NZD/USD è sceso a circa 0,5870 negli scambi asiatici di venerdì dopo tre giorni di rialzi, con le pubblicazioni dei PMI cinesi che hanno pesato sul sentiment. Il PMI manifatturiero NBS è calato a 49,2 in luglio da 50,3, sotto il consenso a 50,0, mentre il PMI non manifatturiero è sceso a 49,0 da 50,2 contro una previsione di 50,0. In Nuova Zelanda, l’indice di fiducia dei consumatori ANZ-Roy Morgan è aumentato di 8 punti a 99,3 in luglio, il massimo da febbraio, pur restando 19 punti sotto il picco di gennaio. Le aspettative a un anno sono migliorate a -13% da -23% e l’outlook a cinque anni è salito di 5 punti a +12%.
Il Dollaro USA si è rafforzato, mettendo sotto pressione la coppia, dopo che un tono hawkish della Federal Reserve ha ribadito l’obiettivo di inflazione al 2%. Il punteggio FXS Speechtracker è stato 7/10 contro una media storica di 6/10 e l’FXS Fed Sentiment Index è salito di 18,94 punti a 147,58, sopra la soglia neutrale di 100. In evidenza anche diplomazia e geopolitica: il Pakistan ha dichiarato che sono in corso colloqui USA-Iran, mentre Donald Trump ha affermato che un accordo di un “Board of Peace” prevedrebbe il disarmo a Gaza e un’uscita israeliana, con notizie secondo cui alti funzionari di Hamas avrebbero confermato un’intesa per porre fine al conflitto.
Dati cinesi e politica della Fed alimentano il ribasso su NZD/USD
Riteniamo che i trader su derivati debbano prepararsi a una prosecuzione della pressione ribassista sulla coppia NZD/USD nelle prossime settimane, mentre fatica in area 0,5870. Questa tendenza al ribasso è fortemente guidata dal deludente PMI manifatturiero cinese a 49,2, che incide direttamente sulla Nuova Zelanda poiché la Cina acquista circa il 28% delle esportazioni totali neozelandesi. L’acquisto di opzioni put di breve termine sul Kiwi appare una strategia altamente percorribile finché l’attività economica cinese resta in contrazione.
Dall’altro lato della coppia, l’impostazione hawkish della Federal Reserve sta potenziando il Greenback, come mostra l’impennata del Fed Sentiment Index a 147,58. Storicamente, quando la Fed mantiene una politica monetaria restrittiva, il differenziale di rendimento favorisce nettamente il Dollaro rispetto alle valute legate alle materie prime come il Kiwi. Raccomandiamo di utilizzare opzioni call su USD per capitalizzare su questa persistente divergenza dei tassi.
La resilienza locale è superata dai rischi esterni
Anche se l’economia domestica neozelandese mostra resilienza con la fiducia dei consumatori in aumento di 8 punti a 99,3, le forze macro globali stanno prevalendo su questi progressi interni. I trader su derivati dovrebbero evitare posizionamenti long sul Kiwi basandosi unicamente sulle prospettive locali, poiché i rischi esterni sul fronte del commercio restano troppo elevati. In alternativa, si possono impiegare strategie strutturate su opzioni, come i bear put spread, per mitigare il rischio puntando al contempo a ulteriori ribassi.
Inoltre, l’allentamento delle tensioni geopolitiche sta riducendo i premi per il rischio “bene rifugio”, ma l’assenza di slancio sulle commodity continua a limitare il Kiwi. L’economia neozelandese, fortemente orientata all’export, dipende da prezzi globali del latte sostenuti, e lo storico del Global Dairy Trade (GDT) price index mostra che una domanda globale più debole deprime direttamente la valuta. Riteniamo che posizionarsi per un NZD più debole contro USD fino a fine agosto sia la scelta più sensata.
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