L’Indice del Dollaro scivola verso quota 100, mentre dati sull’inflazione USA più deboli rafforzano le scommesse su una pausa della Fed

by VT Markets
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Jul 16, 2026

Il dollaro statunitense si è indebolito, con l’US Dollar Index (DXY) tornato a muoversi verso 100,00 dopo che i dati di giugno su CPI e PPI, più morbidi del previsto, hanno indicato una lettura mensile più bassa del core PCE e una minore pressione sulla Federal Reserve per un ulteriore irrigidimento della politica monetaria. Le pubblicazioni su CPI e PPI implicano che il deflatore core PCE dovrebbe aumentare di circa lo 0,2% a giugno, riducendo il tasso annuo al 3,3%. L’attenzione del mercato si concentra ora sul fatto che questo raffreddamento dell’inflazione di fondo mantenga la Fed in pausa quest’anno, uno scenario che ha coinciso con un rinnovato indebolimento del dollaro.

I segnali di policy sono stati contrastanti. Le dichiarazioni del presidente della Fed Kevin Warsh sono state interpretate come dovish nel contesto dei rischi inflazionistici di breve periodo legati a un’impennata degli investimenti in conto capitale connessi all’AI, mentre la governatrice della Fed Lisa Cook ha affermato di essere pronta ad agire se la disinflazione non dovesse riprendere, aggiungendo però che il FOMC può prendersi il tempo necessario per valutare i dati in arrivo e quanto restrittiva sia la politica monetaria. Separatamente, Warsh ha anche evidenziato una visione di medio-lungo periodo secondo cui l’AI potrebbe aumentare l’offerta e risultare disinflazionistica.

Strategie su derivati in un contesto di debolezza del dollaro

Riteniamo che i trader in derivati debbano prepararsi a un periodo prolungato di debolezza del dollaro USA mentre l’US Dollar Index (DXY) mette alla prova il cruciale livello di supporto a 100,00. I recenti dati di giugno su CPI e PPI suggeriscono che l’indicatore d’inflazione preferito dalla Federal Reserve, il core PCE, scenderà a un tasso annuo del 3,3%. Di conseguenza, raccomandiamo l’acquisto di opzioni put a breve scadenza sul DXY oppure l’impostazione di posizioni long sulle principali coppie valutarie.

Poiché i policymaker stanno minimizzando l’impatto inflazionistico dei massicci investimenti in AI, il rischio di ulteriori rialzi dei tassi è estremamente basso. Suggeriamo di operare sui future SOFR (Secured Overnight Financing Rate) per posizionarsi su tassi destinati a rimanere fermi o a scendere. Storicamente, quando gli indicatori mensili d’inflazione aumentano solo dello 0,2%, le curve dei rendimenti tendono a irripidirsi e supportano posizioni long sui future dei Treasury a breve scadenza.

Opzioni FX e approcci di copertura

Sul fronte dei derivati valutari, privilegiamo l’acquisto di opzioni call su EUR/USD con target intorno a 1,1100-1,1200 nelle prossime settimane. I cicli di mercato passati, come la fase di ribasso di fine 2023 quando il DXY scese a 100,60, mostrano che la violazione di questi supporti psicologici può innescare vendite rapide. Vediamo inoltre valore nell’utilizzo di butterfly spread su opzioni FX per beneficiare di un declino graduale e ordinato, più che di una volatilità estrema.

Tuttavia, dobbiamo restare consapevoli dei membri della Fed che avvertono che interverranno se la disinflazione dovesse arrestarsi. Per coprirci da impennate inattese nei prossimi dati macroeconomici, dovremmo mantenere una piccola quota del portafoglio in opzioni call su USD a basso costo, out-of-the-money. Questa strategia consente di catturare il trend dominante di indebolimento del dollaro, proteggendo al contempo il capitale da improvvisi cambi di rotta della politica monetaria.

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