L’oro si è scambiato appena sotto 4.400 dollari, faticando a consolidare i modesti guadagni di inizio settimana e restando al di sotto del massimo di giovedì scorso, il livello più alto dal 5 giugno. Il metallo è rimasto sostenuto da dati USA più deboli: le vendite al dettaglio di luglio sono scese dello 0,6%, mentre l’indice di fiducia dei consumatori dell’Università del Michigan è calato a 51 ad agosto da 55,2, rafforzando l’idea che la Federal Reserve possa rinviare un rialzo immediato dei tassi e pesando sul dollaro. A compensare, la volatilità dei prezzi energetici e l’aumento del rischio geopolitico hanno limitato il ribasso del biglietto verde e contenuto il potenziale rialzista del lingotto, con gli Stati Uniti che preparano nuove misure economiche contro l’Iran e tensioni concentrate sullo Stretto di Hormuz. Notizie separate su attacchi ucraini contro raffinerie russe hanno contribuito a mantenere il petrolio su livelli sostenuti, alimentando le preoccupazioni inflazionistiche e lasciando in gioco l’ipotesi di almeno un rialzo Fed nel 2026.
I mercati hanno seguito anche il FedWatch di CME Group, che indicava una probabilità di circa il 65% di un aumento del costo del denaro USA entro fine anno, mantenendo un posizionamento prudente in vista dei verbali del FOMC di mercoledì. Dal punto di vista tecnico, i ripetuti fallimenti sopra 4.400 dollari — descritti come il ritracciamento del 50% della discesa aprile–giugno — e le quotazioni sotto la media mobile semplice a 200 giorni hanno mantenuto un’impostazione generale “cappata”. Gli indicatori di momentum erano più solidi, con RSI a 64,43 e MACD positivo; i livelli di resistenza includevano 4.506 e 4.509 dollari, poi 4.666 e 4.865, mentre i supporti si collocavano a 4.290, 4.154 e 3.935 dollari.
Approfondimenti sul trading di derivati e gestione del rischio
Consigliamo ai trader di derivati di mantenere cautela mentre l’oro fatica a superare la cruciale resistenza di 4.400 dollari nonostante la debolezza dei dati macro USA. Considerato che le vendite al dettaglio di luglio sono scese dello 0,6% e la fiducia dei consumatori è calata a 51, esiste un solido razionale fondamentale per un dollaro più debole. Tuttavia, è opportuno attendere un breakout pulito sopra il livello di ritracciamento di Fibonacci al 50% prima di assumere posizioni long aggressive.
Le minacce geopolitiche nello Stretto di Hormuz, che convoglia oltre 20 milioni di barili di petrolio al giorno — circa il 20% del consumo globale di petrolio liquido — mantengono molto elevate le paure inflazionistiche. Questi rischi di offerta energetica implicano possibili improvvisi spike del greggio, che storicamente tende a spingere l’oro al rialzo come classica copertura contro l’aumento dei prezzi. Suggeriamo l’utilizzo di opzioni call sull’oro per sfruttare la potenziale volatilità, definendo al contempo il rischio in caso di improvvisi rimbalzi del dollaro.
Livelli tecnici e considerazioni strategiche
Sul fronte tecnico, stiamo monitorando attentamente la media mobile semplice a 200 giorni, attualmente in area 4.506 dollari. Se il prezzo non riuscisse a difendere il supporto immediato a 4.290 dollari, occorre prepararsi a una discesa verso la zona di 4.154. Per strategie su derivati di breve periodo, operatività “range-bound” come iron condor o la vendita di put out-of-the-money potrebbero risultare molto efficaci fino a quando non emergerà un chiaro breakout direzionale.
I verbali del FOMC di mercoledì saranno cruciali, poiché il mercato continua a prezzare una probabilità del 65% di un rialzo dei tassi entro la fine del 2026. Storicamente, nelle giornate di pubblicazione del FOMC, in fasi di transizione economica, i prezzi dell’oro mostrano un incremento medio della volatilità intraday dell’1,5%. Raccomandiamo di coprire le posizioni spot esistenti sull’oro con opzioni put a breve scadenza, per proteggersi da eventuali sorprese hawkish da parte della Federal Reserve.
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