L’oro si è mantenuto sopra i 4.400 dollari per la seconda seduta consecutiva, restando al di sopra del minimo di oscillazione di venerdì dopo che dati sul lavoro USA più solidi hanno rafforzato il dollaro e pesato sul metallo privo di rendimento. Ad agosto le Nonfarm Payrolls sono aumentate di 162 mila unità contro attese di 56 mila, mentre il tasso di disoccupazione è rimasto al 4,1% e la crescita annua della retribuzione oraria media è scesa al 3,1% dal 3,2%. Prezzi dell’energia più sostenuti hanno alimentato i timori d’inflazione e supportato le aspettative di un rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve più avanti questo mese, anche se il governatore della Fed Christopher Waller ha indicato che potrebbe essere favorevole a lasciare i tassi invariati se i dati in arrivo mostrassero un raffreddamento delle pressioni inflazionistiche. Ora i mercati attendono l’indice dei prezzi alla produzione (PPI) USA di giovedì e i dati dell’indice dei prezzi al consumo (CPI) di venerdì per ulteriori indicazioni di politica monetaria.
Il rischio geopolitico resta elevato dopo che sabato le forze statunitensi hanno colpito tre petroliere iraniane e il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica ha dichiarato di aver preso di mira sei navi in risposta, aumentando le preoccupazioni per il traffico marittimo nello Stretto di Hormuz e sostenendo i prezzi del petrolio. Sul piano tecnico, XAU/USD rimane sopra la media mobile esponenziale (EMA) a 200 giorni in area 4.318 dollari e il ritracciamento del 50% intorno a 4.324; il MACD è in territorio negativo e l’RSI è vicino a 51. Le resistenze si collocano in area 4.411, poi 4.519 e 4.693, mentre i supporti includono 4.324, 4.318, 4.237 e 4.113.
Cautela di mercato e dati macro in arrivo
Nelle prime settimane di settembre 2026, consigliamo ai trader di derivati sull’oro di mantenere un approccio prudente ed evitare posizionamenti aggressivamente rialzisti, nonostante la tenuta sopra la soglia chiave dei 4.400 dollari. Le Nonfarm Payrolls di agosto, sorprendentemente forti a 162 mila unità—ben oltre le 56 mila attese—hanno rafforzato in modo significativo le aspettative di un rialzo dei tassi Fed più avanti questo mese. Con il dollaro in rafforzamento su scommesse più “hawkish”, il potenziale di rialzo immediato dell’oro resta fortemente limitato.
Occorre monitorare da vicino le prossime pubblicazioni del CPI e del PPI statunitensi di giovedì e venerdì. Questi indicatori chiave dell’inflazione chiariranno se la Fed procederà effettivamente con un’ulteriore stretta o manterrà i tassi invariati. Storicamente, sorprese sul CPI hanno innescato oscillazioni intraday marcate sui metalli preziosi; di conseguenza, i trader dovrebbero utilizzare stop-loss stretti o valutare strategie in opzioni come gli straddle per gestire il rischio.
Rischi geopolitici e strategie operative tattiche
Ad aumentare la tensione di mercato, l’escalation del conflitto militare nello Stretto di Hormuz ha recentemente spinto i future sul Brent in rialzo di oltre il 4%, in area 88 dollari al barile. Storicamente, le interruzioni in questo passaggio strategico—che gestisce circa il 20% del consumo globale di liquidi petroliferi—alimentano i timori d’inflazione trainata dall’energia e favoriscono flussi di “safe haven” verso il dollaro. Questo contesto geopolitico mantiene attivo il premio per il rischio ma, in ultima analisi, tende a favorire il biglietto verde rispetto all’oro, che non offre rendimento.
Per un posizionamento tattico, raccomandiamo ai trader di derivati di concentrarsi sulla resistenza immediata a 4.411 dollari e sul solido supporto in area 4.324. Un mancato superamento di 4.411 potrebbe aprire spazio a put di breve termine con obiettivo la media mobile esponenziale (EMA) a 200 giorni a 4.318 dollari. Al contrario, una rottura netta sopra 4.411 segnalerebbe un’inversione dell’attuale bias negativo, rendendo particolarmente interessanti call con target a 4.519 dollari.
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