L’inflazione in Romania ha mostrato un primo segnale di rientro a luglio, con il CPI headline sceso all’8,2% su base annua dal 10,4%, il livello più basso da metà 2025. La dinamica è stata attribuita soprattutto a effetti base, mentre l’andamento mese su mese è stato descritto come privo di evidenze chiare di un rallentamento. In quest’ottica, la disinflazione è attesa proseguire, ma la Banca Nazionale di Romania viene considerata difficilmente propensa ad avviare tagli dei tassi prima dell’inizio del 2027.
In tutta l’Europa centrale e orientale, l’attenzione resta concentrata sui mercati core e sulla geopolitica dopo un brusco sell-off dei tassi legato alle tensioni USA–Iran, successivamente stabilizzato da segnali di negoziati. Anche dopo il sollievo, il pricing di mercato è rimasto hawkish: per la Repubblica Ceca erano prezzati quasi tre rialzi, mentre per la Polonia due. Rendimenti più elevati sono stati descritti come una protezione per il cambio, con attese di recupero per corona ceca e zloty, mentre il fiorino ungherese era destinato a rimanere sotto pressione per timori legati alla fornitura energetica domestica.
Tassi in Romania e posizionamento tattico
Suggeriamo ai trader su derivati di posizionarsi per uno scenario “higher-for-longer” in Romania, dove l’inflazione è scesa recentemente all’8,2% ma le pressioni di fondo restano appiccicose. Poiché la Banca Nazionale di Romania è altamente improbabile che tagli il tasso di riferimento dall’attuale 6,50% prima dell’inizio del 2027, pagare fisso sugli interest rate swap in lei romeni (RON) a 1 anno e 2 anni appare particolarmente interessante. Questo calo dell’inflazione headline guidato dagli effetti base non innescherà un allentamento monetario anticipato, rendendo troppo rischiose nelle prossime settimane le posizioni receiver sul tratto corto in Romania.
Rialzi in Europa centrale, trade FX e opportunità di mercato
Al contrario, riteniamo che i mercati abbiano reagito in modo eccessivo alle recenti tensioni geopolitiche prezzando troppi rialzi dei tassi per Polonia e Repubblica Ceca. Con i mercati swap cechi che prezzano quasi tre rialzi e la Polonia due, ricevere fisso sugli interest rate swap a 2 anni in corone ceche (CZK) e zloty polacchi (PLN) è un’operazione sensata man mano che queste attese hawkish si ridimensionano. I dati storici relativi a passati shock energetici e geopolitici mostrano che questi picchi iniziali dei rendimenti nell’area CEE sono di solito eccessivi e tendono a rientrare rapidamente.
Per i derivati FX, raccomandiamo di andare long su CZK e PLN contro fiorino ungherese (HUF) tramite contratti forward. Mentre le valute ceca e polacca beneficeranno del cuscinetto di rendimento elevato, il fiorino resta vulnerabile ai problemi locali di approvvigionamento energetico, con l’HUF debole in area 398 per euro. Questa divergenza di rendimento implica che CZK/HUF e PLN/HUF sono orientati al rialzo, mentre il capitale cerca asset percepiti come più sicuri e con rendimenti più elevati nella regione.
È necessario monitorare da vicino il volatile canale diplomatico USA-Iran, poiché un’eventuale escalation improvvisa potrebbe spingere temporaneamente ancora più in alto i rendimenti CEE. Tuttavia, i livelli attuali dei tassi offrono già un ampio buffer, con lo swap a 2 anni della Polonia in area 5,30%, rendendo costoso per gli investitori mantenere posizioni short di valuta. Sfruttare ora questi rendimenti gonfiati consentirà ai trader di catturare premio prima che il mercato si riallinei inevitabilmente verso traiettorie più neutrali delle banche centrali.
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