L’oro ha ceduto oltre lo 0,6% lunedì dopo il rialzo dei tassi di 25 punti base della Federal Reserve della scorsa settimana, con XAU/USD a 4.350 dollari dopo un picco intraday vicino a 4.383. Il Dollar Index statunitense è salito dello 0,2% a 100,42 anche se i rendimenti dei Treasury hanno poi frenato nel corso della seduta, e il metallo non è riuscito a trovare slancio nonostante la consueta relazione inversa con i rendimenti. I prezzi del petrolio sono scesi sulle aspettative di progressi diplomatici USA–Iran in vista dell’Assemblea Generale dell’ONU, mentre i mercati monetari continuavano a prezzare almeno 33 punti base di ulteriore inasprimento entro fine anno; nel calendario figurano la media a quattro settimane dell’ADP Employment Change, interventi di esponenti della Fed e gli S&P Global Flash PMI.
Sul piano tecnico emergeva una fase di consolidamento con lieve inclinazione ribassista, con l’RSI passato in territorio negativo e la sequenza di massimi e minimi decrescenti ancora intatta. Il primo supporto si collocava a 4.322 dollari, quindi la SMA a 100 giorni a 4.319 e la 50 giorni a 4.295, con 4.000 dollari come successiva area di domanda in caso di rottura di tali livelli. Una chiusura giornaliera sopra 4.400 dollari riporterebbe l’attenzione sulla fascia 4.400–4.500, e un ulteriore rafforzamento metterebbe nel mirino la SMA a 200 giorni a 4.541. Le banche centrali restano i maggiori detentori, avendo aggiunto 1.136 tonnellate per un valore di circa 70 miliardi di dollari nel 2022, il maggiore acquisto annuo mai registrato.
Strategie di breve termine e impatto della Fed
Suggeriamo ai trader su derivati di valutare posizionamenti per un ribasso di breve periodo o per una fase laterale sull’oro, poiché una Federal Reserve orientata al “falco” limita i guadagni nel breve. Dopo l’ultimo rialzo dei tassi di 25 punti base e con il Dollar Index a 100,42, la spinta rialzista immediata del metallo giallo si è arrestata. Storicamente, quando il Dollar Index si mantiene sopra quota 100, l’oro incontra forti venti contrari, registrando spesso correzioni del 3%–5% nelle settimane successive a una svolta restrittiva della banca centrale.
Con il Relative Strength Index in virata ribassista e in discesa, riteniamo che la vendita di opzioni call sopra la resistenza a 4.400 dollari rappresenti una strategia con alta probabilità di successo. In alternativa, i trader di breve possono acquistare opzioni put puntando al supporto giornaliero immediato a 4.322 dollari e alla media mobile semplice a 100 giorni a 4.319. Se questi livelli chiave dovessero cedere, le strutture storiche di mercato suggeriscono che sia altamente probabile un affondo più profondo verso la media mobile semplice a 50 giorni in area 4.295.
Fattori macro e domanda di oro di lungo periodo
Occorre monitorare anche i mercati petroliferi, dove i prezzi stanno scendendo per possibili svolte diplomatiche tra Stati Uniti e Iran. Un calo dei prezzi energetici potrebbe raffreddare temporaneamente le aspettative d’inflazione di breve periodo, dando alla Fed più margine per alzare i tassi dei 33 punti base già incorporati dai mercati monetari per fine anno. Questo contesto macro tende tradizionalmente a rafforzare il biglietto verde e a mantenere una pressione costante sugli asset privi di rendimento come il bullion.
Nonostante l’impostazione ribassista di breve, sconsigliamo posizioni short aggressive di lungo periodo per via della solida domanda sottostante. I dati del World Gold Council indicano che negli ultimi anni le banche centrali hanno acquistato oltre 1.000 tonnellate d’oro l’anno per diversificare le riserve, creando un forte “pavimento” strutturale per il metallo. Di conseguenza, eventuali discese marcate verso quota 4.000 dollari andrebbero considerate una primaria opportunità d’acquisto per opzioni rialziste con scadenze più lunghe.
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