L’oro è rimbalzato venerdì dopo essere scivolato a un minimo settimanale di 4.311 dollari, per poi scambiare in area 4.372 dollari, mentre il Dollaro USA si indeboliva e si attenuavano le aspettative di un rialzo dei tassi della Federal Reserve nel breve termine. Il movimento ha lasciato XAU/USD al di sotto del massimo di due mesi di giovedì a 4.449 dollari. I dati USA hanno rafforzato la narrativa di raffreddamento della crescita: le vendite al dettaglio di luglio sono calate dello 0,6% su base mensile, contro attese per un +0,1%, dopo un aumento dello 0,2% a giugno. Anche le pubblicazioni precedenti hanno indicato un allentamento delle pressioni sui prezzi, con CPI e PPI in moderazione, mentre i Nonfarm Payrolls (NFP) di luglio sono risultati sotto le attese e i mesi precedenti sono stati rivisti al ribasso.
I rendimenti dei Treasury sulle scadenze brevi sono scesi e il Dollar Index è rimasto sotto 100, con i mercati che hanno ridimensionato la probabilità di un rialzo a settembre e, secondo il CME FedWatch Tool, assegnano circa il 70% di probabilità a una politica invariata in quel mese. L’inflazione resta sopra l’obiettivo del 2% della Fed e i prezzi del petrolio sono elevati, in un contesto di incertezza sulla riapertura dello Stretto di Hormuz: fattori che mantengono alti i rendimenti sulle scadenze lunghe e lasciano spazio a un ulteriore irrigidimento in futuro. Sul piano tecnico, l’oro fatica a superare la media mobile semplice (SMA) a 100 giorni a 4.386 dollari, mentre la SMA a 20 giorni a 4.173 dollari offre supporto; l’RSI è vicino a 62 e il MACD è positivo. Le resistenze arrivano fino alla banda superiore di Bollinger a 4.455 dollari, con livelli di downside a 4.000 dollari e la banda inferiore in area 3.891 dollari.
Driver macro e contesto storico
Oggi vediamo l’oro oscillare intorno a 4.372 dollari, in recupero dal minimo settimanale di 4.311 dollari dopo che dati macro USA deboli hanno raffreddato le aspettative di rialzo dei tassi. Il recente calo dello 0,6% delle vendite al dettaglio di luglio e un mercato del lavoro in raffreddamento hanno spinto il Dollar Index sotto la soglia chiave di 100. Questo cambio di quadro macro ha indotto i trader a prezzare una probabilità del 70% che la Federal Reserve lasci i tassi invariati a settembre.
Storicamente, l’oro tende a performare molto bene quando i rendimenti reali scendono e il dollaro si indebolisce, in modo simile ai grandi bull market osservati durante gli shock inflazionistici di fine anni ’70 e del 2022. Oggi, con l’oro scambiato nettamente sopra la media storica del 2024 intorno a 2.300 dollari, il metallo si sta confermando come copertura contro i rischi geopolitici moderni, come le tensioni in corso sullo Stretto di Hormuz. Riteniamo che questo contesto macro possa creare opportunità particolarmente interessanti per i trader di derivati nelle prossime settimane.
Setup operativi e considerazioni sul rischio
Per chi guarda al lato long, va monitorata la resistenza immediata sulla media mobile semplice (SMA) a 100 giorni a 4.386 dollari. Un breakout deciso sopra questo livello, con estensione verso la banda superiore di Bollinger a 4.455 dollari, segnalerebbe un segnale d’acquisto forte. In questo scenario, suggeriamo l’acquisto di opzioni call out-of-the-money o l’apertura di posizioni long su futures per intercettare la spinta rialzista.
Tuttavia, è opportuno mantenere cautela: i rischi inflazionistici persistenti legati a prezzi del petrolio elevati potrebbero ancora innescare futuri rialzi dei tassi e limitare i guadagni dell’oro. Se l’oro non riuscisse a superare la barriera a 4.386 dollari, occorre prepararsi a un ritracciamento verso la SMA a 20 giorni a 4.173 dollari. Per operare su questo potenziale scenario ribassista, si possono utilizzare bear put spread per proteggere il capitale, puntando al supporto psicologico di 4.000 dollari.
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