NZD/USD è salito marginalmente fino a circa 0,5735 nelle prime contrattazioni europee di giovedì, con il dollaro neozelandese supportato da una Reserve Bank of New Zealand (RBNZ) dal tono hawkish. La banca centrale ha aumentato l’Official Cash Rate di 25 punti base al 2,50% dal 2,25% nella riunione di luglio e ha indicato che potrebbero essere necessari ulteriori rialzi per riportare l’inflazione in linea con l’obiettivo. L’attenzione si sposta ora sul report statunitense settimanale delle nuove richieste di sussidio di disoccupazione (Initial Jobless Claims).
Il movimento è stato però smorzato da dati deboli sui prezzi in Cina, che spesso penalizzano il “Kiwi” in quanto proxy della Cina. L’indice dei prezzi al consumo (CPI) cinese è salito dell’1,0% a giugno dopo l’1,2% di maggio, sotto il consenso a 1,1%, mentre il CPI mensile si è attestato a -0,3% su base mensile contro -0,1% in precedenza, peggio del calo atteso dello 0,2%. Separatamente, il rinnovarsi degli attacchi statunitensi contro l’Iran e degli attacchi iraniani contro Kuwait e Bahrein si è protratto per un secondo giorno, aumentando la prospettiva di domanda di bene rifugio per il biglietto verde e di potenziali venti contrari per la coppia.
RBNZ hawkish tra venti contrari geopolitici ed economici
Il dollaro neozelandese beneficia della decisione della Reserve Bank of New Zealand di alzare i tassi al 2,50%, una mossa hawkish che segnala come ulteriori strette possano essere in arrivo. Riteniamo che questa forza sarà messa alla prova dall’escalation del conflitto tra Stati Uniti e Iran. Queste tensioni geopolitiche verosimilmente aumenteranno la domanda per il dollaro USA come bene rifugio, creando un forte vento contrario per la coppia NZD/USD.
Prospettive di volatilità e posizionamento strategico in un contesto di incertezza
A nostro avviso, queste forze contrapposte potrebbero generare una volatilità dei prezzi significativa nelle prossime settimane. La volatilità implicita a un mese sulla coppia è già salita all’11,5%, sopra la media degli ultimi sei mesi del 9,8%, segnalando che il mercato sta prezzando oscillazioni più ampie del normale. Di conseguenza, stiamo valutando strategie in opzioni che traggono beneficio da un aumento dei movimenti, anziché puntare su una direzione specifica.
Il potenziale rialzista del Kiwi è inoltre limitato dai deboli dati sull’inflazione cinese, principale partner commerciale, e da prezzi del latte poco brillanti, con l’ultima asta Global Dairy Trade che ha mostrato un aumento dei prezzi di appena lo 0,3%. Monitoriamo da vicino i dati sulle Initial Jobless Claims USA attesi più tardi oggi: un valore inferiore alle 235.000 previste potrebbe rafforzare ulteriormente il dollaro statunitense. Questi elementi rafforzano la nostra view secondo cui la pressione ribassista sulla coppia resta significativa.
Richiamando il precedente ciclo di rialzi della RBNZ che aveva portato i tassi a un picco del 5,50%, questa nuova fase di inasprimento segnala una determinazione che potrebbe evitare un crollo completo del dollaro neozelandese. In questo contesto, riteniamo appropriata la strategia di acquisto di strangle. Ciò consente di beneficiare di un movimento di prezzo rilevante in entrambe le direzioni, mentre si sviluppano queste potenti dinamiche economiche e geopolitiche.
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