L’Indice del Dollaro USA ha chiuso la settimana intorno a 99,00, stabile dopo aver recuperato parte del terreno perso in seguito alla pubblicazione di giovedì sull’inflazione. L’attenzione ora si sposta sulla decisione della Federal Reserve di mercoledì, dove i mercati propendono per un rialzo di 25 pb che porterebbe il corridoio obiettivo al 4,00% dal 3,75%, dopo un dato dell’Indice dei Prezzi al Consumo di agosto in cui l’inflazione core si è attestata sopra le attese. Il Canada pubblica l’inflazione di agosto lunedì insieme ai dati sull’attività cinese, mentre il report sul mercato del lavoro del Regno Unito e l’indagine ZEW della Germania seguono martedì; mercoledì arrivano anche il CPI del Regno Unito e le vendite al dettaglio USA, prima delle proiezioni della Fed e della conferenza stampa. La Bank of England è attesa giovedì e la Bank of Japan venerdì, mentre sono previsti interventi di esponenti della BCE, inclusa Christine Lagarde; la Nuova Zelanda pubblica il PIL del secondo trimestre e giovedì parlerà la governatrice della RBA, Michele Bullock. Le tensioni geopolitiche attorno all’Iran e allo Stretto di Hormuz restano un fattore di rischio per i mercati energetici.
Movimenti delle principali coppie valutarie
EUR/USD ha terminato intorno a 1,1590, con i dati dell’Eurozona limitati all’inflazione finale, alla produzione industriale e allo ZEW. GBP/USD è rimasto vicino a 1,3525, con la disoccupazione britannica vista al 5,0% e il CPI core al 2,7%, in vista di una BoE attesa in pausa al 3,75% con circa tre membri previsti dissenzienti. USD/JPY era vicino a 153,70 mentre i mercati si attendono una mossa della BoJ verso l’1,25%, mentre AUD/USD oscillava intorno a 0,7170. Il WTI trattava vicino a 100 dollari dopo un calo superiore al 3%, e l’oro era vicino a 4.350 dollari.
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