L’Indice del Dollaro USA ha scambiato appena sotto 99,50, in calo dello 0,26%, dopo aver fallito sulla sua EMA a 200 giorni, nonostante una seduta che ha incluso attacchi USA contro lanciatori iraniani sull’isola di Larak, petrolio in rialzo di oltre il 2% e rendimenti più alti lungo tutta la curva. I mercati hanno anche riprezzato le prospettive di politica monetaria: le probabilità di un rialzo della Federal Reserve a settembre sono salite a circa il 60% dal ~35% prima del discorso di venerdì a Jackson Hole. Tuttavia il movimento dei tassi è stato globale più che guidato dagli USA, con i costi di finanziamento dell’area euro e del Giappone ai massimi da anni; il rendimento biennale giapponese ha toccato un massimo a 31 anni, mentre i biennali tedesco e francese hanno raggiunto i livelli più elevati dal 2024, e i rendimenti più lunghi dell’area euro si sono spinti su livelli che non si vedevano da oltre quindici anni mentre il greggio trattava sopra 85,00 dollari.
La composizione dell’indice ha rafforzato la pressione: l’euro pesa circa il 58% del DXY e lo yen il 14%, mentre i mercati prezzano un rialzo della Bank of Japan a settembre vicino all’84%. La Banca Centrale Europea si riunisce il 9–10 settembre prima della decisione della Fed del 16 settembre, e il Giappone segue il 18 settembre. Il minimo di agosto del DXY in area 98,50 è arrivato dopo l’ampliamento dei buyback sui Treasury a lunga scadenza il 19 agosto; il rendimento del trentennale ha toccato un massimo a 19 anni a metà agosto, e l’oro si è avviato verso il miglior mese da gennaio. I dati USA di questa settimana includono l’ISM manifatturiero alle 14:00 GMT con “prezzi pagati” attesi a 72 contro 71,1 precedente, il dato ADP alle 12:15 GMT atteso a 47K, l’ISM servizi “prezzi pagati” a 70,3 nell’ultima lettura, e il report sul lavoro di venerdì alle 12:30 GMT con payrolls stimati a 58K dopo una contrazione di 23K, disoccupazione al 4,1% e salari a 0,3% m/m contro 0,1%. Livelli tecnici: resistenza in area 99,75 sulla EMA a 200 giorni, poi la EMA a 50 giorni vicino a 100,00 e 100,50; supporto intorno a 99,40, poi 99,00 e 98,50, con Stoch RSI vicino a 30 e invalidazione su chiusura giornaliera sopra 100,00.
Rigetto tecnico e prospettive di debolezza del dollaro
Osserviamo un netto rigetto tecnico per l’US Dollar Index (DXY), che fatica a mantenersi sopra 99,50, fallendo proprio sulla media mobile esponenziale a 200 giorni. Nonostante una forte escalation geopolitica in Medio Oriente e il petrolio oltre 85 dollari al barile, il biglietto verde non riesce ad attirare flussi “safe haven”. Questa dinamica di prezzo, significativa, suggerisce di posizionarsi per un’ulteriore debolezza del dollaro nelle prossime settimane.
Il problema è che le pressioni inflazionistiche globali legate all’aumento dei costi energetici stanno costringendo tutte le principali banche centrali a diventare più “hawkish” contemporaneamente. Storicamente, quando il petrolio accelera come fece a fine 2023, quando il Brent si avvicinò a 95 dollari, i rendimenti obbligazionari globali salgono di pari passo, neutralizzando il vantaggio di rendimento della Federal Reserve. Con i rendimenti dei titoli giapponesi a due anni recentemente ai massimi da 31 anni e quelli europei in forte rialzo, il dollaro semplicemente non riesce a sovraperformare i principali peer.
Va ricordato che euro e yen rappresentano oltre il 72% del paniere DXY. Poiché BCE e Bank of Japan affrontano aspettative di rialzo dei tassi per settembre molto più marcate rispetto alla Fed, il dollaro risulta penalizzato sul piano fondamentale. Ci aspettiamo che i dati dell’inflazione dell’area euro di questa settimana consolidino questa tendenza, rendendo molto interessanti posizioni long sull’euro.
Flussi verso l’oro e strategie operative
Inoltre, il recente minimo di agosto del dollaro in area 98,50 è stato innescato dai buyback sui Treasury, a conferma che rendimenti più alti sono un segnale di forte offerta di debito più che di solidità economica. Storicamente, quando il rendimento del trentennale USA ha raggiunto i precedenti massimi pluridecennali intorno al 5,05% nell’ottobre 2023, lo slancio rialzista del dollaro si è poi esaurito sotto il peso dei deficit fiscali. Questa dinamica si comporta più come un rischio di credito, impedendo al dollaro di agire come tradizionale bene rifugio.
Invece di comprare dollari, i capitali si stanno spostando sull’oro, che è avviato verso la migliore performance mensile da gennaio. In periodi simili di pressioni stagflazionistiche e tensioni geopolitiche, come nella primavera del 2024 quando l’oro superò 2.400 dollari, i metalli preziosi hanno sovraperformato in modo consistente le valute fiat. Conviene esprimere questa “flight to safety” acquistando opzioni call sull’oro piuttosto che inseguire rialzi dell’USD.
Per i trader su derivati, proponiamo di vendere l’upside del DXY acquistando opzioni put con target sul minimo di agosto a 98,50. In alternativa, l’acquisto di opzioni call EUR/USD out-of-the-money in vista della riunione BCE del 9 settembre offre un ottimo rapporto rischio/rendimento. Eventuali rimbalzi verso la EMA a 50 giorni in discesa vicino a 100,00 andrebbero trattati come un’opportunità privilegiata per posizioni short, mantenendo un livello di invalidazione stretto appena sopra tale soglia.
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