Lo yen giapponese si è indebolito marginalmente rispetto al dollaro USA, ma ha sovraperformato il resto del G10 sui cambi incrociati, mentre i mercati valutavano il rischio di una gestione ufficiale del cambio. I commenti del governatore della Bank of Japan, Kazuo Ueda, hanno assunto un tono più hawkish, pur continuando a descrivere le condizioni finanziarie come “accomodanti”, un mix che ha sostenuto le aspettative di un ulteriore inasprimento.
L’ultimo flusso di dati dal Giappone è stato scarno: l’inflazione dei prezzi alla produzione di maggio si è attestata come previsto al 3,3% su base annua; ora l’attenzione si sposta sulla pubblicazione del CPI di Tokyo, attesa giovedì alle 19:30 ET, che corrisponde a venerdì ora locale. Su USD/JPY, Scotiabank ha segnalato una resistenza sopra 162, individuando al contempo un supporto di breve periodo intorno a 160 in vista del dato sull’inflazione.
Dinamiche di mercato e rischi di policy
Stiamo vedendo lo yen giapponese faticare contro il dollaro, avanzando verso livelli che attirano l’attenzione delle autorità. Sebbene il governatore della BoJ, Ueda, mantenga un tono hawkish, suggerendo che potrebbero arrivare rialzi dei tassi, il mercato continua a testare i limiti superiori. Questa tensione tra comunicazione di policy e azione dei prezzi crea un contesto complesso.
L’ampio differenziale dei tassi tra la Federal Reserve statunitense, ancora sopra il 5%, e il tasso di policy giapponese vicino allo zero resta il principale motore della forza del dollaro. Finché questo divario non si ridurrà in modo significativo, il percorso di minor resistenza per USD/JPY rimane al rialzo. I prossimi dati sul CPI di Tokyo saranno cruciali: una lettura dell’inflazione superiore alle attese aumenterebbe la pressione sulla BoJ affinché dia seguito alla sua postura più hawkish.
Va ricordato l’episodio degli interventi del 2024, quando il Ministero delle Finanze ha speso oltre 60 miliardi di dollari per difendere lo yen mentre il cambio superava quota 160. Questo precedente rende i trader estremamente cauti, poiché potrebbe verificarsi in qualsiasi momento un’inversione improvvisa e violenta di 3-5 yen. Il livello di 162, quindi, non è solo un riferimento tecnico ma anche una soglia psicologica.
Strategia e posizionamento in un contesto di incertezza
Alla luce di questa incertezza, riteniamo che detenere volatilità sia una strategia prudente per le prossime settimane. L’acquisto di opzioni consente di esporsi a un movimento ampio senza dover indovinare la direzione precisa, che si tratti di un breakout al rialzo o di un brusco calo innescato da un intervento. La volatilità implicita sulle opzioni sullo yen è elevata, riflettendo il nervosismo diffuso del mercato.
Per chi ha una view direzionale, vediamo maggiore valore in un posizionamento per un rafforzamento dello yen tramite strategie a rischio definito. Stiamo valutando l’acquisto di put spread su USD/JPY, che beneficerebbero di una discesa verso 160 ma limiterebbero le perdite nel caso in cui la previsione fosse errata e il cross continuasse a salire. È un modo prudente per scommettere sia su un seguito concreto della BoJ sia su un eventuale intervento del Ministero delle Finanze.
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