L’oro si è mosso in un range di 4.250–4.400 dollari l’oncia, sotto pressione per via di un dollaro USA sui massimi da due mesi, mentre i mercati prezzano ulteriori strette della Federal Reserve nei prossimi trimestri. A fare da contrappeso sono intervenuti la solida domanda fisica asiatica, il recupero delle consistenze negli ETF dopo i cali del primo semestre e i continui acquisti di lingotti da parte delle banche centrali.
La consueta relazione tra oro e rendimenti reali dei Treasury si è indebolita, anche se tali rendimenti hanno toccato massimi ventennali, un cambiamento collegato alle preoccupazioni per l’aumento del debito pubblico statunitense e per i rischi alla stabilità finanziaria. Se invece rendimenti più elevati riflettono la resilienza dell’economia USA e la competizione per le risorse con gli hyperscaler, il contesto è negativo per l’oro e BMI si attende un calo di lungo periodo in uno scenario di crescita globale più rapida del previsto. Tuttavia, l’aumento dei prezzi dell’energia e una stretta monetaria generalizzata vengono descritti come un freno all’attività che storicamente ha sostenuto l’oro dopo battute d’arresto iniziali; viene citata anche la domanda fisica recente: nei primi otto mesi del 2026 la Cina ha importato più oro che in tutto il 2025, mentre i suoi ETF hanno aggiunto 44 tonnellate ad agosto, +18% su base annua. Le banche centrali hanno acquistato in media circa il doppio dell’oro nel 2022–2026 rispetto al 2010–2021 e, per valore, la quota dell’oro nelle riserve supera ora quella dei Treasury USA.
Posizionamento sui derivati per un breakout rialzista
Nelle prossime settimane riteniamo che i trader sui derivati dovrebbero posizionarsi per un breakout rialzista dell’oro, abbandonando strategie difensive. Il metallo prezioso ha consolidato con successo tra 4.250 e 4.400 dollari l’oncia, mostrando grande resilienza nonostante la forza del dollaro USA. Raccomandiamo l’utilizzo di opzioni call long o di bull call spread per catturare il potenziale rialzo mentre l’oro si prepara a superare la resistenza superiore.
Cambiamenti strutturali, sostegno delle banche centrali e call strategiche
Storicamente, l’aumento dei rendimenti reali dei Treasury ha rappresentato un forte freno per l’oro, ma questa correlazione tradizionale si è completamente spezzata. Con il debito nazionale USA in crescita verso i 40.000 miliardi di dollari, gli investitori privilegiano sempre più l’oro rispetto al debito governativo, alla luce dei crescenti rischi sulla stabilità fiscale. Questo cambiamento strutturale ci consente di acquistare call con maggiore tranquillità, senza temere un contesto di rendimenti elevati.
Stiamo osservando un sostegno fisico senza precedenti, con banche centrali a livello globale che hanno acquistato in media oltre 1.000 tonnellate metriche di oro all’anno tra il 2022 e il 2026. Inoltre, nelle riserve ufficiali globali, il valore complessivo delle disponibilità in oro ha ormai superato quello dei Treasury USA. Con gli ETF cinesi sull’oro che hanno aggiunto 44 tonnellate soltanto nell’agosto 2026, la forte domanda fisica fornisce un robusto “pavimento” che limita i rischi al ribasso per le nostre posizioni long.
Sebbene alcuni sostengano che un’economia USA forte penalizzerà l’oro, ci aspettiamo che l’aumento dei costi energetici e una politica monetaria restrittiva prolungata finiscano per rallentare la crescita globale. Nei precedenti cicli di stretta monetaria, l’oro ha inizialmente sofferto prima di mettere a segno forti rialzi man mano che le pressioni economiche aumentavano. Dovremmo puntare ad accumulare opzioni call con scadenza a inizio 2027 per intercettare questo cambiamento macro, mentre l’oro passa finalmente all’offensiva.
Inizia a fare trading ora — clicca qui per creare il tuo conto reale VT Markets.