L’oro (XAU/USD) ha registrato modeste perdite sotto i 4.400 dollari nella sessione europea di martedì, interrompendo un rimbalzo di due giorni mentre il Dollaro USA si rafforzava dai minimi di due mesi. Il biglietto verde ha trovato sostegno nelle preoccupazioni sull’inflazione legate all’aumento dei prezzi del petrolio e nelle aspettative di almeno un rialzo dei tassi della Federal Reserve nel 2026, mentre lo stallo USA-Iran ha mantenuto un premio per il rischio geopolitico. Il presidente statunitense Donald Trump ha affermato che l’Iran dovrebbe arrendersi per porre fine a una guerra durata quasi sei mesi, ha aggiunto che gli USA non cercano un’estensione del Memorandum of Understanding con l’Iran scaduto lunedì e ha ribadito l’idea di dichiarare lo Stretto di Hormuz territorio statunitense, accompagnando il tutto con un avvertimento: colpirebbe l’Oman se ostacolasse gli sforzi per riaprire la via d’acqua.
Le forze Houthi sostenute dall’Iran hanno dichiarato di aver utilizzato diversi missili balistici per colpire una nave da sbarco militare saudita e quattro motovedette nei pressi di Mokha, alimentando le preoccupazioni sul traffico attraverso lo Stretto di Bab al-Mandeb e spingendo il greggio ai massimi di due settimane. TD Securities si aspetta che la Fed resti in pausa, pur ritenendo che un eventuale intervento nel 2026 sia più probabilmente un rialzo; tuttavia, il FedWatch Tool del CME Group indica una probabilità del 64% di tassi invariati alla riunione di settembre 2026. Sul piano tecnico, l’RSI era a 63,47 e il MACD restava positivo, con resistenze in area 4.450 dollari e sulla SMA a 200 giorni a 4.508 dollari, mentre i supporti si collocano a 4.302,33, 4.164,44 e 3.941,54 dollari.
Strategia sui derivati e volatilità di mercato
Suggeriamo ai trader di derivati di procedere con cautela, poiché l’oro resta sotto pressione sotto i 4.400 dollari per via della ripresa del Dollaro USA e dell’aumento delle tensioni geopolitiche in Medio Oriente. Con il rendimento del Treasury USA a 10 anni in risalita verso il 4,35% e il WTI intorno a 86 dollari al barile, il rischio di un’inflazione persistente trainata dall’energia continua a pesare sugli asset privi di rendimento. I trader di derivati dovrebbero valutare strategie difensive di breve periodo, come l’acquisto di opzioni put a scadenza ravvicinata sull’oro, finché il quadro macroeconomico non si chiarirà.
L’escalation del conflitto nel Mar Rosso e nello Stretto di Hormuz, dove i rischi per le spedizioni energetiche sono aumentati, suggerisce possibili improvvise impennate della volatilità di mercato. Per coprirsi da questa incertezza, possiamo utilizzare straddle o strangle sull’oro per intercettare movimenti bruschi in entrambe le direzioni. Per chi opera sui futures, mantenere stop-loss stretti appena sopra la resistenza a 4.450 dollari aiuterà a proteggere il capitale da improvvisi rally dell’oro come bene rifugio.
Prospettive sui tassi e livelli tecnici
Le quotazioni di mercato indicano attualmente una probabilità del 64% che la Federal Reserve mantenga i tassi invariati a settembre, ma la minaccia di un ultimo rialzo entro la fine del 2026 resta altamente credibile. Questo contesto “hawkish” sostiene l’Indice del Dollaro USA (DXY) mentre testa l’area 103,50, rendendo rischiose nel brevissimo periodo le posizioni lunghe sull’oro. Raccomandiamo di concentrarsi sulle prossime minute del FOMC per valutare la reale tolleranza della banca centrale verso un’inflazione persistente.
Dal punto di vista tecnico, va monitorato il supporto chiave a 4.302 dollari, che corrisponde al ritracciamento del 38,2%. Una rottura sostenuta sotto questo livello potrebbe aprire la strada a una discesa più profonda verso 4.164 dollari, offrendo un punto d’ingresso interessante per chi punta al ribasso tramite bear put spread. Al contrario, è opportuno evitare posizioni long aggressive a meno che l’oro non riesca a superare e mantenere con decisione sopra il massimo di oscillazione a 4.450 dollari.
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