguare rapidamente le esposizioni sullo yen. Con USD/JPY in picchiata di oltre il 2% e la rottura odierna al ribasso della soglia chiave di 160,00, il momentum di breve periodo si è spostato rapidamente a favore dello yen. Suggeriamo ai trader di derivati di concentrarsi immediatamente sulla copertura del downside di USD/JPY nelle prossime settimane tramite l’acquisto di opzioni put a breve scadenza.
Storicamente, un’inflazione persistente in prossimità del target del 2% della Bank of Japan ha preceduto importanti svolte di politica monetaria, analoghe ai rialzi dei tassi di riferimento osservati nel 2024. Gli overnight index swap prezzano ora una probabilità del 65% di un ulteriore rialzo entro l’autunno, in netto aumento rispetto a inizio mese. Per posizionarsi, dovremmo valutare l’accumulo di opzioni call su JPY out-of-the-money per sfruttare eventuali annunci improvvisamente più “hawkish” da parte della banca centrale.
—Strategia sui derivati e implicazioni macro
Guardando al mercato delle opzioni, i risk reversal a un mese su USD/JPY sono scesi ai livelli più “bearish” degli ultimi mesi, segnalando un chiaro bias verso domanda di call sullo yen. La volatilità implicita sulla coppia è inoltre risalita verso l’11,5%, rendendo più costose le opzioni plain vanilla. Raccomandiamo l’implementazione di bear put spread per ridurre il premio, mantenendo al contempo esposizione al trend ribassista atteso su USD/JPY.
Inoltre, va monitorato come un yen più forte incida su asset macro più ampi come l’oro, storicamente sensibile ai cambiamenti dei rendimenti globali. Se rendimenti giapponesi più elevati spingessero al rialzo i rendimenti obbligazionari globali, aumenterebbe il costo opportunità di detenere oro, con potenziale pressione ribassista sui future sull’oro. Consigliamo ai trader di derivati di seguire da vicino questa relazione e di considerare posizioni short sui future dell’oro come operazione secondaria collegata a questo cambio di regime valutario.
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