NZD/USD è sceso per la terza seduta consecutiva, oscillando vicino a 0,5700 negli scambi asiatici, mentre il dollaro neozelandese si indeboliva dopo che la Reserve Bank of New Zealand ha segnalato che eventuali ulteriori strette sarebbero graduali. I mercati continuano a prezzare il rischio di un nuovo rialzo a ottobre, mentre ING ha affermato che le indicazioni di settembre suggerivano «solo spazio per un altro +25 pb al 3,0%», pur inquadrando tale percorso come dipendente dai dati. Con i prezzi del petrolio elevati, le prospettive d’inflazione potrebbero imporre revisioni di fine anno alle proiezioni della RBNZ, mantenendo in gioco il tetto dei tassi.
Il sentiment di rischio è stato contrastato: i trader hanno monitorato un imminente vertice USA-Cina e seguito la diplomazia in Medio Oriente, incluso il presidente iraniano Masoud Pezeshkian alla guida di una delegazione all’Assemblea Generale dell’ONU e le dichiarazioni del presidente USA Donald Trump su un possibile incontro a margine. A fare da contrappeso, il Segretario al Tesoro USA Scott Bessent ha detto che dal 23 settembre si applicheranno sanzioni secondarie alle società estere che forniscono servizi alle compagnie aeree iraniane. Sul fronte della politica monetaria USA, un punteggio FXS Speechtracker pari a 8/10 rispetto a una media di 7,4/10 si è affiancato all’obiettivo d’inflazione al 2%, ai riferimenti all’inflazione in un orizzonte di 18 mesi, a piani di prezzo delle imprese vicini al 3% e a un’inflazione core «troppo alta» fino al 3%; l’FXS Fed Sentiment Index è salito di 0,42 a 149,96, sopra la soglia neutrale di 100.
Strategie di trading per una persistente debolezza del NZD/USD
Raccomandiamo ai trader di derivati di posizionarsi per una prosecuzione della pressione ribassista sul cambio NZD/USD nelle prossime settimane, mentre scambia intorno a 0,5700. L’ampliamento del differenziale dei tassi favorisce nettamente il dollaro USA, soprattutto con il Fed Sentiment Index in salita a 149,96. Puntare contro il Kiwi tramite opzioni put appare la strategia più efficace per capitalizzare questa serie di ribassi pluriseduta.
Tuttavia, occorre coprire tali posizioni short contro possibili sorprese al rialzo da parte della Reserve Bank of New Zealand. Con il Brent globale attorno a 78 dollari al barile, l’aumento dei costi energetici potrebbe costringere la RBNZ a spingere i tassi oltre il tetto previsto del 3,0%. I trader dovrebbero valutare l’acquisto di opzioni call out-of-the-money sul NZD per proteggersi da un improvviso cambio di tono in senso più restrittivo.
Posizionamento sul dollaro e gestione della volatilità tra rischi di politica monetaria e geopolitici
Dall’altro lato dell’operazione, l’impostazione hawkish di Alberto Musalem segnala che i tassi USA potrebbero dover restare più alti più a lungo per frenare un’inflazione persistente. Ciò è coerente con il punteggio FXS Speechtracker di 8/10, indicativo di una forte inclinazione verso una politica monetaria statunitense più restrittiva. Dovremmo privilegiare posizioni long in USD, poiché il biglietto verde ha un’elevata probabilità di mantenere il proprio vantaggio di rendimento rispetto al dollaro neozelandese.
È inoltre necessario prepararsi a un aumento della volatilità di mercato a partire da questa settimana, con l’entrata in vigore delle nuove sanzioni secondarie il 23 settembre. Sebbene l’ottimismo su un possibile vertice USA-Cina possa sostenere temporaneamente il Kiwi, sensibile al commercio estero, le tensioni geopolitiche restano una minaccia rilevante per l’appetito globale per il rischio. Le strategie in derivati dovrebbero includere operazioni basate sulla volatilità, come gli straddle, per cogliere movimenti bruschi legati a sviluppi diplomatici in rapida evoluzione.
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