NZD/USD scambiava vicino a 0,5710 venerdì, in rialzo dello 0,21%, mentre il Dollaro USA si indeboliva dopo un rapporto sul lavoro statunitense più morbido e un miglioramento del sentiment “risk-on” che ha sostenuto il Kiwi. Con i mercati USA chiusi per l’Independence Day, ci si attendeva una liquidità più sottile, potenzialmente in grado di limitare l’estensione del movimento. Ulteriore sostegno è arrivato dai dati cinesi: il PMI servizi RatingDog è sceso a 54,1 in giugno da 54,4 in maggio, ma ha continuato a indicare un’espansione regolare del settore, un contesto che tende a pesare per la Nuova Zelanda dato il suo legame commerciale con la Cina.
Sul fronte dei tassi, ASB Bank non si attende più un rialzo a luglio da parte della Reserve Bank of New Zealand, prevedendo che l’Official Cash Rate resti invariato questo mese prima di una ripresa del graduale ciclo restrittivo da settembre; la banca stima passi da 25 punti base che porterebbero il tasso di riferimento al 3,25% entro inizio 2027. Negli USA, i Nonfarm Payrolls di giugno sono aumentati di 57 mila unità contro attese per 110 mila e l’indicatore CME FedWatch ha mostrato una riduzione della probabilità implicita di una mossa a settembre a circa il 53% da quasi il 63%, penalizzando il biglietto verde.
Rallentamento del mercato del lavoro USA e outlook su NZD/USD
Alla luce del brusco rallentamento del mercato del lavoro statunitense, vediamo una chiara opportunità perché NZD/USD possa impostare un trend rialzista nelle prossime settimane. L’aumento di soli 57.000 occupati non appare un episodio isolato, ma conferma un raffreddamento già emerso nell’ultimo anno, con le offerte di lavoro negli USA scese recentemente sotto gli 8 milioni per la prima volta dal 2021. Questa debolezza fondamentale dell’economia statunitense esercita una pressione significativa al ribasso sul Dollaro USA.
Ciò crea una netta divergenza di politica monetaria su cui è possibile operare. Mentre la Federal Reserve appare ora meno propensa a rialzare i tassi, l’inflazione in Nuova Zelanda resta ostinatamente elevata, con l’ultima lettura a un tasso annuo del 3,6%, mantenendo la Reserve Bank of New Zealand su un percorso restrittivo. Ci aspettiamo che questo divario di policy tra le due banche centrali si ampli, a beneficio diretto del Dollaro neozelandese.
Strategia di trading e impatto dei dati cinesi
Per i trader, questo suggerisce un posizionamento per un’ulteriore forza di NZD/USD tramite derivati. Riteniamo che l’acquisto di opzioni call sulla coppia NZD/USD sia una strategia prudente per sfruttare l’atteso momentum rialzista gestendo al contempo il rischio. L’aumento della volatilità di mercato dopo il report sul lavoro rende queste opzioni più sensibili ai movimenti di prezzo, che è esattamente l’obiettivo di questo trade.
I segnali economici positivi dalla Cina, principale partner commerciale della Nuova Zelanda, aggiungono un ulteriore livello di supporto a questa lettura. Il settore dei servizi cinese è ora in espansione da 18 mesi consecutivi, segnalando una stabilizzazione che sostiene la domanda di esportazioni neozelandesi. Questo contribuisce a isolare l’NZD dai timori di rallentamento globale e ne rafforza la tenuta relativa rispetto a un Dollaro USA in indebolimento.
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