NZD/USD è sceso dello 0,23% lunedì a circa 0,5600, rimanendo in prossimità di un minimo di 17 mesi in area 0,5580, mentre l’avversione al rischio è aumentata a causa delle tensioni in Medio Oriente e dei prezzi del petrolio sostenuti. Gli sviluppi legati all’Iran hanno dominato i titoli, inclusi un attacco degli Houthi all’aeroporto internazionale King Khalid di Riyadh che ha ucciso una persona e ne ha ferite 11, dopo un attacco saudita all’aeroporto di Sanaa. L’Iran ha affermato che Washington avrebbe accettato la maggior parte delle sue condizioni per un potenziale accordo, ma ha definito inadeguata la risposta degli USA, mentre il funzionario Mohsen Rezaei ha sostenuto un coinvolgimento di Stati Uniti ed Emirati Arabi Uniti in una rete di contrabbando di petrolio nello Stretto di Hormuz.
Il tono forte del dollaro è rimasto nonostante i dati USA morbidi di venerdì, con l’indice di fiducia dei consumatori dell’Università del Michigan in calo a 46,3 in ottobre da 48,1 in settembre, sotto la stima di 47,6. Le quotazioni CME FedWatch indicavano una probabilità del 17% di un rialzo di 25 punti base alla riunione Fed di ottobre, in calo dal 24% di una settimana prima, mentre le probabilità per dicembre erano intorno all’84%. In Nuova Zelanda, i mercati osservano l’inflazione alimentare, il PMI manifatturiero di settembre e un imminente intervento del governatore della RBNZ, mentre la coppia si attestava a 0,5594 sotto la SMA a 100 periodi (0,5607) e la SMA a 200 periodi (0,5610), con RSI (14) vicino a 34; i livelli di resistenza includono 0,5630, 0,5649, 0,5686 e 0,5735, con supporto a 0,5580 e poi 0,5540.
Rischi geopolitici e implicazioni di strategia per NZD/USD
i trader di derivati dovrebbero trattare con cautela eventuali rimbalzi di breve periodo della coppia NZD/USD, finché il trend ribassista di fondo resta dominante. Ci aspettiamo una volatilità elevata nelle prossime settimane, poiché l’attrito geopolitico in Medio Oriente continua ad alimentare flussi “safe haven” verso il dollaro USA. I dati storici mostrano che, durante shock geopolitici rilevanti, le valute legate alle commodity come il Kiwi spesso subiscono una pressione ribassista prolungata, con drawdown che frequentemente superano il 3%-5% su orizzonti di più settimane.
Considerato che NZD/USD oscilla vicino al minimo a 17 mesi di 0,5580, è opportuno monitorare le principali resistenze tecniche in area 0,5607 e 0,5610, dove si concentrano le medie mobili a 100 e 200 periodi. Strategie in derivati a breve durata, come l’acquisto di put “downside” o l’impostazione di stop-loss stretti su posizioni corte in prossimità di 0,5630, possono aiutare a gestire il rischio di improvvise correzioni al rialzo. Poiché l’RSI è intorno a 34, vendere sui piccoli rimbalzi, anziché inseguire rotture al rialzo a ridosso dei supporti attuali, offre un profilo rischio/rendimento più pulito.
Il ruolo dei prezzi del petrolio e dei dati domestici
Va inoltre considerata la dinamica del mercato energetico, poiché gli shock sul petrolio comprimono direttamente i paesi importatori netti di energia come la Nuova Zelanda. Storicamente, un aumento sostenuto del 10% del prezzo del greggio può peggiorare le stime di crescita per le economie non produttrici di energia, aggiungendo al contempo una componente inflazionistica persistente. Con la fiducia dei consumatori USA scesa a 46,3 in ottobre, i trader di derivati dovrebbero monitorare se le aspettative d’inflazione negli Stati Uniti possano spingere la Federal Reserve verso un orientamento più restrittivo nonostante l’indebolimento del quadro dei consumi.
Nel breve termine, è utile prepararsi a movimenti di prezzo volatili in corrispondenza delle prossime pubblicazioni macro domestiche, in particolare i dati sull’inflazione alimentare in Nuova Zelanda e il PMI manifatturiero. L’intervento di giovedì della governatrice della Reserve Bank of New Zealand, Anna Breman, sarà cruciale per valutare eventuali cambiamenti nelle attese sulla politica monetaria locale. Se i dati locali dovessero risultare deboli o la RBNZ segnalasse preoccupazioni “dovish”, una rottura netta sotto 0,5580 potrebbe aprire spazio verso un supporto secondario in area 0,5540.
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