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NZD/USD in calo: i solidi dati USA rafforzano il dollaro e alimentano le scommesse su un inasprimento della Fed

by VT Markets
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Sep 24, 2026

Il NZD/USD è sceso dell’1% mercoledì a circa 0,5670, mentre un Dollaro USA più forte ha seguito dati sull’attività statunitense migliori del previsto e ha rafforzato le aspettative di ulteriori strette della Federal Reserve. Il flash US Composite PMI di S&P Global è salito a 58,4 a settembre da 56,0 ad agosto; il Manufacturing PMI è balzato a 57,0 contro 53,5 atteso, mentre il Services PMI si è attestato a 58,7 rispetto a una previsione di 56,0. Sul mercato valutario, il Dollar Index (DXY) ha guadagnato lo 0,54% a circa 101,10 dopo aver toccato un massimo di due mesi, aumentando la pressione ribassista sulla coppia.

Le attese sulla politica della Fed sono cambiate anche dopo il rialzo di 25 punti base della scorsa settimana, che ha portato il corridoio obiettivo al 3,75%-4%. Le quotazioni del CME FedWatch attribuivano alla probabilità di un ulteriore rialzo a ottobre circa il 68%, in aumento da circa il 55% del giorno precedente, mentre il rendimento del Treasury USA decennale oscillava in area 5,06%. Sul piano tecnico, il NZD/USD era a 0,5671, sotto la SMA a 100 periodi a 0,5720 e sotto la SMA a 200 periodi a 0,5743; l’RSI (14) era a 29,15. La resistenza è stata indicata a 0,5695, poi a 0,5735, con supporto a 0,5670 e un ulteriore livello ribassista a 0,5626.

Momentum ribassista e strategie operative

Dovremmo posizionarci per sfruttare il forte momentum ribassista del NZD/USD, che ha spazio per scendere ulteriormente verso il supporto a 0,5626. Considerato il balzo del Dollar Index a 101,10 e l’impennata dei rendimenti decennali al 5,06%, opzioni put di breve periodo o ordini sell-limit in prossimità della resistenza a 0,5695 offrono un rapporto rischio/rendimento interessante. Storicamente, quando il rendimento del Treasury USA a 10 anni si muove sopra la soglia del 5%, le valute sensibili al rischio come il Dollaro neozelandese subiscono deflussi di capitale persistenti, poiché gli investitori inseguono asset statunitensi più sicuri e con rendimenti più elevati.

Tuttavia, è necessario mantenere cautela, dato che l’RSI orario è sceso a 29,15, segnalando condizioni marcatamente di ipervenduto che potrebbero innescare un rimbalzo temporaneo. I trader su derivati dovrebbero valutare brevi rimbalzi correttivi verso la media mobile semplice a 100 periodi a 0,5720 per aprire nuove posizioni short, piuttosto che vendere sui minimi assoluti dell’attuale range. L’implementazione di stop-loss stretti appena sopra la media mobile a 200 periodi a 0,5743 contribuirà a proteggere i portafogli da inattese volatilità rialziste.

Aspettative sui tassi e outlook sul dollaro

Con il tool CME FedWatch che ora indica una probabilità del 68% di un rialzo dei tassi a ottobre, ci aspettiamo che il Dollaro USA mantenga nelle prossime settimane il suo vantaggio dominante in termini di rendimento. Le strategie su derivati dovrebbero includere anche futures sui tassi per coprirsi da ulteriori svolte hawkish nel percorso di restrizione della Federal Reserve. La solidità dell’attività economica, evidenziata dal PMI composito USA salito a 58,4, suggerisce che eventuali fasi di debolezza del biglietto verde saranno probabilmente limitate e di breve durata.

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