Rabobank prevede che la Bank of Canada (BoC) manterrà il tasso overnight al 2,25% nella riunione del 2 settembre e lo lascerà invariato fino al 2027, anche se i mercati stanno prezzando circa 17 pb di restrizione entro fine anno. La banca richiama una crescita del PIL del 2° trimestre più robusta, trainata dalle esportazioni, ma segnala l’escalation delle tensioni commerciali USA–Canada e un’inflazione CPI headline elevata, legata all’energia e a rischi connessi al commercio.
Sul fronte delle prospettive di crescita, osserva che dazi a livelli approssimativamente pari agli attuali potrebbero ridurre il PIL canadese di 0,3–0,4 punti percentuali entro la fine del prossimo anno. La nota fa inoltre riferimento a un indebolimento delle tendenze sottostanti legato a una crisi di produttività, insieme a tensioni geopolitiche tra cui l’aumento dei dazi reciproci tra USA e Canada e il permanere della chiusura dello Stretto di Hormuz al traffico, quadro che Rabobank ritiene coerente con una politica monetaria già a un tasso terminale del 2,25%.
Implicazioni operative della view sui tassi
Vediamo una chiara opportunità per i trader di derivati di sfruttare il gap tra le attese di mercato e la nostra previsione in vista della decisione sui tassi del 2 settembre. Mentre il mercato sta attualmente prezzando circa 17 punti base di restrizione entro fine anno, ci aspettiamo che la Bank of Canada mantenga il tasso overnight stabile al 2,25%. I trader dovrebbero valutare di ricevere fisso sugli overnight index swap (OIS) canadesi o di acquistare future CORRA a breve scadenza, per beneficiare del rientro di queste aspettative hawkish.
Tensioni commerciali, inflazione e fragilità economica
I dati recenti indicano che l’acuirsi delle tensioni commerciali potrebbe sottrarre 0,3%–0,4% al PIL canadese fino al prossimo anno, soprattutto con l’entrata in vigore di nuovi dazi bilaterali. Sebbene la crescita del 2° trimestre guidata dalle esportazioni sia apparsa resiliente, l’aumento di questi venti contrari protezionistici limiterà in modo significativo la capacità della banca centrale di alzare ulteriormente i tassi. Storicamente, durante dispute commerciali simili — come le schermaglie tariffarie del 2018, che rallentarono la crescita delle esportazioni canadesi sotto l’1% — la banca centrale fu costretta a mettere in pausa il ciclo di restrizione.
Riconosciamo che l’inflazione headline resta elevata, alimentata dalla volatilità energetica e da pressioni sulle catene di fornitura, come la chiusura dello Stretto di Hormuz. Tuttavia, la crisi strutturale di produttività del Canada implica che l’economia sottostante sia troppo fragile per assorbire costi di finanziamento più alti. Poiché la politica monetaria è già al tasso terminale del 2,25%, puntare su ulteriori rialzi è un errore di valutazione che, a nostro avviso, i trader dovrebbero attivamente andare contro nelle prossime settimane.
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