L’oro è sceso sotto quota 4.600 dollari nelle prime contrattazioni europee di venerdì, arretrando da un massimo a tre mesi, mentre i dati sull’inflazione USA hanno mantenuto aperta la prospettiva di ulteriori strette da parte della Federal Reserve. L’indice dei prezzi PCE core è rimasto al 3,3% a/a a luglio, mentre sia il PCE headline sia il PCE core sono saliti dello 0,2% m/m, secondo il BEA. Dopo la pubblicazione, CME FedWatch ha mostrato che la probabilità implicita di un rialzo dei tassi a settembre è salita al 40% dal 36%, uno scenario che tende a penalizzare il metallo prezioso privo di rendimento. I mercati si concentrano ora sulle dichiarazioni del presidente della Fed Kevin Warsh al Jackson Hole Economic Symposium per ottenere indicazioni.
La geopolitica ha offerto un contrappeso, con la speranza che una riapertura dello Stretto di Hormuz possa attenuare i rischi inflattivi legati al petrolio. Reuters ha riportato che il capo della sicurezza iraniana Mohsen Rezaei avrebbe affermato che Teheran sta preparando le condizioni per l’apertura della rotta, inclusa la fine della guerra nella regione, in seguito a una richiesta dei mediatori. Sul fronte tecnico, XAU/USD resta sopra la SMA a 100 giorni e la linea mediana delle Bollinger a 20 giorni, con RSI (14) intorno a 65; la resistenza si colloca in area 4.760 dollari, mentre i supporti sono visti a 4.585, poi 4.415, 4.375 e 4.073,52.
Strategie di trading di breve periodo in un contesto di volatilità elevata
Con l’oro in arretramento sotto la soglia di 4.600 dollari in vista del simposio di Jackson Hole, consigliamo ai trader su derivati di prepararsi a una volatilità più elevata nelle prossime settimane. I recenti dati sull’inflazione PCE, stabili al 3,3%, hanno spinto al 40% la probabilità di un rialzo dei tassi Fed a settembre: un discorso oggi di tono “hawkish” potrebbe innescare una correzione più profonda. Per coprirsi dal rischio immediato di ribasso, suggeriamo l’acquisto di put protettive di breve scadenza con strike in prossimità del supporto immediato a 4.585 dollari.
Storicamente, l’oro tende a registrare correzioni brusche durante i cicli di rialzo dei tassi, ma la domanda di lungo periodo resta estremamente solida. Ad esempio, gli acquisti di oro da parte delle banche centrali sono rimasti su livelli storicamente elevati, proseguendo un trend pluriennale in cui le istituzioni acquistano oltre 1.000 tonnellate l’anno. Se il prezzo dovesse scendere ulteriormente, i trader su derivati potrebbero valutare la vendita di opzioni put out-of-the-money in area SMA a 100 giorni a 4.375 dollari per incassare premio, scommettendo su acquisti istituzionali consistenti a difesa di questo livello.
Opportunità se i rischi geopolitici si attenuano
Al contrario, se gli sforzi diplomatici nello Stretto di Hormuz dovessero avere successo e ridurre i timori di inflazione energetica, è altamente probabile che il trend rialzista di fondo dell’oro riprenda. Il Relative Strength Index giornaliero è attualmente su un sano 65, indicando che il mercato non è ancora in ipercomprato e dispone di ulteriore spazio di rialzo. Proponiamo l’utilizzo di bull call spread con obiettivo sulla resistenza della banda superiore di Bollinger a 4.760 dollari, per intercettare questo potenziale upside limitando al contempo il capitale a rischio.
Considerata la duplice spinta di cambiamenti geopolitici e decisioni di politica monetaria, la volatilità implicita sulle opzioni dell’oro è attesa in aumento. Raccomandiamo ai trader di evitare posizioni short “naked” e di concentrarsi invece su spread a rischio definito, per mitigare il rischio di margin call improvvise. Mantenere un’impostazione flessibile consentirà di adeguare rapidamente le posizioni man mano che la traiettoria effettiva della politica della Federal Reserve diventerà più chiara a settembre.
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