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NZD/USD in calo: le tensioni tra USA e Iran sostengono il dollaro, nonostante l’inflazione neozelandese più sostenuta e i segnali hawkish della RBNZ

by VT Markets
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Jul 22, 2026

NZD/USD si è attestato intorno a 0,5815 mercoledì, in calo dello 0,16% nella seduta, con il ritorno dell’avversione al rischio che ha sostenuto la domanda di Dollaro USA nonostante un’inflazione neozelandese più sostenuta. Nel secondo trimestre, l’inflazione annua è salita al 4,1% dal 3,1%, superando le attese del 4% e la previsione della Reserve Bank of New Zealand (RBNZ) del 3,9%, al livello più alto dal quarto trimestre 2023. Di conseguenza, il mercato ha rafforzato le aspettative di un ulteriore rialzo dei tassi RBNZ a settembre dopo il primo aumento di luglio, il primo in tre anni.

L’8 luglio la RBNZ ha alzato l’Official Cash Rate di 25 pb al 2,50% e ha segnalato ulteriori rialzi, con la curva degli swap che prezza altri 60 pb di strette entro fine anno e 100 pb in 12 mesi fino al 3,50%, vicino alla stima dell’intervallo di neutralità 2,20%–4,10%. Separatamente, il Brent sopra i 90 dollari ha aggiunto pressione alle preoccupazioni inflazionistiche. Tuttavia, a dominare è stata la tensione geopolitica, dopo che il presidente Donald Trump ha avvertito che gli Stati Uniti colpirebbero ponti e centrali elettriche iraniane se Teheran attaccasse un’altra nave nello Stretto di Hormuz, mentre il CME FedWatch continua a indicare che i mercati prezzano in larga parte nessuna variazione alla prossima riunione della Federal Reserve.

Outlook NZD/USD e raccomandazioni di posizionamento sui derivati

Raccomandiamo ai trader di derivati di posizionarsi per una prosecuzione della pressione ribassista sul cambio NZD/USD nelle prossime settimane, con obiettivo sull’area di supporto a 0,5750. Sebbene l’inflazione neozelandese sia accelerata al 4,1%, l’intensificarsi delle tensioni USA-Iran mantiene eccezionalmente elevata la domanda di Dollaro USA come bene rifugio. Storicamente, durante shock geopolitici simili, le valute sensibili al rischio come il Kiwi tendono a scendere del 3%-5% mentre i capitali globali si spostano verso asset liquidi e più sicuri.

Riteniamo che i trader dovrebbero sfruttare il disallineamento tra una Reserve Bank of New Zealand di impronta hawkish e l’indebolimento della valuta pagando la gamba fissa su contratti swap in Nuova Zelanda. Il rialzo di luglio al 2,50% e la prezzatura di mercato di ulteriori 60 punti base di irrigidimento entro fine anno suggeriscono che i rendimenti locali continueranno a salire. L’acquisto di opzioni call su NZD/USD con scadenze più lunghe—per esempio tra tre e sei mesi—consente di catturare a basso costo un eventuale rimbalzo domestico una volta attenuate le paure geopolitiche.

Strategie di copertura di portafoglio

Infine, dovremmo proteggere i portafogli acquistando opzioni call sul Brent vicino at-the-money. Il Brent è già salito oltre i 90 dollari al barile e qualsiasi interruzione nello Stretto di Hormuz potrebbe facilmente spingere i prezzi verso quota 100 dollari, livello visto l’ultima volta durante grandi shock dell’offerta. Questa copertura energetica performerebbe bene se ulteriori minacce militari continuassero a deprimere il sentiment di rischio globale e a penalizzare le valute legate alle materie prime.

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