Lo yen si è rafforzato contro il dollaro USA mercoledì, trascinando USD/JPY in calo dello 0,39% a circa 153,40, con il cambio visto l’ultima volta intorno a 153,37. La domanda di JPY è aumentata mentre i mercati prezzavano una politica più restrittiva della Bank of Japan: un intervento da 25 punti base alla riunione di settembre è atteso portare il tasso di policy dall’1% all’1,25%, massimo da quasi 31 anni e dopo l’aumento di giugno. I rischi d’inflazione legati a prezzi del petrolio più elevati e a una valuta debole hanno mantenuto al centro la narrativa di tightening, mentre i decisori hanno lasciato margine a un ritmo non necessariamente limitato a un singolo rialzo da 25 punti base, con la possibilità di aumenti consecutivi.
Negli Stati Uniti, l’attenzione si sposta sugli indicatori d’inflazione, con il Producer Price Index e il Consumer Price Index destinati a orientare le aspettative in vista della riunione di settembre della Federal Reserve. Il CME FedWatch Tool mostra mercati che attribuiscono una probabilità di circa il 62% a un rialzo dei tassi da parte della Fed. Sul piano tecnico, USD/JPY resta sotto la SMA a 100 periodi a 154,92 e sotto la SMA a 200 periodi a 157,26, mentre l’RSI (14) si colloca vicino a 42; le resistenze sono individuate a 154,40, 155,29 e 157,26, con supporti a 152,89 e 152,27.
Implicazioni per le strategie con derivati
Con USD/JPY in scivolamento verso 153,40, riteniamo che i trader di derivati debbano prepararsi a una pressione ribassista persistente nelle prossime settimane. Un possibile rialzo dei tassi della Bank of Japan fino all’1,25% spingerebbe i tassi giapponesi ai livelli più elevati dal 1995, rafforzando strutturalmente lo yen. Raccomandiamo di impostare posizioni ribassiste, ad esempio acquistando opzioni put at-the-money o prossime all’at-the-money, per beneficiare di questo cambiamento nel quadro di politica monetaria.
Dal punto di vista tecnico, il cambio continua a essere fortemente “contenuto” dalla media mobile semplice a 100 periodi a 154,92 e dalla media a 200 periodi a 157,26. Suggeriamo di utilizzare spread ribassisti su call (short call spread) con strike appena sopra la resistenza a 154,40, così da incassare premio limitando il rischio di rialzo. Se il prezzo spot dovesse rompere al ribasso il supporto immediato a 152,89, i trader potrebbero valutare di incrementare posizioni short su futures puntando al livello di supporto più profondo a 152,27.
Prossimi catalizzatori di volatilità
Con il CME FedWatch Tool che al momento indica una probabilità del 62% per la prossima decisione di policy della Federal Reserve, le prossime pubblicazioni di CPI e PPI USA agiranno da catalizzatori chiave di volatilità. Consigliamo di coprire le esposizioni esistenti con straddle o strangle long in vista di questi rapporti sull’inflazione, per trarre profitto da movimenti bruschi e improvvisi in entrambe le direzioni. La volatilità implicita è probabile in aumento con l’avvicinarsi di questi dati cruciali e della riunione di settembre della Bank of Japan, rendendo particolarmente interessante l’acquisto anticipato di opzioni.
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