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NZD/USD in rialzo dopo il rialzo dei tassi della RBNZ, ma i dati cinesi e i flussi verso il dollaro bene rifugio ne limitano il potenziale di crescita

by VT Markets
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Jul 9, 2026

NZD/USD è salito giovedì a circa 0,5730, in progresso dello 0,56% in giornata, estendendo i guadagni dopo l’aumento dei tassi da parte della Reserve Bank of New Zealand. La RBNZ ha alzato l’Official Cash Rate di 25 punti base al 2,5% nella riunione di luglio e ha segnalato che potrebbe essere necessario un ulteriore ritiro dello stimolo monetario per riportare l’inflazione in modo sostenibile verso il target. Le sue proiezioni mostrano l’inflazione al picco del 3,9% nel secondo trimestre, per poi rientrare verso il punto medio del 2% entro metà 2027; la decisione è stata inoltre unanime, rispetto al voto diviso di maggio.

I dati dalla Cina hanno smorzato l’inerzia. L’NBS ha comunicato che l’inflazione CPI di giugno è rallentata all’1% su base annua dall’1,2% e si è attestata sotto il consenso dell’1,1%, mentre i prezzi sono scesi dello 0,3% su base mensile. Il dollaro USA ha trovato supporto dalla geopolitica, con l’intensificarsi per il secondo giorno consecutivo delle tensioni tra Stati Uniti e Iran, alimentando la domanda di beni rifugio e potenzialmente limitando ulteriori rialzi di NZD/USD.

Svolta di politica monetaria e impatto sul NZD

Il dollaro neozelandese sta perdendo slancio rialzista mentre cambia il focus del mercato. Con la Reserve Bank of New Zealand che mantiene l’Official Cash Rate su un livello restrittivo al 5,50%, le dichiarazioni più recenti suggeriscono che la prossima mossa sarà un taglio, non un rialzo. Riteniamo che questa svolta della politica monetaria peserà sulla valuta nelle prossime settimane.

A questa pressione si aggiungono gli ultimi dati dalla Cina, principale partner commerciale della Nuova Zelanda. Le ultime rilevazioni mostrano un Indice dei Prezzi al Consumo (CPI) cinese in difficoltà nel recuperare trazione, in aumento di appena lo 0,7% su base annua a giugno 2026, segnale di una domanda interna fiacca. Questa debolezza economica incide direttamente sull’economia neozelandese orientata all’export e pone un tetto al valore del Kiwi.

Tensioni geopolitiche e opportunità strategiche

Nel frattempo, il dollaro USA sta attirando flussi “bene rifugio” a causa del riaccendersi delle tensioni geopolitiche in Medio Oriente. I recenti incidenti marittimi nello Stretto di Hormuz hanno inasprito la retorica tra Stati Uniti e Iran, spingendo i prezzi del petrolio in rialzo del 4% la scorsa settimana. In questo contesto, ci aspettiamo che i trader privilegino la liquidità e la sicurezza del dollaro USA.

Alla luce di questo scenario, vediamo un’opportunità nel mercato dei derivati per posizionarsi su un NZD/USD più basso. L’acquisto di opzioni put su NZD/USD con scadenza a uno-due mesi appare interessante per beneficiare di un potenziale movimento al ribasso. Questa strategia consente un rischio definito, offrendo al contempo esposizione a una discesa sotto livelli chiave di supporto, come 0,5900.

Storicamente, fasi che combinano una RBNZ “dovish” con un dollaro USA forte sono state particolarmente negative per il Kiwi. Ad esempio, durante il rallentamento globale del 2018-2019, il cambio NZD/USD è sceso di oltre l’8% quando la banca centrale ha avviato il ciclo di allentamento. Prevediamo che una dinamica simile possa riproporsi nel prossimo trimestre.

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