Lo yen si è indebolito nelle prime ore di venerdì dopo il rafforzamento durante la sessione USA di giovedì, quando USD/JPY è sceso sotto 158,00 ai minimi da metà maggio. La coppia è calata di circa il 3% in meno di un’ora prima di recuperare in parte, ma ha comunque chiuso in ribasso di quasi il 2,5%, mentre EUR/JPY ha perso l’1,9% e GBP/JPY circa l’1,7%. La banca centrale giapponese ha lasciato la politica invariata e ha ribadito i rischi legati al CPI, mantenendo al centro l’obiettivo di stabilità dei prezzi al 2% mentre le comunicazioni ufficiali indicavano un’inflazione “chiaramente sopra” il 2% dalla seconda metà dell’esercizio fiscale 2026. Separatamente, Nikkei ha riportato che il governo giapponese e la BoJ sarebbero intervenuti sul mercato FX e che gli USA avrebbero effettuato un “rate check”; il dollaro ha inoltre registrato la sua peggior seduta contro le valute G10 nel Dollar Index, in calo dell’1,01% dopo -0,52% di mercoledì, la flessione più marcata da aprile 2025.
Il Dollar Index ha poi toccato il livello più basso da metà giugno, pur mantenendosi sopra 100,00 nelle prime ore di venerdì dopo che i dati USA hanno mostrato una crescita del PIL all’1,5% contro attese per il 2,1%; l’inflazione core PCE è scesa al 3,3% su base annua a giugno dal 3,4% di maggio. Nel Regno Unito, la BoE ha mantenuto il Bank Rate al 3,75%, con tre membri del MPC favorevoli a un rialzo di 25 punti base contro sei per l’invarianza, e GBP/USD è salito di oltre lo 0,7%. In arrivo più tardi l’HICP preliminare di luglio dell’Eurozona e la lettura rivista di luglio del sentiment dei consumatori dell’Università del Michigan, mentre EUR/USD consolida sopra 1,1500; l’oro ha chiuso leggermente sopra 4.100 dollari, in rialzo di circa l’1%, prima di scendere sotto 4.070 dollari. Il WTI ha trattato poco sotto 81 dollari, in calo di circa il 2,3%, con segnalazioni di disagi alle spedizioni nello Stretto ma senza un blocco completo.
Volatilità dello yen, outlook sui tassi USA e strategie su derivati europei
Consigliamo ai trader di derivati di prepararsi a un’intensa volatilità sulle coppie in yen nelle prossime settimane, dopo la sospetta interventistica da diversi miliardi di dollari che ha spinto USD/JPY sotto 158,00. I dati storici del Ministero delle Finanze giapponese mostrano che i precedenti interventi unilaterali, come la spesa di 9,8 trilioni di yen nel 2024, offrono solo un sollievo temporaneo se non supportati da rialzi consecutivi dei tassi. Poiché la Bank of Japan ha mantenuto i tassi invariati ma ha segnalato rialzi più avanti nel 2026, raccomandiamo l’acquisto di opzioni put a breve scadenza su USD/JPY per cogliere ulteriore downside, coprendo al contempo con strategie di wide strangle per beneficiare delle forti oscillazioni di prezzo.
La deludente crescita del PIL USA all’1,5%, unita al raffreddamento del core PCE al 3,3%, suggerisce con forza che l’economia statunitense stia perdendo slancio. Questo rallentamento sta modificando le aspettative sui tassi, con i mercati dei future che ora prezzano una probabilità più elevata di tagli dei tassi più profondi da parte della Federal Reserve prima della fine dell’anno. Proponiamo operatività su future SOFR o l’acquisto di opzioni call su ETF del Treasury, poiché i rendimenti obbligazionari hanno un’elevata probabilità di scendere ulteriormente in risposta a questi deboli dati di crescita.
Con la Bank of England ferma al 3,75% ed EUR/USD solido sopra 1,1500, i derivati valutari europei offrono interessanti opportunità di trend following. Poiché il governatore della BoE Andrew Bailey ha avvertito che i rischi di inflazione di “secondo round” potrebbero aggiungere 0,5 punti percentuali verso fine 2026, le opzioni sulla sterlina resteranno molto sensibili ai prossimi dati sull’inflazione. Privilegiamo posizioni long su GBP/USD ed EUR/USD attraverso bull call spread a rischio limitato per capitalizzare sull’indebolimento del dollaro USA senza restare esposti a improvvise inversioni legate a fattori geopolitici.
Strategie su oro e materie prime in un contesto macro in evoluzione
L’attuale fase di consolidamento dell’oro in area 4.070 dollari, leggermente sotto il recente picco a 4.100 dollari, rappresenta un punto d’ingresso strategico per i trader di materie prime. Gli acquisti di oro da parte delle banche centrali restano un potente pilastro di supporto, con acquisti netti del settore ufficiale storicamente superiori a 1.000 tonnellate metriche annue, una tendenza che continua a proteggere il metallo da correzioni profonde. Raccomandiamo l’utilizzo di opzioni call a lunga scadenza sui future dell’oro, poiché le persistenti tensioni geopolitiche e un Dollar Index in calo probabilmente spingeranno il metallo prezioso verso nuovi massimi storici.
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