L’oro (XAU/USD) ha mantenuto un tono sostenuto fino alla sessione europea di giovedì, ma è rimasto sotto quota 4.450 dollari, poiché rendimenti USA più bassi e un dato ADP statunitense debole hanno mantenuto il Dollaro USA (USD) sotto pressione. Il supporto derivante da questo contesto è stato però attenuato dalle attese di una politica monetaria USA più restrittiva e dai rischi d’inflazione legati al rialzo dei prezzi dell’energia, fattori che potrebbero far risalire i rendimenti e limitare la domanda di metallo prezioso privo di rendimento. Anche le tensioni geopolitiche hanno sostenuto il dollaro come bene rifugio, mentre i trader guardavano al rapporto di venerdì sui Nonfarm Payrolls (NFP) per indicazioni sul percorso della Federal Reserve (Fed).
Il FedWatch Tool del CME Group indicava una probabilità del 62% di un rialzo dei tassi al meeting del 15-16 settembre, aspettative rafforzate dopo commenti hawkish del presidente della Fed Kevin Warsh. Il petrolio è scambiato vicino ai massimi dal 24 luglio dopo nuovi attacchi USA su obiettivi iraniani e ritorsioni da Teheran, insieme alle dichiarazioni del presidente USA Donald Trump secondo cui sarebbe pronto a lanciare un altro attacco. Sul piano tecnico, l’oro ha chiuso sopra il ritracciamento di Fibonacci del 23,6%, con resistenza al 38,2% in area 4.438 dollari; il MACD è tornato positivo e l’RSI si collocava vicino a 49. Un’ulteriore rottura al rialzo punterebbe alla SMA a 100 periodi a 4.480, poi 4.487 e 4.535, con 4.604 e 4.692 oltre; i supporti si trovano a 4.378 e quindi a 4.282.
Catalizzatori di mercato e rischi per l’oro
Suggeriamo ai trader in derivati di muoversi con cautela nelle prossime settimane, con l’oro che oscilla appena sotto la soglia di 4.450 dollari. Sebbene un dato debole sull’occupazione privata USA (ADP) abbia recentemente indebolito il dollaro, il calo dei rendimenti obbligazionari sta offrendo un supporto temporaneo al metallo prezioso. Tuttavia, è fondamentale monitorare il rendimento del Treasury decennale USA, che resta vicino al 4,15%: un rimbalzo improvviso potrebbe spegnere rapidamente questo recupero dell’oro.
Il principale motore della volatilità di mercato in questo momento è il prossimo meeting di politica monetaria della Federal Reserve del 15-16 settembre. Secondo il CME FedWatch Tool, il mercato sta prezzando una probabilità del 62% di un rialzo dei tassi. Riteniamo che questo rischio di rialzo, insieme a un’inflazione ancora ostinata, continuerà a comprimere gli asset senza rendimento come l’oro.
Le tensioni geopolitiche in Medio Oriente complicano ulteriormente lo scenario: i recenti scontri nello Stretto di Hormuz stanno spingendo il Brent verso gli 88 dollari al barile. Gli avvertimenti del presidente Trump su possibili ulteriori attacchi contro obiettivi iraniani stanno riportando flussi difensivi sul biglietto verde. Raccomandiamo di attendere per capire se questi timori inflazionistici legati all’energia costringeranno la Fed a mantenere un’impostazione aggressiva, con conseguente rafforzamento del dollaro USA.
Livelli tecnici e strategie operative
Il catalizzatore immediato per un breakout sarà il rapporto USA di venerdì sui Nonfarm Payrolls, per il quale il consenso prevede un aumento regolare dell’occupazione. Un dato sull’occupazione migliore delle attese probabilmente consoliderebbe un percorso hawkish della Fed e innescherebbe una rapida correzione dell’oro. Consigliamo ai trader in derivati di restare alla finestra o di concentrarsi su strategie opzionali di breve periodo fino alla pubblicazione di questo dato cruciale.
Sul piano tecnico, l’oro incontra una resistenza significativa al ritracciamento di Fibonacci del 38,2% a 4.438 dollari. In caso di chiusura giornaliera sopra questa barriera, i prossimi obiettivi per i rialzisti sarebbero la SMA a 100 periodi a 4.480 dollari. Al contrario, un mancato superamento potrebbe riportare rapidamente i prezzi verso il supporto chiave a 4.378 dollari, con un livello di sostegno più profondo in area 4.282 dollari.
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