Il dott. Marco Wagner di Commerzbank utilizza un Central Bank Pressure Index (CBPI), costruito a partire dall’analisi tramite intelligenza artificiale delle dichiarazioni dei politici, per misurare la pressione politica sulla Banca centrale europea (BCE). L’indicatore segnala ricorrenti tentativi da parte di esponenti politici di primo piano di influenzare la BCE, con una pressione che in passato si è intensificata durante la crisi finanziaria e, soprattutto, la crisi del debito sovrano, quando le richieste erano rivolte alla banca centrale da più fronti anziché da un singolo protagonista.
Negli anni più recenti, nonostante lo stress fiscale dovuto alla pandemia di COVID-19 e lo shock dei prezzi energetici legato alla guerra in Ucraina, le richieste alla BCE sono state scarse. Ciò ha coinciso con l’avvio del Pandemic Emergency Purchase Programme (PEPP) e del pacchetto Next Generation EU (NGEU) da 750 miliardi di euro finanziato tramite debito comune, sebbene il PEPP sia ora in fase di dismissione e l’NGEU sia nella fase finale. Con rendimenti più elevati, i costi per interessi sono aumentati e il consolidamento è stato limitato; il debito è già al 120% del PIL in Francia e al 130% in Italia, con rapporti destinati a continuare a salire: un contesto che potrebbe nuovamente politicizzare la politica monetaria e vincolare la BCE.
Crescente pressione politica e aumento delle tensioni fiscali
Mentre ci muoviamo verso la fine dell’estate 2026, l’aumento della pressione politica sulla Banca centrale europea sta creando un contesto altamente volatile per il debito dell’area euro. Con il rapporto debito/PIL della Francia in salita verso il 115% e quello dell’Italia vicino al 140%, i politici spingono sempre più la BCE a mantenere bassi i tassi di interesse per alleggerire i costi di finanziamento. Riteniamo che questo attrito crescente metterà duramente alla prova l’indipendenza della banca centrale nelle prossime settimane, soprattutto mentre i rischi di inflazione restano presenti.
Le reti di sicurezza che in precedenza avevano calmierato i mercati, come il Pandemic Emergency Purchase Programme (PEPP) e il fondo Next Generation EU, sono ormai esaurite o agli sgoccioli. Senza questi cuscinetti, il mercato del debito sovrano è altamente esposto, in particolare mentre la Francia fatica con un disavanzo di bilancio che resta ben al di sopra del limite UE del 3%. Questo rende i rendimenti obbligazionari europei molto sensibili a qualsiasi retorica “hawkish” proveniente da Francoforte.
Implicazioni per i trader e il posizionamento di mercato
Per i trader di derivati, raccomandiamo di posizionarsi per una volatilità più elevata acquistando opzioni sui futures Euro-Bund. Lo spread tra OAT francesi e Bund tedeschi, che durante i recenti stalli politici è balzato verso gli 80 punti base, è verosimilmente destinato ad ampliarsi di nuovo con l’aumento delle pressioni fiscali. L’utilizzo di interest rate swap per pagare tasso fisso sul debito dell’Europa meridionale può inoltre aiutare a coprirsi da improvvisi picchi del rischio sovrano.
Ci aspettiamo anche che l’euro subisca pressioni al ribasso, poiché le interferenze politiche rendono meno chiaro il percorso di politica monetaria della BCE. I trader dovrebbero valutare l’acquisto di opzioni put out-of-the-money su EUR/USD per proteggersi da un calo improvviso della valuta. La volatilità implicita sulle opzioni valutarie sull’euro resta relativamente a buon mercato, rendendo questa configurazione rischio/rendimento interessante per le prossime settimane.
Storicamente, durante la crisi del debito sovrano del 2011, la tensione politica ha portato a brusche oscillazioni inattese nelle aspettative sui tassi dell’area euro. Oggi, la nostra analisi delle dichiarazioni politiche suggerisce che il mercato stia sottovalutando il rischio di uno scontro politico. Un posizionamento sui futures Euribor a breve termine per intercettare repentini cambiamenti nelle aspettative di taglio dei tassi offre un’eccellente opportunità tattica mentre la BCE cerca di difendere la propria autonomia.
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