L’US Dollar Index (DXY) si è mantenuto in area 100,90 dopo che i Nonfarm Payrolls di giugno sono aumentati di 57.000 unità e maggio è stato rivisto a 129.000 da 172.000, segnalando un indebolimento del ritmo delle assunzioni. Il tasso di disoccupazione è sceso al 4,2%, mentre la partecipazione alla forza lavoro è calata al 61,5% e la crescita dei salari orari medi è rimasta solida a +0,3% m/m e +3,5% a/a. EUR/USD è salito dello 0,5% a 1,1430 grazie al dollaro più debole; Eurostat ha indicato il tasso di disoccupazione dell’area euro al 6,2% a maggio, invariato rispetto ad aprile. Nell’UE, la disoccupazione si è attestata al 5,9%, stabile sul mese e in calo dal 6,0% di maggio 2025.
GBP/USD è stato scambiato vicino a 1,3350, mentre USD/JPY è sceso di quasi l’1% a circa 161,10, con i rendimenti dei Treasury in calo dopo i dati USA. AUD/USD si è rafforzato in area 0,6920 in vista dei PMI finali S&P Global composito e servizi di giugno in Australia, dopo le letture flash di 49,8 e 49,9, e con il RatingDog Services PMI cinese atteso dopo il 54,4 di maggio. Tra le materie prime, il WTI è rimasto a 68,60 dollari al barile e l’oro è salito a 4.124 dollari.
Prospettive della Federal Reserve e volatilità di mercato
Considerato il marcato rallentamento emerso dal report sul lavoro USA, riteniamo che la Federal Reserve sarà costretta ad abbandonare la sua traiettoria “hawkish”. Il pricing dei fed funds futures si è adeguato di conseguenza: il CME FedWatch Tool indica ora una probabilità inferiore al 5% di un rialzo dei tassi nel prossimo trimestre, in calo da oltre il 30% di appena una settimana fa. Questa svolta implica la necessità di aspettarsi una maggiore volatilità di mercato, rendendo interessanti posizioni long volatilità su indici come l’S&P 500.
L’US Dollar Index è avviato verso una fase di debolezza prolungata, man mano che viene meno il vantaggio relativo sui tassi. Il calo del rendimento del Treasury decennale — sceso di oltre 15 punti base immediatamente dopo i dati sul lavoro — conferma questo trend. Ci posizioniamo acquistando opzioni put su ETF legati al dollaro per beneficiare di ulteriori ribassi nelle prossime settimane.
Strategie su valute e materie prime
Vediamo l’euro come uno dei principali beneficiari della discesa del dollaro, sostenuto da un mercato del lavoro dell’area euro resiliente, con la disoccupazione stabile al 6,2%. Al contrario, il potenziale di rialzo della sterlina appare limitato dall’incertezza persistente sulla politica della Bank of England. Di conseguenza, preferiamo acquistare opzioni call su EUR/USD piuttosto che assumere una posizione analoga su GBP/USD.
La discesa di USD/JPY sotto 161,10 è significativa, ma il rischio di intervento da parte delle autorità giapponesi resta estremamente elevato. Ricordiamo l’improvviso e marcato apprezzamento dello yen dopo le azioni del Ministero delle Finanze a fine 2022, quando il cross trattava su livelli inferiori rispetto a quelli attuali. L’acquisto di opzioni call su JPY è una strategia prudente per posizionarsi in vista di un movimento improvviso simile, limitando al contempo il rischio.
Con l’indebolimento del dollaro e il calo delle aspettative sui tassi, l’oro a 4.124 dollari si trova in un trend rialzista robusto. L’azione dei prezzi conferma un breakout rilevante e stiamo valutando spread di opzioni call per continuare a sfruttare questo momentum. Restiamo più cauti sul petrolio WTI, poiché le preoccupazioni per un rallentamento della crescita economica USA potrebbero presto superare il supporto geopolitico e limitare eventuali rialzi.
Il dollaro australiano beneficia della debolezza del biglietto verde, ma il suo percorso dipende in larga misura dai dati provenienti dalla Cina. Il prossimo RatingDog Services PMI sarà cruciale: una lettura forte sopra 54 potrebbe spingere AUD/USD ulteriormente al rialzo. Rimandiamo l’apertura di nuove posizioni sull’Aussie finché tale dato non offrirà un quadro più chiaro della forza economica regionale.
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