La People’s Bank of China ha pubblicato un documento di policy in cui respinge le accuse secondo cui lo yuan sarebbe sottovalutato, sostenendo che la performance dell’export cinese deriva dalla competitività industriale più che da una manipolazione del cambio. Il documento arriva mentre i funzionari commerciali dell’UE tengono due giorni di colloqui con le controparti cinesi, con Bruxelles che sempre più inquadra lo squilibrio commerciale bilaterale come una questione di tasso di cambio. La banca centrale ha affermato che non esiste una relazione lineare tra il tasso di cambio e il saldo delle partite correnti e che i precedenti periodi di deprezzamento dello yuan non hanno accelerato i guadagni di quota di mercato dell’export. Ha inoltre dichiarato che la Cina inizierà a comunicare al FMI i dati sulle operazioni in valuta estera a partire dal 2027.
Domanda di credito domestico e riserve
La domanda di credito domestico è stata descritta come fiacca, con una spinta di policy trainata dagli investimenti che deve ancora tradursi in una ripresa più ampia. Le riserve valutarie cinesi sono scese a 3,40 mila miliardi di dollari USA a fine settembre, rispetto a un consenso Bloomberg di 3,43 mila miliardi di dollari USA, e in calo da 3,44 mila miliardi di dollari USA a fine agosto, in parte per effetti di valutazione legati a prezzi dell’oro più deboli. Nel trading spot, USD/CNY è sceso di 30 pips a 6,70, mentre USD/CNH è rimasto pressoché invariato a 6,70.
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