NZD/USD è rimasto pressoché invariato intorno a 0,5870 lunedì, con il tasso spot vicino a 0,5868 dopo il rimbalzo da sotto 0,5800 ma senza riuscire a consolidare il rialzo della scorsa settimana, mentre il Dollaro USA si è stabilizzato. L’ISM Manufacturing PMI statunitense è salito a 55,6 a luglio da 53,3, superando il consenso di 54,0, e il movimento ha sostenuto i rendimenti dei Treasury. Altrove, il petrolio greggio è sceso dopo che il presidente Donald Trump ha confermato colloqui con l’Iran, migliorando il quadro complessivo del rischio e aiutando il Dollaro neozelandese a reggere meglio della valuta australiana.
I mercati sono concentrati sui dati del mercato del lavoro della Nuova Zelanda del secondo trimestre, con il tasso di disoccupazione visto al 5,4% rispetto al 5,3% e la crescita dell’occupazione allo 0,1% t/t da 0,2%; in precedenza il tasso di partecipazione era al 70,4%. Sotto osservazione anche il Labour Cost Index, con salari attesi in aumento dello 0,6% t/t rispetto allo 0,5%. La Cina resta un fattore determinante, con il PMI dei servizi RatingDog atteso a 53,7, in calo da 54,1. Sul piano tecnico, NZD/USD si colloca sopra la SMA a 20 periodi a 0,5858 e la SMA a 100 periodi a 0,5818, con resistenze a 0,5874 e poi 0,5888, prima di 0,5930 e 0,5965; i supporti si trovano a 0,5859, 0,5849 e 0,5818, mentre l’RSI (14) è intorno a 59.
Strategie di trading su derivati e outlook tecnico
Raccomandiamo ai trader di derivati di prepararsi a una volatilità più elevata sulla coppia NZD/USD mentre consolida in prossimità del livello critico di 0,5870. Con il prezzo bloccato tra la media mobile a 20 periodi a 0,5858 e la resistenza immediata a 0,5874, l’impiego di straddle di breve periodo potrebbe generare profitti rapidi. Questo range tecnico ristretto suggerisce che un breakout è imminente una volta che il mercato avrà metabolizzato la densa agenda macroeconomica di questa settimana.
L’ISM Manufacturing PMI USA sorprendentemente robusto, balzato a 55,6 a luglio, indica che l’economia statunitense resta altamente resiliente. Per proteggersi dal rischio che un Dollaro USA più forte trascini il kiwi al ribasso, possiamo considerare l’acquisto di opzioni put su NZD/USD. Storicamente, fasi di espansione manifatturiera USA così intense hanno portato a una forza del dollaro più persistente, rendendo la protezione al ribasso una priorità nelle prossime settimane.
Driver economici e strategie opzionali legate agli eventi
Il prossimo report sul mercato del lavoro neozelandese, con la disoccupazione attesa in lieve aumento al 5,4%, sarà un driver rilevante per la pricing delle opzioni. Un dato sui salari più “caldo” del previsto, sopra lo 0,6% t/t, complicherebbe il percorso della banca centrale e innescherebbe movimenti bruschi in entrambe le direzioni. Proponiamo l’utilizzo di opzioni knock-out per gestire l’evento, poiché offrono costi di ingresso inferiori pur proteggendo da cambiamenti improvvisi nelle aspettative sui tassi.
Infine, va monitorato il rallentamento del settore dei servizi cinese, con il PMI in uscita atteso in flessione a 53,7. Poiché la Nuova Zelanda dipende in modo significativo dalla domanda cinese per le esportazioni di materie prime, eventuali delusioni su quel fronte indebolirebbero il kiwi. Consigliamo di tradare questo rischio andando lunghi su opzioni call AUD/NZD per sfruttare la relativa sottoperformance del Dollaro neozelandese.
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