L’oro ha recuperato dopo un periodo di debolezza, con una parte del movimento attribuita a uno spostamento della liquidità man mano che il trade sui semiconduttori si è raffreddato. Analisi dei flussi precedenti suggerivano che i fondi ruotati da oro e Bitcoin verso i chip potrebbero aver iniziato a ridurre le posizioni, contribuendo a stabilizzare il metallo anche mentre un dollaro più forte, rendimenti reali più elevati e l’incertezza sulla Fed continuavano a pesare. Il rimbalzo ha riparato parte dei danni tecnici e ha superato una resistenza minore, ma viene ancora inquadrato come un recupero e non come un breakout confermato, con ulteriori conferme da prezzi e flussi ancora necessarie.
Gli acquisti delle banche centrali hanno fornito una domanda di fondo che ha limitato ribassi più profondi. Goldman Sachs Global Investment Research ha stimato acquisti ufficiali per 81 tonnellate a maggio; il ritmo destagionalizzato su tre mesi è stato di 67 tonnellate al mese, quasi quattro volte la media pre-2022, con la Cina come maggiore acquirente identificabile. Questa domanda sostiene la previsione di Goldman di 4.900 $/oncia a fine 2026 e aiuta a spiegare perché le correzioni potrebbero comportarsi in modo diverso, anche se dovessero proseguire le vendite via ETF e gli smontaggi di posizioni sui future con leva. Sul piano tecnico, il principale “tetto” citato è la media mobile a 200 giorni a 4.505–4.510 $/oncia.
Cautela costruttiva e livelli tecnici
Nelle prossime settimane il mercato dell’oro va affrontato con una cautela costruttiva: il metallo si sta stabilizzando, ma deve superare test tecnici cruciali. Sebbene il recente rimbalzo abbia riparato alcuni danni tecnici di breve periodo, gli operatori sui derivati dovrebbero attendere un breakout pulito prima di impegnarsi in posizioni long aggressive. Il maxi-rally su AI e semiconduttori sta iniziando a perdere presa, favorendo un riflusso di capitali verso asset macro difensivi come il bullion.
Supporto delle banche centrali e strategie in opzioni
Stiamo osservando un chiaro “pavimento” strutturale sotto l’oro, fortemente sostenuto dall’accumulazione persistente delle banche centrali. Secondo i recenti dati del World Gold Council, gli acquisti netti del settore ufficiale hanno superato con continuità le 1.000 tonnellate annue, un trend accelerato rapidamente dopo il congelamento delle riserve valutarie estere della Russia. Questo incessante “cuscinetto” di domanda istituzionale implica che le correzioni al ribasso saranno probabilmente più contenute e di durata più breve rispetto ai cicli precedenti.
Per i trader in opzioni, l’attenzione immediata dovrebbe concentrarsi sulla principale area di resistenza tra 4.505 e 4.510 dollari l’oncia. Raccomandiamo l’utilizzo di strategie a rischio definito, come i bull call spread, per catturare il potenziale rialzo in caso di rottura di questo livello chiave. In alternativa, la vendita di put al di sotto delle aree di supporto legate alla domanda delle banche centrali offre un approccio ad alta probabilità per generare rendimento mentre il mercato consolida.
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