Lo yen giapponese ha ridotto i guadagni iniziali mercoledì, nonostante le indiscrezioni su un orientamento più “hawkish” della Bank of Japan e un dollaro USA più debole, mentre le tensioni in Medio Oriente hanno innervosito i mercati. USD/JPY scambiava intorno a 163,08, dopo essere sceso a un minimo intraday di 162,71. Secondo report che citano funzionari BoJ anonimi, i policymaker sarebbero aperti ad aumentare i tassi con una frequenza superiore a quella semestrale, avvertendo al contempo che una nuova fase di indebolimento dello yen potrebbe alimentare l’inflazione.
La coppia aveva toccato 163,24 martedì, il livello più alto dal 1986, mentre la forza del dollaro USA, i tassi relativamente bassi del Giappone e l’aumento dei prezzi del petrolio legato ai rischi di interruzione nello Stretto di Hormuz hanno messo sotto pressione la valuta in un’economia dipendente dall’energia importata. Con i rischi di intervento al centro dell’attenzione, la ministra delle Finanze Satsuki Katayama ha dichiarato che le autorità sono pronte ad agire se necessario. Separatamente, il Ministero delle Finanze ha suggerito che potrebbe incoraggiare i gestori di asset del settore pubblico ad aumentare le detenzioni di titoli di Stato giapponesi, potenzialmente sostenendo lo yen tramite flussi domestici; nel frattempo, Donald Trump ha avvertito l’Iran di possibili attacchi se dovesse prendere di mira la navigazione, dopo che le forze armate statunitensi hanno condotto l’undicesima notte consecutiva di raid sull’Iran.
Volatilità e strategie in opzioni per USD/JPY
Riteniamo che i trader sui derivati debbano prepararsi a una volatilità esplosiva sulla coppia USD/JPY nelle prossime settimane, mentre oscilla vicino ai minimi di quarant’anni in area 163,00. Considerate le due minacce rappresentate dall’intervento diretto delle autorità giapponesi sul mercato e dall’escalation delle tensioni in Medio Oriente, consigliamo l’acquisto di straddle USD/JPY a breve scadenza per beneficiare di movimenti bruschi in entrambe le direzioni. La volatilità implicita è destinata a salire, rendendo particolarmente interessanti le strategie in opzioni “long volatility” in questa fase.
Per coprirsi dal rischio di un improvviso crollo di USD/JPY causato da un intervento governativo, suggeriamo di detenere opzioni put out-of-the-money. Storicamente, il Giappone ha speso un record di 9,8 trilioni di yen (circa 62 miliardi di dollari) in operazioni di intervento a metà 2024, riuscendo a far scendere la coppia di oltre cinquecento pip nell’arco di pochi giorni. Con i funzionari giapponesi che tornano a segnalare un’azione imminente, una simile immissione di liquidità per diversi miliardi di dollari potrebbe innescare un forte e improvviso rally dello yen.
Coperture con strumenti su greggio e curva dei rendimenti
Poiché il Giappone importa oltre il 90% delle proprie risorse energetiche, raccomandiamo inoltre l’uso di derivati sul petrolio greggio per coprire le esposizioni valutarie. I futures sul Brent sono altamente sensibili ai raid militari in corso nei pressi dello Stretto di Hormuz, un passaggio strategico attraverso cui transita quotidianamente circa il 20% del petrolio mondiale. Proponiamo posizioni long su opzioni call sul Brent, poiché eventuali ulteriori interruzioni dell’offerta di greggio eserciterebbero una forte pressione sullo yen e spingerebbero USD/JPY ancora più in alto.
Infine, vediamo una forte motivazione per operare sui futures sui Japanese Government Bonds (JGB) e sui derivati della curva dei rendimenti. Con la Bank of Japan che segnala rialzi dei tassi più frequenti rispetto al tradizionale ritmo semestrale, i rendimenti domestici sono destinati a salire. Andare short sui futures JGB consentirà ai trader di capitalizzare questo cambiamento della politica monetaria, mentre la banca centrale cerca di contenere l’inflazione e difendere la valuta.
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