MUFG ha affermato che i verbali del FOMC di giugno rischiano di essere già superati, poiché dati sul lavoro USA più deboli e il calo dei prezzi dell’energia indeboliscono l’inclinazione hawkish implicita dal dot plot della Fed. La banca ha sostenuto che la recente forza del dollaro USA ha seguito i differenziali di tasso e il posizionamento long con leva, un’impostazione che potrebbe rientrare se la disinflazione riprendesse e il mercato ridimensionasse le aspettative di una politica più restrittiva.
MUFG ha inoltre messo in discussione l’attuale pricing degli OIS, indicando l’obiettivo d’inflazione al 2% come principale ancora ribadita e sostenendo che l’hawkishness percepita sia stata sovrainterpretata. Ha detto che i “dots” sarebbero stati probabilmente inviati nella settimana conclusa il 12 giugno, quando il greggio Nymex era a 85 dollari al barile, e ha osservato che da allora i prezzi sono scesi di un ulteriore 17,5%. La banca ha aggiunto che i mercati prezzano ancora una probabilità prossima al 30% di un rialzo dei tassi alla riunione del 29 luglio e circa 40 pb di rialzi entro marzo 2027, mentre la propria view privilegia un taglio dei tassi entro tale orizzonte. Ha segnalato rischi geopolitici, inclusi attacchi USA contro l’Iran dopo gli assalti a una nave metaniera (LNG tanker), e possibili disruption nell’area dello Stretto di Hormuz.
L’hawkishness della Fed potrebbe attenuarsi con dati più deboli e prezzi dell’energia più bassi
Riteniamo che il mercato stia sovraprezzando le probabilità di un ulteriore rialzo dei tassi della Federal Reserve, poiché i verbali del FOMC di giugno sono già datati. Dati macro più morbidi e un calo significativo dei prezzi dell’energia stanno creando un contesto disinflazionistico. Ciò suggerisce che l’hawkishness attribuita alla Fed sia destinata a ridursi nelle prossime settimane.
L’ultimo report sui Non-Farm Payrolls ha mostrato un aumento di soli 150.000 occupati, ben al di sotto del consenso a 210.000, indicando un raffreddamento del mercato del lavoro. Inoltre, i più recenti dati CPI di maggio 2026 hanno evidenziato un’inflazione headline in rallentamento al 2,8% a/a, a sostegno dell’argomento contro ulteriori strette. Con il greggio Nymex ora in area 70 dollari al barile, in forte calo rispetto a oltre 85 dollari di un mese fa, la pressione sull’inflazione appare chiaramente orientata al ribasso.
La recente forza del dollaro USA si è costruita su queste aspettative di rialzo dei tassi, e gli ultimi dati CFTC mostrano che il posizionamento netto speculativo long sul dollaro è ai massimi da 18 mesi. Lo consideriamo un trade affollato, vulnerabile a una brusca inversione man mano che il mercato riprezza la politica della Fed. Questo rende attraenti posizioni short sul dollaro.
Posizionamento su derivati e tassi in vista di una svolta dovish
Per i trader di derivati, questo scenario suggerisce l’acquisto di put out-of-the-money sul Dollar Index (DXY) con scadenze verso fine terzo trimestre. Vediamo inoltre valore nell’acquisto di opzioni call su valute come euro e yen giapponese contro dollaro. Queste operazioni offrono un modo a rischio definito per posizionarsi su un indebolimento del biglietto verde.
Nel mercato dei tassi, la probabilità prossima al 30% di un rialzo prezzata per la riunione del 29 luglio appare eccessivamente aggressiva. Riteniamo che la vendita di call sui future SOFR di dicembre 2026 sia una strategia convincente. Questa posizione beneficia se il mercato inizia a prezzare meno rialzi futuri, che consideriamo lo scenario più probabile.
Il rischio principale per questa view è un forte rimbalzo dei prezzi energetici legato a un conflitto geopolitico, come le recenti tensioni nello Stretto di Hormuz. Tuttavia, assumendo che la situazione non degeneri in modo marcato, vediamo una probabilità maggiore di un taglio dei tassi della Fed entro marzo 2027 rispetto a un ulteriore rialzo. I trader dovrebbero restare flessibili, ma posizionarsi per una realtà più dovish di quanto il mercato attualmente anticipi.
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